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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » abuso sessuale » Il falsi ideologici di Bergoglio che inganna i cattolici

Il falsi ideologici di Bergoglio che inganna i cattolici

Francesco Zanardi by Francesco Zanardi
26 Luglio 2020
in Il punto della Rete L'ABUSO
Reading Time: 5 mins read
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A differenza degli altri pontefici, Bergoglio è stato molto abile e astuto nell’utilizzare la complicità e la compiacenza dei mezzi di informazione, tanto è che oggi, tranne pochi o chi come noi tecnici sa bene come effettivamente stiano le cose, se domandassimo ai comuni cittadini, in particolare ai cattolici cosa ne pensano dei provvedimenti attuati da Bergoglio in materia di pedofilia e se a seguito di questi, hanno fiducia nel continuare a mandare i propri figli in parrocchia, a gran voce raccoglieremo la quasi totale approvazione.

Questo è stato possibile soprattutto in Italia, dove oramai il giornalismo si è ridotto a un copia e incolla dei vari comunicati stampa, dove i giornalisti non verificano più le notizie, non le approfondiscono e sopratutto, non cercano un contraddittorio. Ancor peggio quando si parla della chiesa, quando accade che una dichiarazione diventata notizia risulta poi infondata, se ne guardano bene dal chiedere spiegazioni e ancor meno da darne una smentita tale da rendere i lettori consapevoli quanto li avevano resi in precedenza, che quella notizia è cambiata o addirittura era falsa.

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Per fare un esempio, i famosi tribunali per processare i vescovi insabbiatori di cui si è parlato per anni sui maggiori quotidiani e TG nazionali. Notizia che ha rassicurato per ben due anni i cattolici, poi il Vaticano la liquidò affermando fosse stata solo un’idea, ma se voi cercate sul web non trovate praticamente nulla sul fatto che i tribunali non furono realizzati, così la vostra consapevolezza rassicurante è restata quella che questi tribunali esistano, rafforzando l’idea che la linea del Vaticano sia cambiata, che oggi finalmente le parrocchie sono luoghi sicuri per i minori. La serie di fake, omissioni e contraddizioni è lunghissima, per esempio, l’affermare che si sta facendo pulizia tra le gerarchie e poi nel concreto, lo stesso Bergoglio, pur sapendo i fatti, nomina arcivescovo di Milano un personaggio come Mario Delpini, così sfacciato da ammettere persino di fronte alla polizia che lo interroga, di aver saputo di un abuso sessuale e non averlo denunciato ne alle autorità civili, ne a quelle ecclesiastiche. Una notizia che in un paese normale, alla luce della nomina di Delpini ad arcivescovo di Milano, avrebbe scatenato l’inferno e invece, quasi nessuno ne ha parlato, soprattutto i sacerdoti, che anziché indignarsi, attaccano noi che lo facciamo notare.

Come scrissi in un precedente articolo dove spiegavo “il trucco del pregiudizio”, ovvero l’arte della chiesa (in particolare del Gesuita Bergoglio) di aver creato la struttura vaticana con nomi uguali a quelli della giustizia civile, che nell’immaginario collettivo trasmette l’idea di giustizia ma che in realtà con un ingannevole falso ideologico fa tutt’altro, o almeno non con i parametri che noi immaginiamo, di fatto ingannandoci.

Passiamo all’esempio pratico:

Dona adesso Dona adesso Dona adesso

Tribunali e processi, che in tutte le società civili servono a rendere giustizia a chi ha subito un torto o un crimine. Quelli della chiesa cattolica invece, malgrado l’analogia dei nomi, non servono a rendere giustizia alle vittime. Nel caso della pedofilia questi si basano sul 6° comandamento (non commettere atti impuri) e in quelli canonici la vittima non è affatto il bambino stuprato dal sacerdote, ma è Dio, mentre il bambino e il sacerdote, sono coloro che hanno commesso il crimine. Un dato che i mezzi di informazione non a caso omettono puntualmente.

Processi veicolati anche dai mezzi di informazione come equiparabili a quelli dei tribunali veri e invece sono autentiche baracconate degne neppure di un circo equestre, per questo il loro esito stona totalmente con il nostro civile concetto di giustizia. Per questo motivo, a fronte della condanna di un tribunale civile, vediamo l’assoluzione di quello canonico.

