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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » abusi sessuali » Anziché intromettersi sul ddl Zan il Vaticano pensi ai reati sessuali dei preti

Anziché intromettersi sul ddl Zan il Vaticano pensi ai reati sessuali dei preti

Redazione WebNews by Redazione WebNews
22 Giugno 2021
in Cronaca e News
Reading Time: 2 mins read
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Qualcuno rassicuri il Vaticano, vada a suonare al loro citofono spiegando che il ddl Zan – che loro vedono come fumo negli occhi – non aggrava le pene per il reato di atti sessuali con minorenni, che continuerà a essere punito dal Codice penale, come loro sanno bene.

Qualcuno dica al Vaticano anche che ci vuole un bel coraggio nel ritenersi degni di giudicare la libertà sessuale degli altri provenendo da un club che ha una sessualità taciuta e castrata per dogma, tra l’altro con evidenti mancanze di rispetto delle regole.

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Qualcuno dica al Vaticano che ogni volta che si sentono voci provenire da lì che dicono qualcosa sui bambini, sulla pedofilia e sull’omosessualità non si riesce proprio a prenderli sul serio, senza pensare per un momento a questi ultimi 20 anni in cui i casi (e stiamo parlando solo di quelli che sono venuti a galla) si sono moltiplicati e hanno disegnato perfettamente la poca etica e la poca credibilità di chi oggi vorrebbe fare la parte del moralizzatore.

Gli si ricordi della condanna a dieci anni di carcere comminata a John J. Geoghan, un prete che aveva violentato un bimbo di dieci anni nel 2002, degli 89 sacerdoti nella sola Boston messi sotto accusa dall’inchiesta del The Boston Globe, dei 55 preti che sono stati poi rimossi dall’incarico. Gli si ricordi che l’allora arcivescovo di Boston Bernard Francis Law permise a molti presti, già accusati, di continuare a esercitare semplicemente spostandoli di parrocchia, come se un trasloco valesse come un perdono, e ricordiamoci di quando dovette consegnare le proprie dimissioni nelle mani di Giovanni Paolo II il 13 dicembre del 2002.

Si ricordi la bancarotta delle arcidiocesi di Portland, di Tucson e di Spokane dovuta alle richieste di risarcimenti. Ricordategli il vescovo John Magee e monsignor James Moriarty, vescovo di Kildare e Leighlin, che si dimisero dopo i numeri spaventosi di abusi in Irlanda.

E poi la Germania, con gli abusi nel coro delle voci bianche del duomo di Ratisbona. Oppure le stime dell’arcivescovo Silvano Tommasi, osservatore permanente della Santa Sede all’ONU di Ginevra, che in una dichiarazione al Consiglio dei Diritti Umani delle Nazioni Unite a Ginevra, dichiarò che, stando alle ricerche interne, nel clero cattolico tra l’1,5% e il 5% era coinvolto in abusi sessuali su minori. Solo per citare alcuni episodi.

Ci vuole credibilità per affrontare certi temi e il Vaticano, peggio per loro, proprio non ne ha. Se domani davvero volessero fare sul serio “contro l’omosessualità” da quelle parti ci sarebbero parecchi posti vacanti. Altro che Concordato.

https://www.tpi.it/opinioni/vaticano-contro-ddl-zan-ma-dimentica-reati-sessuali-preti-20210622799253/

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.