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Portale dell'Associazione Rete L'ABUSO | world » news » citta-del-vaticano » L’interferenza che Bergoglio non ha gradito

L’interferenza che Bergoglio non ha gradito

Redazione WebNews by Redazione WebNews
12 Aprile 2019
in Città del Vaticano
Reading Time: 3 mins read
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Il testo sarebbe stato concordato con Francesco. Molti segnali dicono di no

Il «nonno saggio in casa» – così l’ha più volte definito papa Francesco ha battuto un colpo. E che colpo.

Il testo di Benedetto XVI sulla pedofilia nella Chiesa è un documento lucidissimo, altro che «appunti» come li chiama lui: 18 pagine, quasi 40mila battute, una bozza di enciclica. Una testimonianza drammatica, con denunce impressionanti che, oltre alle derive culturali ed etiche del Sessantotto, colpiscono la Chiesa degli ultimi 50 anni. Non direttamente il Vaticano, ma seminari, episcopati, teologi: cattivi maestri di cui Ratzinger fa nomi e cognomi. C’è una critica pesantissima sul «garantismo» ingiustificato di vaste correnti teologiche. Un documento in «ratzingerese» puro dove riappaiono i «valori non negoziabili» e i «beni indisponibili» e si depreca che l’Europa abbia perso le radici cristiane.

Ma è un duro atto d’accusa anche verso la Chiesa di oggi, non soltanto quella del passato. Ratzinger lamenta la disaffezione alla messa, l’abbandono dei sacramenti, la perdita della fede. «Come ha potuto la pedofilia raggiungere una dimensione del genere?», si chiede. E risponde: «In ultima analisi il motivo sta nell’assenza di Dio. Anche noi cristiani e sacerdoti preferiamo non parlare di Dio». E indica, come esempio da seguire, i nuovi martiri contemporanei: «È pigrizia del cuore non volere accorgersi di loro».

Ratzinger racconta di avere elaborato i suoi appunti prima della riunione dei vescovi del 21-24 febbraio. L’intento era «fornire qualche indicazione che potesse essere di aiuto in questo momento difficile». Ma del suo approfondimento, che è storico, culturale, teologico ed ecclesiale, non c’è stata traccia nei lavori di quei tre giorni. Ratzinger ha allora ritenuto giusto pubblicare il suo testo «a seguito di contatti con il segretario di Stato, cardinale Pietro Parolin, e con lo stesso Santo Padre». Oltre a questo passaggio, Benedetto cita Francesco soltanto un’altra volta, nell’ultima riga, per ringraziarlo.

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Fila tutto liscio tra i due uomini vestiti di bianco, regnante ed emerito? Non sembrerebbe. La diffusione del testo avrebbe creato imbarazzo a Santa Marta perché appare come un puntello, non richiesto, a un magistero considerato non sufficientemente chiaro e approfondito. Un sostegno storico e teologico a una riunione tra papa e vescovi poco efficace. Si potrebbe anche pensare che i due papi lavorino in tandem, e che l’emerito si sia permesso di dire quello che l’altro è costretto a tacere. Un gioco di sponda. Invece no, come dimostra l’accoglienza dei media ecclesiastici al testo ratzingeriano.

Vatican News ospita un breve sunto. Il sito di Avvenire non ne parla per niente, mentre la vaticanista del quotidiano dei vescovi, Stefania Falasca, amica personale di Bergoglio, ha pubblicato due tweet inequivocabili contro Ratzinger citando altrettanti articoli del Direttorio per i vescovi dal titolo Apostolorum successores. «Il Vescovo emerito avrà cura di non interferire in nulla nella guida della diocesi ed eviterà ogni atteggiamento e rapporto che potrebbe dare anche solo l’impressione di costituire quasi un’autorità parallela a quella del Vescovo reggente», è il primo tweet. Ratzinger è vescovo emerito di Roma.

Il secondo è giunto quattro ore dopo, se la tirata d’orecchi non fosse stata sufficientemente chiara: «Per l’unità pastorale il Vescovo emerito svolgerà la sua attività sempre in pieno accordo e in dipendenza dal Vescovo in modo che tutti comprendano chiaramente che solo quest’ultimo è capo e primo responsabile del governo della diocesi». Quella di Benedetto, insomma, è considerata un’interferenza, un magistero parallelo che rischia di oscurare quello di Francesco.

http://www.ilgiornale.it/news/politica/linterferenza-che-bergoglio-non-ha-gradito-1678212.html?fbclid=IwAR30JEe9eYwf9QaZc40lvQ8JNEUXDJ2j6rq2ciUWO8Lyxna2cvo1bIogoPU

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.