Come accaduto per esempio nel caso di don Luciano Massaferro, condannato a sette anni e otto mesi, ma assolto dalla chiesa, che al processo non ha neppure sentito la vittima. Oggi don Luciano è tornato come se nulla fosse in parrocchia, tra i bambini e l’affetto dei parrocchiani.

Oppure il caso di don Vincenzo Calà, anche lui malgrado una condanna civile spirata nell’ultimo grado di giudizio, non per innocenza, ma per l’intervento della prescrizione, assolto dal tribunale canonico e tornato tra i minori e i fedeli, che lo riaccolgono a braccia aperte attaccando la vittima e i familiari.

Il caso di don Felix Cini, che stuprò 17 minori. Malgrado la condanna, anche qui la chiesa lo riabilita ed ora è nuovamente tra i minori.

Sondaggio anonimo Sondaggio anonimo Sondaggio anonimo

Poi don Giorgio Carli, Francesco Zappella, Paolo Turturro, Marino Genova e via dicendo, la lista è lunghissima e non mi dilungo in elenchi, potete trovare tutti i casi semplicemente consultando il nostro sito.

In molti di questi la chiesa vanta la loro sospensione a divinis, ovvero che questi non possano celebrare la messa, un’altra folle assurdità perché parliamo di persone condannate non perché dicevano male la messa, ma perché stupravano dei bambini. Vittime che dai tribunali canonici, oltre che alla giustizia, non hanno mai ricevuto neppure un indennizzo, tranne in quei casi dove i tribunali civili dello Stato lo hanno imposto. Vittime che non hanno mai avuto un aiuto dalla chiesa, quanto meno per recuperare un minimo di salute psicofisica. Sacchi di patate per la chiesa, che contrariamente alle scritture che la ispirano, non valgono neppure un nichelino bucato.

Del tutto opposto invece il trattamento riservato ai criminali, ai quali la chiesa, zitta zitta ha predisposto comunità di accoglienza e recupero, utili soprattutto a far si che non scontino l’eventuale carcere. Ben 23 (almeno quelle note) solo sul territorio italiano.

Un inganno ai danni degli stessi cattolici, particolarmente vivo in Italia, dove la complicità criminale dello Stato italiano che da 20 anni – malgrado il clamore suscitato in tutto il mondo – non ha mai messo mano al problema che unito alla complicità dei mezzi di informazione che continuano a negare al cittadino la consapevolezza, dilaga imperterrito e Bergoglio ci marcia senza alcun pudore.

All’estero, malgrado la linea criminale della chiesa sia identica, grazie alla stampa che fa il suo lavoro, vediamo non solo le vittime, ma in loro appoggio anche la popolazione cattolica scendere puntualmente in piazza ed esigere almeno la pulizia all’interno della chiesa. In Italia invece vediamo un esercito disinformato di bigotti, che nuotando nel fango più putrido, puntualmente attaccano vittime e le loro famiglie, ree di aver denunciato i crimini subiti.

Un paese dove vediamo i cattolici sentinelli starnazzare indignati nelle piazze contro aborto, unioni civili, leggi anti omofobia, diritti delle donne, chiese trasformate in moschee ecc.

Poi però sostengono i pedofili e mandano volentieri in questo drammatico quadro di insicurezza i loro stessi figli, spesso tra sacerdoti pregiudicati e stupratori che riaccolgono a braccia aperte.

Viene da pensare che tengano davvero molto poco anche a loro.

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Francesco Zanardi

Francesco Zanardi

Sopravvissuto agli abusi sessuali di un sacerdote, dal 2010 mi batto perchè non accada ad altri. Potevo ma non mi sono sentito di fare il giornalista, ho preferito rimanere un umile blogger, che vuole vivere degnamente la propria vita, illuminato dalla luce di una nobile causa. Fondatore e Presidente dell'unica Rete italiana di sopravvissuti agli abusi del clero, Rete L'ABUSO, riconosciuta dalle Nazioni Unite di Ginevra. Tra i fondatori di ECA Global, oggi presente in 42 paesi in quattro continenti.

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

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