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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » Asti » Incinta a 15 anni di un prete pedofilo, l’Arcidiocesi lo avrebbe coperto per anni

Incinta a 15 anni di un prete pedofilo, l’Arcidiocesi lo avrebbe coperto per anni

Redazione WebNews by Redazione WebNews
22 Febbraio 2020
in World
Reading Time: 3 mins read
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In Colombia sta facendo molto scalpore un caso di pedofilia. Il protagonista è un prete 50enne, accusato di aver violentato una bambina sin da quando aveva 10 anni e di averla messa incinta. Una volta emerso il caso, un giudice della Corte ecclesiastica avrebbe detto alla vittima che denunciare sarebbe stato inutile. A far clamore sono anche le dichiarazioni dello stesso prete.

Il caso risale al 2000, la vittima una bambina di 10 anni

La notizia viene riportata da numerosi quotidiani locali colombiani e soprattutto da Caracol Radio. L’emittente ha diffuso le conversazioni telefoniche con i principali protagonisti di questa vicenda.

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I fatti risalirebbero fino a dicembre 1999, quando il prete Nelson Williams Montes Lizarazo dell’arcidiocesi di Bogotà avrebbe iniziato ad abusare di una bambina di 10 anni (il cui nome di fantasia è Paola). Gli abusi sarebbero proseguiti fino al 2005, quando la giovane 15enne è rimasta incinta. Da allora, la donna ha provato a portare avanti denunce alla Procura e all’Arcidiocesi, senza però alcun risultato.

Lo scandalo emerso da un’indagine giornalistica

Secondo quanto riportato, la vittima Paola si sarebbe addirittura arresa e avrebbe continuato la sua vita.

La Procura era incline a prescrivere il caso e dall’Arcidiocesi non ci sarebbe stato alcun supporto. Questo nonostante la stessa avrebbe dichiarato che alcuni abusi ebbero luogo nel Seminario Mayor di Bogotà. Nella denuncia, avrebbe riferito che molti sacerdoti l’avrebbero vista entrare nella struttura con padre Lizarazo. L’Arcidiocesi, si apprende, sarebbe stata a conoscenza del caso sin dal 2008, ma avrebbe preso provvedimenti solo nel 2018. Lo scandalo è emerso grazie al libro “Lasciate che i bambini vengano a me“ di Juan Pablos Barrientos.

Solo in quel momento, Paola sarebbe stata contattata ufficialmente dalla Chiesa.

Il prete fu solo trasferito in un’altra diocesi

Ad alimentare il caso è il sospetto che l’Arcidiocesi colombiana non abbia preso doverosi e immediati provvedimenti nei confronti di Montes Lizarazo. Viene riportato infatti che padre Mauricio Uribe , giudice della Corte ecclesiastica di Bogotà, coniugato della Corte costituzionale, ha contattato Paola per riferirgli che l’uomo sarebbe stato allontanato dalla Chiesa nel 2009. Tuttavia, sarebbero emerse prove che Lizarazo era solo stato trasferito nella diocesi di San Carlos, in Venezuela.
A quel punto, Mauricio Uribe riferisce alla vittima Paola alcune frasi che stanno facendo molto discutere.

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Per il giudice denunciare sarebbe inutile

La telefonata sarebbe stata registrata dalla stessa Paola e diffusa da Caracol Radio. Nella stessa, si sente il giudice della Corte ecclesiastica, Mauricio Uribe, dire alla donna: “Te lo dirò: l’Arcidiocesi ha già tutta l’artiglieria pronta a rispondere, se prospera“. Inoltre, avrebbe poi aggiunto che “la chiesa è blindata giuridicamente“, quindi denunciare sarebbe stato “una specie di masochismo“. In questo modo Uribe avrebbe spinto la donna a non denunciare.
Dalla stessa telefonata, emerge che la Chiesa fosse ben a conoscenza del caso di Nelson William Montes Lizarazo, tanto da mandarlo anche in una struttura dedicata a questo tipo di problemi, prima del trasferimento in Venezuela.

Le dichiarazioni del prete ritenuto pedofilo

Di fronte alle dichiarazioni emerse, l’Arcidiocesi ha fatto sapere di essere disponibile a riaprire il caso, ma le fonti riferiscono che ancora non avrebbero contattato la vittima. A far clamore inoltre sono anche le dichiarazioni fatte a Caracol Radio dallo stesso prete ritenuto pedofilo.
Alla radio, avrebbe negato le accuse di pedofilia, dicendo che tra i 2 intercorreva una relazione d’amore, di non averla toccata prima dei 14 anni e che “Quando ti innamori, non hai un calendario“.

Dichiarazioni incredibili, che seguono quelle shock riportate da Don Bucci qualche giorno fa e contribuiscono a minare la fiducia e la percezione della Chiesa nei confronti della pedofilia.

Incinta a 15 anni di un prete pedofilo, l’Arcidiocesi lo avrebbe coperto per anni

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.