Germania, operazione trasparenza degli ordini religiosi che ammettono l’esistenza di 1.412 vittime di abusi

Città del Vaticano – L’operazione trasparenza sulla dolorosa piaga degli abusi sessuali commessi da religiosi su minori, in Germania, sta andando avanti e stavolta ha portato alla divulgazione di una vasta ricerca pubblicata dalla diocesi di Bonn e resa pubblica dalla agenzia cattolica KNA. Secondo questo studio almeno 654 membri di 392 ordini religiosi hanno commesso abusi. Una mossa all’insegna della trasparenza iniziata diversi anni fa con l’obiettivo di recuperare credito presso l’opinione pubblica tedesca.

Una operazione simile in Italia sarebbe semplicemente impensabile vista la trasparenza quasi inesistente a livello diocesano. Al momento non si conoscono nemmeno i numeri complessivi dei sacerdoti condannati dai tribunali ecclesiastici nell’arco degli ultimi vent’anni. Le vittime italiane – raggruppate nell’associazione Rete l’Abuso – non smettono di sottolineare la scarsa limpidezza della Chiesa italiana nell’affrontare il fenomeno con l’opinione pubblica.

La ricerca diffusa in Germania ha conteggiato 1.412 tra bambini e adolescenti vittime di abusi sessuali, secondo i risultati del sondaggio effettuato su 392 ordini. Una operazione del genere non era mai stata tentata prima.

L’80 per cento (1.131) delle vittime sono maschi e circa il 20 per cento (281) femmine. La presidente della Conferenza tedesca dei superiori cattolici (DOK), Katharina Kluitmann, ha dichiarato che i numeri non sono precisi, perchè vi sarebbe un numero non calcolabile di casi non denunciati. La suora francescana ha aggiunto che le vittime hanno sofferto tantissimo per il modo in cui sono state trattate dai responsabili degli ordini religiosi, spesso per non fare scoppiare scandali. «Ce ne rammarichiamo profondamente e riconosciamo ancora una volta il nostro fallimento», ha detto.

L’anno scorso il questionario è stato inviato ai responsabili degli ordini religiosi. Hanno risposto al sondaggio 291 ordini su 392. In alcuni casi si tratta di episodi lontani nel tempo, tanto che l’80% delle persone accusate di abusi nel frattempo sono morte. Oltre ai 654 religiosi colpevoli di abusi ci sono anche 58 membri del personale ad essere stati accusati.

Negli anni passati la Conferenza episcopale tedesca ha condotto una analoga ricerca su tutte le diocesi tedesche esaminando 38.156 fascicoli e raggruppando informazioni su 3.677 vittime e 1.670 ecclesiastici accusati nel periodo tra il 1946 e il 2014.

L’associazione delle vittime “Eckiger Tisch” ha criticato l’indagine, sostenendo che la maggior parte degli ordini religiosi si è rifiutata di accettare la responsabilità per troppo tempo. A parlare è stato il portavoce, Matthias Katsch che ha lanciato un appello affinchè tutti i registri vengano messi a disposizione dei procuratori. A suo parere alle vittime non dovrebbe essere negato un adeguato risarcimento. Ma sui risarcimenti non c’è accordo. Gli ordini religiosi hanno fatto sapere che avrebbero di bisogno di un sostegno finanziario. I vescovi in primavera hanno iniziato a riflettere su risarcimenti che vanno da 5.000 auro ai 50.000 euro.

La diocesi di Ratisbona recentemente ha aumentato i risarcimenti per le vittime di abusi e maltrattamenti fisici. Da luglio 2020, le vittime di violenza sessuale possono ricevere fino a 50.000 euro e le vittime di gravi violenze fisiche fino a 12.500 euro. Il pagamento riguarda anche le persone che in passato hanno ricevuto dalla diocesi importi di risarcimento inferiori.

«Sono consapevole che anche il riconoscimento più alto non compensa l’ingiustizia subita e che la sofferenza non scompare», ha detto il vescovo Rudolf Voderholzer.

L’aumento dei versamenti è frutto di una decisione presa dalla Conferenza episcopale tedesca a marzo. Essa intende raggiungere le persone che, in quanto minorenni, sono state vittime di abusi o violenze da parte del clero o dei dipendenti della Chiesa, ma non sono più in grado di far valere in tribunale le loro richieste di risarcimento danni o di indennizzo perché è scaduto il termine di prescrizione.

La diocesi di Ratisbona ha già erogato oltre quattro milioni di euro tra il 2010 e il 2019.

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