L’opus Dei si limita ad ammonire un numerario spagnolo che abusò di un giovane e il prete che lo coprì.

L’Opera giustifica la minima condanna affermando che “in conformità con la legge della Chiesa, poiché non era un chierico, l’intervento della Congregazione per la Dottrina della Fede non era previsto.

D’altra parte, considerando le norme civili e le pene canoniche applicabili a un laico, i crimini sono andati in prescrizione per scadenza dei termini”

L’Opus invita “a pregare specialmente per la persona colpita e, con un atteggiamento di pietà cristiana, per il signor Bueno Montoya (l’aggressore, di nazionalità spagnola), per la fragile e delicata salute clinica e psicologica, in modo che il Signore gli usi misericordia”.

04.01.2020 Jesus Bastante.

Un’ammonizione formale. Questa è la “convinzione” che il prelato dell’Opus Dei, Fernando Ocáriz, ha imposto al numerario Juan Pablo Bueno Montoya, ritenuto colpevole di “contatto inappropriato” nei confronti di un minorenne in un centro dell’Opus Dei (di cui era direttore) a Montevideo nel 1984, e “una situazione di molestie sessuali” per lo stesso giovane cinque anni dopo.

In una nota inviata dall’Ufficio Stampa dell’Opera in Uruguay, l’Opus riporta i fatti “con dolore e tristezza”, nonché l’accusa di un prete, Enrique Doval, a cui il giovane ha comunicato l’accaduto e che “l’ha interpretato come una grave imprudenza, ma non come un crimine, quindi ha invitato la vittima alla discrezione e ha ammonito l’imputato, ma non ha promosso altre misure”. Anche il chierico è stato ammonito, ma non espulso dalla congregazione.

L’inchiesta è iniziata un anno fa, dopo la denuncia nell’arcivescovado di Montevideo. “Leggendo formalmente la denuncia, Bueno Montoya – dal 1984 residente in Argentina – ha accettato la sua colpa e ha affermato di vergognarsi molto della sua azione, dando prova di pentimento nell’esprimere la sua volontà di chiedere perdono alla vittima – qualcosa che fino a quel momento aveva evitato per paura di causare più danni e di riparare tutto ciò che era possibile”, così recita la comunicazione dell’Opus.

Non è un chierico e i crimini sono andati in prescrizione.

La nota giustifica la minima condanna affermando che “in conformità con la legge della Chiesa, poiché non era un chierico, l’intervento della Congregazione per la Dottrina della Fede non era previsto. D’altra parte, considerando le norme civili e le pene canoniche applicabili a un laico, i crimini sono andati in prescrizione per scadenza dei termini.

Cosa ha fatto l’Opera con l’abusatore?

L’opus lo riassume in sei punti:

  • Lo ammonisce formalmente;
  • quando il denunciante lo riterrà opportuno, si scusi formalmente e sinceramente (cosa che ha fatto attraverso una lettera personale);
  • gli viene vietato di partecipare ad attività di formazione con minori di 30 anni;
  • non potrà tornare ad alcun compito di gestione o formazione nella Prelatura;
  • dovrà risiedere in case dove non avrà contatti con i giovani;
  • Gli viene consigliato di condurre una vita di preghiera e penitenza, implorando la misericordia di Dio.

Per quanto riguarda il denunciante, l’Opera si impegna a offrire “accompagnamento pastorale e coprire le spese economiche dell’assistenza terapeutica professionale”.

Infine, il prelato ordinò che il sacerdote insabbiatore “ricevesse un ammonimento formale per la sua omissione nella dovuta cura pastorale alla persona colpita a partire dalla comunicazione dell’evento del 1989″.

La nota si conclude con l’invito “a pregare specialmente per la persona colpita e, con un atteggiamento di pietà cristiana, per il signor Bueno Montoya (l’aggressore), per la fragile e delicata salute clinica e psicologica, in modo che il Signore possa avere pietà di lui”.

https://www.religiondigital.org/america/Opus-Dei-numerario-abusador-amonestar-uruguay-abusos-pederastia_0_2192180762.html

(traduzione con Google)