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Portale dell'Associazione Rete L'ABUSO | Home » il-punto-della-rete-labuso » Condannato a 6 anni e 4 mesi dal tribunale italiano, la chiesa assolve don Mauro Galli

Condannato a 6 anni e 4 mesi dal tribunale italiano, la chiesa assolve don Mauro Galli

Ecco a cosa si riduce la reale tolleranza zero di Papa Francesco

Francesco Zanardi by Francesco Zanardi
25 Novembre 2020
in Il punto della Rete L'ABUSO
Reading Time: 3 mins read
A A
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Fu condannato in primo grado dal Tribunale di Milano a sei anni e quattro mesi, ma viene assolto in prima istanza dal tribunale della chiesa Lombarda e resta prete.

Se non fosse per i giudizi opposti dei due tribunali (Italiano e Vaticano), il fatto che la chiesa abbia assolto anche don Mauro Galli che semplicemente aggiungiamo alla lunga lista di casi analoghi con Luciano Massaferro, Vincenzo Calà Improtta, Felix Cini, Paolo Turturro e via dicendo, la cosa ormai non stupirebbe più di tanto.

Certo il fatto che persone condannate dallo Stato italiano per pedofilia, vengano poi assolte per quegli stessi fatti da un tribunale canonico e rimessi nelle parrocchie con così tanta frequenza per giunta, stimola una serie di riflessioni.

Anche se pur vero che i due tribunali si basano su due differenti parametri di giudizio – in quello italiano è il crimine contro la persona (la vittima), in quello canonico invece l’offesa a Dio con l’atto impuro di entrambi – pare che questo risultato non sia contrario alla sola legge italiana, ma pure a quella di Dio in quanto la stessa definitiva assoluzione del Galli da parte del tribunale della chiesa non gli rende affatto giustizia.

120315246 6386360668055714 969137281163181658 oÈ lo stesso don Galli che a processo davanti ai giudici ammette di aver dormito in canonica nello stesso letto (malgrado ce ne fossero altri) con l’allora 15enne Alessandro Battaglia, ed è lo stesso avvocato della diocesi Mario Zanchetti (membro della commissione diocesana per la tutela dei minori ma in questo caso difensore del Galli) a criticare in sede processuale il comportamento del suo stesso assistito definendolo “grave”. Ma nei fatti, per la chiesa don Galli è scagionato, moralmente innocente, quindi da reintegrare in qualche parrocchia dopo l’intervento dei termini prescrittivi imminenti che bloccheranno forse anche l’appello.

In questi ultimi periodi – almeno da quanto apprendiamo dalla stampa – la chiesa avrebbe posto in essere una serie di iniziative che arrivano fino alle parrocchie, volte alla prevenzione. Dal vademecum della CEI alle ultime linee guida della Santa Sede.

Tutte iniziative che vediamo con molta perplessità perché la scienza medica insegna che la pedofilia non è una malattia, ma una grave devianza della personalità dalla quale non si guarisce, che il profilo del pedofilo è equiparabile a quello dei killer seriali ovvero di persone che vanno monitorate perché statisticamente portate a reiterare il crimine.

Ora, è pur vero che chi ha commesso questi abusi per la chiesa potrà non essere colpevole dell’offesa a Dio sulla base del suo stesso principio processuale – il 6° comandamento del decalogo – tuttavia, nei fatti è comprovato dal tribunale italiano che queste persone hanno abusato di minori e rimetterle in parrocchia – anche se la chiesa li ha assolti – non solo rende inutili le iniziative preventive poste in essere dalla chiesa stessa, ma rende sempre meno credibile il presunto sforzo della stessa in favore delle vittime e della prevenzione e della stessa trasparenza, quando controcorrente alle più elementari logiche preventive mette persone le cui tendenze sono conclamate, ancora a contatto con altri minori.

Francesco Zanardi

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Mons. Delpini tentò di insabbiare l’abuso sessuale di don Mauro Galli: Papa Francesco fino a quando potrà ignorare il caso?

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Sopravvissuto agli abusi sessuali di un sacerdote, dal 2010 mi batto perchè non accada ad altri. Potevo ma non mi sono sentito di fare il giornalista, ho preferito rimanere un umile blogger, che vuole vivere degnamente la propria vita, illuminato dalla luce di una nobile causa. Fondatore e Presidente dell'unica Rete italiana di sopravvissuti agli abusi del clero, Rete L'ABUSO, riconosciuta dalle Nazioni Unite di Ginevra. Tra i fondatori di ECA Global, oggi presente in 42 paesi in quattro continenti.

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.