Un prete attacca le vittime: ma perché?

Ancora una volta. Ma quante volte ancora? Le pugnalate alle spalle fanno male, ogni volta la ferita si riapre. Tu che leggi, riesci ad immedesimarti in una vittima di prete pedofilo? Riesci ad immedesimarti in un familiare di una vittima? Forse no, sicuramente no. Non puoi avere idea di quanto la ferita sia profonda.

Ricevere “quella” mail lapidaria: una sola frase. “VI DA FASTIDIO ANCHE METER?

È una mail indirizzata a Rete L’ABUSO, in risposta ad un articolo pubblicato poco prima. Ma non è una mail qualunque, è scritta da un sacerdote. Quelle cinque parole e la sua firma, nulla più.

“ANCHE” presuppone che alle vittime dia fastidio “altro”. Eh sì, evidentemente per questo sacerdote le vittime, cioè quei bambini o ragazzini abusati (=violentati) dai sacerdoti cattolici, dovrebbero stare zitte e buone, far finta di nulla, stare male e basta, così, gratuitamente, senza alcuna colpa… e invece le vittime qualche volta trovano il coraggio di parlare, di denunciare, di esprimere tutto il loro dolore e disperazione. Ed è a quel punto che la Chiesa le allontana, in mille modi, ma ogni vicenda sembra un copione, una storia che si ripete. L’Associazione Rete L’ABUSO le supporta, le sostiene, le accompagna. Cosa c’è di sbagliato o di scandaloso a denunciare? Non è forse scandaloso e terribile essere chi ABUSA, ovvero il prete? È questo che bisogna tacere? Quanta ipocrisia in quell’ “anche”.

Questo prete ha mai parlato con una vittima? Ha mai vissuto con qualcuno che ha più volte tentato di suicidarsi perché il dolore e la disperazione erano troppo grandi?

Un prete che ha il coraggio di scrivere che alle vittime “dà fastidio” lo sporco che c’è nella chiesa, impressionante! A lui invece va bene così?

Perché, se non è ancora chiaro, è bene chiarire. NON SONO LE VITTIME CHE ATTACCANO LA CHIESA, bensì il contrario: È LA CHIESA CHE ATTACCA LE VITTIME E SI SCHIERA CON IL PRETE PEDOFILO.

Questo accade praticamente sempre, soprattutto quando la vittima trova il coraggio di denunciare e si arriva al processo in Tribunale.

Come cattolica, praticante, mamma di una vittima di un prete pedofilo, non posso tacere. Quando ho conosciuto, qualche anno fa, questa Associazione, ho fatto subito una domanda a Francesco Zanardi: “Guardi che io sono credente e voglio continuare ad esserlo. Se questo è un problema, o se la finalità dell’Associazione è un attacco alla Chiesa cattolica, io non posso e non voglio farne parte”.

Alle rassicurazioni hanno fatto seguito i fatti concreti di ogni giorno, e in un tempo ragionevolmente breve ho avuto la possibilità di sentirmi assolutamente a mio agio, compresa e accolta, tanto da ricevere la proposta di far parte dei Soci Volontari attivi, e di scrivere la biografia di Francesco Zanardi. La mia Fede non è stata giudicata o intaccata in alcun modo, ma ho scelto di non chiudere gli occhi. Nella Chiesa il Male è tanto, quel Male che percepisci in OGNI racconto di ogni vittima, quel Male che viene tollerato e coperto dalle gerarchie ecclesiastiche nonostante i proclami di cambiamento che vengono sbandierati dalla stampa che non approfondisce. È questo il Male che “dà fastidio” (per usare le parole di quel sacerdote) alle vittime, non la Chiesa stessa o la Fede.

È un sogno sperare che un giorno i preti non pedofili si prendano cura delle vittime, accolgano il loro dolore e prendano posizione denunciando i loro “colleghi” che compiono reati?

È un sogno sperare che non vi siano più Parrocchie che organizzano fiaccolate in sostegno del prete pedofilo passando sotto le finestre della vittima?

Non si può tacere. Scegliere di chiudere gli occhi o di girarsi dall’altra parte, così come schierarsi dalla parte del prete a priori, fa male a tutti. Gesù Cristo ha parlato di macina al collo, non si può cancellare questa pagina di Vangelo.

Cristina Balestrini