C’è un ragionevole dubbio. Cardinale George Pell prosciolto da accuse pedofilia

Era stato condannato a 6 anni in appello, ma l’Alta Corte in Australia l’ha rimesso in libertà. E il Papa prega a Santa Marta per “tutti quelli che soffrono per ingiuste sentenze”

Prosciolto e subito liberato. L’Alta corte australiana ( il più alto grado di giudizio del Paese) ha dato ragione al ricorso presentato dal cardinale George Pell, condannato in primo e in secondo grado per abusi sessuali su minori a sei anni di carcere. Era recluso da un anno e dopo aver perso l’appello era stato trasferito nell’estate 2018 nel carcere di massima sicurezza di Barwon. Lui si è sempre dichiarato innocente.

L’Alta corte ha deciso di cancellare completamente la condanna dell’ex capo della Segreteria per l’economia vaticana ed ex consigliere di papa Francesco. Avrebbe anche potuto annullare il verdetto d’appello e rinviare il caso in secondo grado per un nuovo giudizio. Ma nella sua sentenza del 7 aprile l’Alta Corte (composta da 7 giudici che hanno deciso all’unanimità) ha riscontrato che per tutti e cinque i capi di accusa c’erano molte eventualità e dati di fatto a favore dell’imputato, che non erano stati completamente considerati dalla giuria. Esiste “una possibilità significativa”, sostiene la motivazione della sentenza, “che una persona innocente sia stata condannata”. Il proscioglimento ha rimediato ad “una seria ingiustizia”, ha commentato il cardinale Pell appena uscito dal carcere.

Questa mattina il Papa ha iniziato la Messa celebrata a Santa Marta mettendo in evidenza come Gesù sia stato perseguitato pur essendo innocente. E ha detto: “Voglio pregare oggi per tutti quelli che soffrono per ingiuste sentenze”.

L’argomento centrale del ricorso era che che il cardinale non avrebbe avuto il tempo materiale né l’occasione di commettere gli abusi che sarebbero avvenuti negli anni 90 nei confronti di due chierichetti di 13 anni dopo la messa. E l’Alta Corte australiana ha ritenuto che “le evidenze non hanno soddisfatto il livello di prova necessario”. L’Alta Corte ha stabilito che i giudizi di grado inferiore non hanno sufficientemente soddisfatto il principio fondamentale su cui si basa l’ordinamento anglosassone, quello che ci può essere condanna solo se esiste la certezza del reato ”oltre ogni ragionevole dubbio”. Nel caso di Pell l’accusa è stata fondata quasi esclusivamente sulla testimonianza dell’unica vittima sopravvissuta che ha testimoniato a porte chiuse. L’altro chierichetto è morto di overdose nel 2014.  Per questo motivo uno dei tre giudici di appello si era detto contrario alla decisione di confermare la condanna e aveva scritto un parere dissenziente rispetto agli altri due di oltre 170 pagine.

La sentenza di oggi sostiene che “l’Alta corte ha ritenuto che la giuria, agendo razionalmente in base al complesso delle prove, avrebbe dovuto avere un dubbio a riguardo della colpevolezza del ricorrerente per ognuna delle offese per cui è stato condannato”. Pell ha lasciato ogni incarico in Vaticano, ha 78 anni e quindi rimane cardinale elettore in un eventuale prossimo conclave. La Congregazione della dottrina della Fede aveva aperto nei suoi confronti un procedimento canonico che adesso potrebbe essere chiuso.

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