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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » abuso sessuale » Chiesto l’arresto di Zanchetta, il vescovo “rifugiato” dal Papa

Chiesto l’arresto di Zanchetta, il vescovo “rifugiato” dal Papa

Redazione WebNews by Redazione WebNews
21 Novembre 2019
in Città del Vaticano, World
Reading Time: 3 mins read
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E adesso contro Gustavo Zanchetta, l’ex vescovo di Oran protetto da papa Francesco, è stato chiesto un mandato di cattura internazionale. L’accusa è quella di aver abusato sessualmente di due seminaristi. La magistratura argentina lamenta che l’imputato non abbia risposto a numerose chiamate telefoniche, né a mail. Ma ora Zanchetta ha stabilito il suo domicilio in Vaticano, pertanto si apre una partita ad alto rischio con la Nunziatura per l’estradizione. Sempre che il Papa non lo convinca a consegnarsi.

Marco Tosatti

E adesso contro Gustavo Zanchetta, l’ex vescovo di Oran protetto da papa Francesco è stato chiesto un mandato di cattura internazionale. L’iniziativa è stata del giudice Maria Soledad Filtrìn Cuezzo. L’accusa è quella di aver abusato sessualmente di due seminaristi.

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Zanchetta era scomparso – accampando motivi di salute dalla sua diocesi all’improvviso – e poi era riapparso in Vaticano, dove il Pontefice aveva creato apposta per lui il posto mai esistito fino ad allora di Assessore all’Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica (APSA). Ora, posto che fra l’altro a Zanchetta si rimproverava in Argentina di aver gestito in maniera disastrosa le finanze della sua diocesi, il nuovo incarico poteva sollevare certamente dei dubbi.

Nel frattempo però il caso Zanchetta era esploso. Infatti, se come ha rivelato il giornale “El Tribuno” pubblicando documenti che dimostrano come vescovi, il cardinale Primate di Argentina, il Nunzio il Vaticano e il Pontefice in persona sin dal 2015 fossero a conoscenza del caso del vescovo, poi a queste rivelazioni si sono aggiunte denunce penali da parte delle vittime. Ma le ombre che pesano sul vertice della Chiesa argentina, sul Vaticano e sul Pontefice stesso sono molto serie. Fra l’altro sono state pubblicate fotografie di una relazione del 2016, firmata da cinque sacerdoti, di cui tre ex vicari diocesani, da cui appare chiaro che Gustavo Zanchetta era accusato non solo di avere sul suo cellulare foto oscene di sesso omosessuale, ma di molestie ai seminaristi, di non aver registrato la vendita di una proprietà importante della diocesi e di cattiva gestione sia delle finanze che del personale di Oran.

Zanchetta aveva trovato rifugio in Vaticano, grazie al Pontefice, e poi era tornato brevemente in Argentina, per espletare obblighi giudiziari. Un giudice gli aveva poi concesso di tornare in Vaticano, per motivi di lavoro; anche se in conseguenza dello scandalo era stato sospeso dal servizio.

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Ma ora la magistrata ha deciso di chiedere l’arresto. Fra l’altro la magistrata lamenta che l’imputato non abbia risposto a numerose chiamate telefoniche, né a mail inviate all’indirizzo (e al numero di telefono) che i difensori avevano indicato in maniera volontaria per essere contattato. Maria Filtrìn Cuezzo si era opposta tempo fa all’abolizione delle restrizioni che erano state imposte a Zanchetta, affinché non lasciasse il Paese. Zanchetta ha stabilito il suo domicilio in Vaticano, e la magistrata ricorda che in molte occasioni è stato necessario ricorrere ai buoni uffici della Nunziatura apostolica per ottenere che Zanchetta si presentasse.

La richiesta di arresto include anche un rapporto psichiatrico che indica che l’accusato “presenta una personalità con tratti psicopatici (indicatori di manipolazione, emozioni superficiali, scarsa capaità empatica); non presenta psicosi né altro disturbo mentale che alteri la relazione con la realtà. Si lega con interrelazioni disequilibrate, esercitando potere sull’altro; può comprendere la condotta seguita, e discernere gli atti socialmente riprovevoli”.

La richiesta di cattura internazionale – che aprirà uno spinoso caso diplomatico con la Santa Sede, se il Pontefice, che in questo momento è in viaggio in Estremo Oriente non riuscirà a convincere Zanchetta a rientrare in Argentina sua sponte – è avvenuta pochi giorni dopo che l’Unità di Delitti Economici ha perquisito la sede della diocesi di Oran, il 7 novembre. Nell’operazione sono stati confiscati documenti e computer con le informazioni contabili dal 2013 al 2017.

Le accuse contro Zanchetta sono quelle di abuso sessuale continuato aggravato nei confronti di due seminaristi quando era vescovo di Oran.

https://lanuovabq.it/it/chiesto-larresto-di-zanchetta-il-vescovo-rifugiato-dal-papa

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.