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Rete L'ABUSO - Associazione sopravvissuti agli abusi sessuali del clero
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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » abusi sessuali » Scola Delpini e Tremolada. Chi dichiarò il falso nella lettera di “integrità morale” che permise a don Mauro Galli l’iscrizione all’Alfonsiana di Roma ?

Scola Delpini e Tremolada. Chi dichiarò il falso nella lettera di “integrità morale” che permise a don Mauro Galli l’iscrizione all’Alfonsiana di Roma ?

Francesco Zanardi by Francesco Zanardi
24 Marzo 2019
in Il punto della Rete L'ABUSO, Lombardia
Reading Time: 7 mins read
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di Francesco Zanardi – Don Mauro Galli; condannato in primo grado nel settembre 2018 a sei anni e quattro mesi per aver abusato sessualmente di un suo parrocchiano, all’epoca dei fatti 15enne. Come risulta agli atti della Procura di Milano per sua stessa ammissione, monsignor Mario Delpini – oggi vescovo della diocesi Ambrosiana- facendosi forza del privilegio per il quale in Italia i vescovi non hanno l’obbligo della denuncia, dichiarò di essere subito stato informato dai parroci dell’abuso accaduto quella notte. Tuttavia, se ne lavò le mani e, come se nulla fosse, trasferì poco dopo il sacerdote accusato in una parrocchia vicina, nuovamente a contatto con minori.

Questo è in estrema sintesi quanto emerso fino ad ora sul caso Galli ma pochi giorni fa, per posta ordinaria arriva una lettera indirizzata per conoscenza, a noi di Rete L’ABUSO, a un noto programma televisivo e a due testate nazionali.

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Nella missiva, molto ben articolata, viene fatto notare che don Mauro Galli, da Rozzano, è stato nascosto la prima volta a Legnano, scoperto dalla vittima e successivamente trasferito presso la cappella dell’ospedale S. Giuseppe, dove grazie a una fatalità, scopriremo dove era stato nascosto per la seconda volta. Questo ennesimo episodio, porterà la vittima, sfiduciata della chiesa, a denunciare all’autorità Civile.

Siamo nell’agosto del 2014 e da questo momento, tranne qualche indiscrezione non verificabile, perdiamo totalmente le tracce di don Mauro Galli.

Ma torniamo alla missiva ricevuta, che riapre nuovamente il caso di don Galli, ma questa volta il favoreggiamento delle gerarchie non riguarderebbe gli abusi sessuali, ma qualcosa che si lega molto a loro, soprattutto dopo la condanna di primo grado.

Dona adesso Dona adesso Dona adesso

Oggi don Mauro Galli, sembrerebbe aver conseguito il grado accademico di Licenza di Teologia presso la Facoltà di diritto pontificio in Teologia morale all’Alfonsiana di Roma e il conseguimento di Dottorato presso la stessa.

Oggi quindi, in barba a tutti i presunti (e soprattutto strombazzati a gran voce) provvedimenti della chiesa di Francesco in tutela dei minori, don Mauro Galli  potrebbe persino insegnare in un seminario minorile. Ometterò di chiedermi come ciò sia possibile, ma tuttavia c’è un’altra questione molto grave.

Nella missiva, viene fatto notare che “nessun sacerdote della chiesa cattolica può iscriversi ad alcuna Facoltà se non con una lettera dell’ordinario del luogo (il vescovo) che attesti che tale studente possiede i requisiti di integrità, anzitutto morale (<<virtu>>) previsti dal canone 819 del Codice di Diritto Canonico. Più specificatamente, la Costituzione Sapientia Christiana, emanata da Giovanni Paolo II, all’art. 31 prescrive la necessità di un nulla-osta (che viene rilasciato dal vescovo) attestante l’idoneità del clerico, <<per la condotta morale e per i precedenti studi compiuti>>.

Naturalmente verifico il dato acquisito…

Can. 819 – Nella misura in cui lo richieda il bene della diocesi o dell’istituto religioso o anzi della stessa Chiesa universale, i Vescovi diocesani o i Superiori competenti degli istituti devono inviare alle università o facoltà ecclesiastiche giovani, chierici e religiosi, che si segnalino per indole, virtù e ingegno.

Fonte-http://www.vatican.va/archive/ITA0276/_P2O.HTM

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SAPIENTIA CHRISTIANA Art. 31 – Le Facoltà Ecclesiastiche sono aperte a tutti coloro che, sia ecclesiastici sia laici, forniti di regolare attestato, siano idonei, per la condotta morale e per precedenti studi compiuti, ad esservi iscritti.

Fonte-http://w2.vatican.va/content/john-paul-ii/it/apost_constitutions/documents/hf_jp-ii_apc_15041979_sapientia-christiana.html

é fondato.

Sempre nella missiva, il nostro interlocutore afferma che don Mauro Galli, avrebbe frequentato gli anni accademici 2013-2014 e 2014-2015 per poi prendere il dottorato nell’anno 2015-2016.

A questo punto mi torna in mente quanto appariva sul sito della parrocchia di Legnano, proprio nel momento in cui la Rete L’ABUSO rese pubblico il caso di don Galli. (vedi screenshot  a lato del 5 luglio 2017)

Si diceva che l’allora cardinale Scola, volendo valorizzare le virtù di don Mauro, dal novembre 2012 (periodo in cui la vittima scoprì che don Mauro non era sospeso ma ancora in servizio, poco distante da dove aveva abusato di lui e ancora tra i minori della pastorale giovanile) gli avrebbe chiesto di recarsi presso il Niguarda, in attesa di recarsi a Roma. Qui dice che l’indirizzo di studio però, fosse la Pastorale Sanitaria, tuttavia le date coincidono, essendo novembre 2012, l’anno era oramai cominciato, quindi se ne deduce che quell’attesa di recarsi a Roma, si riferisca all’anno successivo, il 2013-2014.

