SECONDA LETTERA APERTA ALL’ARCIVESCOVO DI MILANO, MONS. MARIO DELPINI

Sua eccellenza Arcivescovo Mario Delpini

a distanza di quasi un anno dalla precedente lettera aperta che Le avevamo scritto, alla quale ha fatto seguito un disarmante silenzio, credo sia importante provare a dar voce a chi, nonostante i continui proclami, è totalmente escluso dalla Chiesa.
A maggio dello scorso anno iniziavamo a scriverLe così:
“dopo quasi otto anni di inutile attesa di un Suo cenno, a seguito dell’abominevole abuso sessuale (così come definito dalla sentenza di primo grado del Tribunale penale di Milano che esclude categoricamente ogni ragionevole dubbio) subìto da nostro figlio/nipote Alessandro, ad opera di don Mauro Galli – oggi condannato a sei anni e quattro mesi di carcere – abbiamo deciso di scriverLe noi.
Il Suo incredibile e dirompente silenzio, rispetto alla Sua personale maldestra gestione dello spostamento del prete quale improbabile e inopportuna risoluzione del problema – maldestro comportamento definito a suo tempo in questi precisi termini e per iscritto dal Cardinale Angelo Scola – stride con quanto quasi quotidianamente il Santo Padre proclama in merito alla lotta contro pedofilia, obbligandoci quindi a contattarla scrivendoLe pubblicamente questa lettera aperta.
Riteniamo che in otto lunghi anni, se avesse voluto fare il primo passo, avrebbe avuto tutto il tempo necessario per contattarci, dunque ora, per amore della Chiesa lo facciamo noi.”
Nessuna risposta abbiamo ricevuto. Forse non ne siamo degni, forse siamo solo un fastidio, forse le vittime dei preti pedofili non meritano alcuna attenzione – non “pretendo” che qualcuno chieda loro scusa – forse la Chiesa spera solo che se ne vadano, e preferibilmente senza fare troppo rumore.
Ma fa più rumore il Suo silenzio, perché è un silenzio assordante.
Siamo nella Settimana Santa, o Settimana Autentica: una strana settimana Santa in tempo di pandemia. Il “popolo” non potrà nemmeno accedere alle celebrazioni liturgiche. Ma le vittime sono già state “cacciate” dalla Chiesa, ben prima della pandemia e della chiusura delle Chiese. Alle vittime dei preti pedofili è stata chiusa la porta della Fede… ma sa, mons. Delpini, le vittime non hanno perso la fede a causa dell’abuso sessuale subìto. No.
Le vittime dei preti pedofili hanno perso la Fede a causa della Chiesa. So che sto facendo una affermazione forte ma, purtroppo, è esattamente quello che abbiamo vissuto nella mia famiglia e che rivedo e riconosco in ogni vittima che incontro facendo volontariato nell’Associazione Rete L’ABUSO. Non il prete pedofilo ha allontanato la vittima da Dio: è stato il comportamento dei vertici della chiesa, sia nei Tribunali – schierandosi SEMPRE dalla parte del prete pedofilo – sia da un punto di vista umano, che ha allontanato le vittime da Dio. Quante volte un Vescovo, come Lei per esempio, avrebbe potuto esprimere personalmente la sua vicinanza ad ogni vittima di prete pedofilo della propria diocesi? Tante occasioni perse. Tante occasioni che, non colte, hanno contribuito a chiudere le vittime fuori dalla porta delle chiese.
Il Venerdì Santo. Le vittime dei preti pedofili sono ai piedi della Croce. Invisibili. Silenziose. Da sole. Solo chi vive con loro ha in mente quale possa essere la profonda ferita che è stata inferta alla loro anima.
Strana Santa Pasqua sarà quest’anno. Santa Messa per televisione: per me un grande dolore, che vivo ogni domenica da sei settimane, cioè quello di non poter ricevere Gesù Eucaristico se non attraverso la Comunione Spirituale; ma anche un grande vantaggio: poter azzerare il volume della tv durante l’omelia!
Il mio cuore piange, non vi è ancora la possibilità di vivere la Resurrezione nelle case delle vittime dei preti pedofili.
Buone Feste
Cristina Balestrini, mamma della vittima di don Mauro Galli

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