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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » cardinale » Caso Orlandi, appello al Papa: “Risponda a richiesta verità”

Caso Orlandi, appello al Papa: “Risponda a richiesta verità”

Redazione WebNews by Redazione WebNews
15 Gennaio 2020
in Cronaca e News
Reading Time: 2 mins read
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di Assunta Cassiano

Un appello a Papa Francesco per “conoscere tutta la verità” sulla scomparsa di Emanuela Orlandi.

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“Oggi è il compleanno di Emanuela, il cinquantaduesimo, e io con la sua famiglia torniamo ad appellarci al Pontefice – dice all’Adnkronos l’avvocato Laura Sgro’ – Sono trascorsi mesi di silenzio assoluto, un muro di gomma contro cui si è scontrata ogni nostra richiesta: istanze legittime da parte di una famiglia che da più di 36 anni aspetta di conoscere quello che è successo”.

Il legale chiede ora “un’operazione di trasparenza totale dopo il rammarico per un silenzio che continua nel tempo”. E sabato a piazza del Sant’Uffizio Pietro Orlandi ha organizzato un sit in dalle 17 per sua sorella.

“In questi mesi abbiamo sentito parlare il Vaticano di indagini finanziarie, si parla – dice Sgrò – di soldi e non di persone: Emanuela è una persona, una ragazza scomparsa a 15 anni, una cittadina vaticana che manca da 36 anni e che dovrebbe avere la precedenza assoluta su tutto. Io ho scritto di recente una lettera al Pontefice – prosegue Sgrò – ma non c’e’ stata risposta. E oggi, come allora, torno a chiedere al Papa gli atti contenuti nel fascicolo che sarebbe detenuto dalla Segreteria di Stato e su cui non abbiamo mai avuto risposta. Non si possono aprire gli archivi su Pio XII e non dare risposte alle nostre richieste. E’ un atto, prima che di giustizia, di pietà cristiana’”.

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“Non abbiamo avuto nessun risposta – spiega l’avvocato – anche alla nostra richiesta di esaminare in maniera approfondita le ossa che sono state selezionate nel cimitero Teutonico in seguito all’apertura delle tombe. E da luglio ad ora sono passati sei mesi”.

Nessuna risposta “nemmeno – spiega il legale della famiglia Orlandi – sul fronte della nostra istanza di sentire i cardinali presenti in Vaticano all’epoca, tutti in età avanzata. Non abbiamo avuto riscontro nemmeno sulle ulteriori richieste investigative che abbiamo fatto sulla telefonata di cui ha parlato Viganò”. Si tratta della telefonata arrivata alla Sala stampa Vaticana la sera della scomparsa della 15enne cittadina vaticana e svelata da monsignor Carlo Maria Viganò in un’intervista sul sito di Aldo Maria Valli. Viganò lavorava nella segreteria di Stato Vaticana all’epoca della scomparsa di Emanuela.

“Quella sera Viganò racconta che con lui c’era il cardinale Sandri e in relazione a questo io ho scritto proprio al cardinale chiedendo lumi sulla vicenda. Tenuto conto della gravità dei fatti narrati e delle possibili ripercussioni ho ritenuto di dover chiedere direttamente a Sandri di confermare o smentire le affermazioni di Viganò chiedendogli di collaborare alla ricerca di verità su Emanuela – dice Sgrò che sulla scomparsa sta svolgendo indagini difensive- Ma dal 3 dicembre quando ho inviato la lettera non ho mai avuto una risposta da un cardinale che in questo momento ha un ruolo apicale in Vaticano. Silenzio assoluto anche su questo fronte”.

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.