Certo gli indirizzi di studio sono diversi e quindi si rende indispensabile verificare quale indirizzo di studio abbia effettivamente preso e se effettivamente abbia frequentato all’Alfonsiana di Roma, perché anche qui c’è una discrepanza, sul sito della parrocchia di Legnano si parlava di Pontificia Università Lateranense.

Cerchiamo sul sito dell’Alfosiana, di don Mauro Galli non vi è traccia, ma non ci scoraggiamo. La Rete L’ABUSO ha particolari procedure dietro le quali conserviamo tutto il materiale acquisito, soprattutto quello dei casi di cui ci siamo occupati, ma non solo. Molto spesso materiale che non leggiamo neppure perché non rilevante in quel momento ma che archiviamo.

E proprio nel nostro archivio, trovo questo bel pdf dell’Accademia Alfonsiana, anno accademico 2014-2015 e a pagina 25 “Tutta la celebrazione, curata in ogni dettaglio dal nostro dottorando don Mauro Galli, in collaborazione con il prof. Jules Mimeault, è stata un momento di alta spiritualità”.

Don Mauro Galli, che appunto vedete citato come dottorando, lo abbiamo trovato…  facendomi cadere l’occhio anche altrove, ma questa è un’altra storia.

Al momento non sono in grado di verificare se abbia effettivamente preso il dottorato, ma dal verbale del suo interrogatorio, sappiamo per sua dichiarazione,  che nel dicembre 2016 (data del verbale) frequentava ancora l’Alfonsiana. Qualora fosse, come sembrerebbe a pagina 384, dove è citato tra i dottorandi, credo che forse quella laurea andrebbe rimessa…

Sostieni Rete L Sostieni Rete L Sostieni Rete L

Ma in questa valutazione conta poco, a noi interessava capire se qualcuno lo avesse favorito con una falsa lettera di “integrità morale” e così permesso al Galli di entrare all’Accademia Alfonsiana. Questo è accaduto.

Il nodo cruciale, per me anche divertente, adesso è: chi ha favoreggiato?

Senza dubbi all’epoca l’ordinario diocesano era Scola, ma sappiamo anche che a gestire il caso di don Galli sono stati i suoi sottoposti, Delpini e Tremolada, che per la funzione dell’epoca, avrebbero potuto informare male Scola oppure, addirittura, accreditare il Galli.

Tuttavia il punto è che il Galli, denunciato dalla vittima alla chiesa nel dicembre 2011, formalmente all’Autorità Giudiziaria nel luglio 2014, abbia tuttavia potuto terminare l’anno (e forse prendere il dottorato l’anno successivo) quando era certo che all’epoca sapessero almeno che il prete si era portato a letto il minore, prete che tra le altre cose hanno spostato più volte.

Quindi:

A – Delpini ha insabbiato il caso facendo carte false per iscriverlo, dicendo che il prete aveva tutti i requisiti necessari garantendo per lui, come richiesto.

Scola però scriveva alla vittima che nel momento in qui si sono resi conto della gravità della situazione, “hanno mandato don Galli a Roma a studiare e che, a differenza degli altri studenti, non poteva svolgere alcuna attività pastorale”…

Per quale motivo tale restrizione? Inoltre sostiene che il prete era anche sospeso temporaneamente dal ministero sacerdotale fino all’esito del processo (presumibilmente canonico in quanto, nonostante fosse già indagato, sotto indagine, già intercettato, Delpini gli aveva già procurato l’avvocato Zanchetti). Quindi, se moralmente era integerrimo, perché sospeso dal sacerdozio? Perché sotto processo canonico? Oppure era falso anche lo scritto di Scola che sosteneva che fosse avviato il processo canonico?

B – per Delpini è moralmente accettabile dormire con un minore, tanto da iscrivere il sacerdote a Teologia Morale? È quindi la sua moralità in discussione? E quindi: perché le restrizioni e la sospensione di cui sopra?

C – per tutti è moralmente accettabile? Anche per l’Università, che rappresenta la morale al massimo livello istituzionale ?

Quindi: o veramente Delpini ha fatto documenti falsi per iscrivere don Galli, e nessuno sapeva nulla a Roma, e Scola scriveva falsità circa le restrizioni che a Roma avrebbero dovuto attuare – e quindi vigilare – pur non sapendo nulla… oppure sono tutti concordi in queste soluzioni di omissioni e insabbiamenti (altro che morale e requisiti!) e pertanto questa è la Morale che forma i candidati che insegneranno Morale ad altri nuovi moralisti.

Fate vobis

di Francesco Zanardi

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Sopravvissuto agli abusi sessuali di un sacerdote, dal 2010 mi batto perchè non accada ad altri. Potevo ma non mi sono sentito di fare il giornalista, ho preferito rimanere un umile blogger, che vuole vivere degnamente la propria vita, illuminato dalla luce di una nobile causa. Fondatore e Presidente dell'unica Rete italiana di sopravvissuti agli abusi del clero, Rete L'ABUSO, riconosciuta dalle Nazioni Unite di Ginevra. Tra i fondatori di ECA Global, oggi presente in 42 paesi in quattro continenti.

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

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