Pedofilia, per la Cei c’è l’obbligo morale di denuncia (ma non quello giuridico)

Non più solo denunce alle autorità ecclesiastiche: di fronte a casi di pedofilia e abusi su minori commessi da un religioso, i confratelli o superiori devono denunciare alle autorità civili

CITTÀ DEL VATICANO La novità era annunciata da quando a fine febbraio, alla vigilia dell’incontro sugli abusi voluto da Francesco in Vaticano, il segretario generale della Cei, monsignor Stefano Russo, spiegò al Corriere che era necessaria una «collaborazione attiva con le autorità civili» e ci sarebbe stata un’«ampia consultazione» tra i vescovi per arrivare a stabilire l’obbligo si segnalazione «nel rispetto della legge civile e della privacy della vittima e dei suoi familiari».

Intorno a quell’espressione, «nel rispetto della legge civile», ruota il problema che la Chiesa italiana ha cercato di risolvere negli ultimi anni, al principio con una timidezza eccessiva: il Vaticano rimandò indietro la prima versione delle linee guida perché fosse rafforzata. Formalmente, nell’ordinamento giuridico italiano, il vescovo non è un pubblico ufficiale e quindi non ha l’obbligo giuridico di denunciare, a differenza di altri Paesi come la Francia. Il 7 maggio, il Motu proprio di FrancescoVos estis lux mundi, «Voi siete la luce del mondo», ha segnato una svolta importante contro i crimini pedofili e gli abusi sessuali nei confronti delle donne, in particolare le religiose: tra le nuove norme e procedure vincolanti per la Chiesa in tutto il mondo, ha stabilito l’obbligo di aprire entro un anno sportelli pubblici in ogni diocesi, per raccogliere le denunce di abusi sessuali, e l’obbligo per preti, religiosi e religiose di «segnalare tempestivamente» ogni crimine alle autorità ecclesiastiche. Alle autorità ecclesiastiche, non a quelle civili: anche in questo caso si rimandava alle diverse legislazioni dei singoli Paesi.

E qui sta il punto controverso: cosa impedisce alla Chiesa di imporre ai sacerdoti la denuncia a magistratura civile o polizia anche nei Paesi, come l’Italia, dove non c’è un obbligo di legge? Perché la Chiesa non può definire da sé un obbligo vincolante? L’arcivescovo di Malta Charles Scilcuna, segretario aggiunto della Congregazione per la dottrina della fede e uomo di punta del Vaticano nella lotta contro la pedofilia, ha riposto così al Corriere: «La Santa Sede, facendo una legge universale, deve ricordarsi della diversità delle culture e delle scelte che fanno le autorità civili. Dare un tipo di normativa universale che impone un obbligo non previsto dalle leggi degli Stati sarebbe un’ingerenza». Quindi ci dovrebbe pensare lo Stato a colmare la lacuna? «Sì. Io non oserei mai dire a uno Stato cosa deve fare, lo Stato lo sa. Il mio dovere è dire ai cattolici che abbiamo il dovere di obbedire alla legge del Stato». Per questo le nuove linee guida della Cei parlano di «obbligo morale», anche se non giuridico: un obbligo morale che, per un vescovo, dovrebbe peraltro essere altrettanto vincolante della legge.

https://www.corriere.it/esteri/19_maggio_23/pedofilia-la-cei-c-l-obbligo-morale-denuncia-ma-non-quello-giuridico-b3221e4e-7d69-11e9-bf38-280379b6a560.shtml?refresh_ce-cp

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