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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » abusi sessuali » Prete sparito a Montù le madri non s’arrendono

Prete sparito a Montù le madri non s’arrendono

Redazione WebNews by Redazione WebNews
23 Maggio 2018
in Lombardia
Reading Time: 2 mins read
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Hanno scritto anche al cardinale Sepe dopo la lettera a papa Francesco L’arcivescovo di Napoli: indagini in corso, nessun aspetto sarà trascurato

MONTU’ BECCARIA. Non si ferma la battaglia delle mamme di Montù Beccaria per scoprire dove si è nascosto don Silverio Mura, il prete campano sospettato di abusi sessuali, rimasto in servizio per circa un anno nel paese oltrepadano sotto falso nome (si faceva chiamare don Saverio Aversano), per poi fuggire nel marzo scorso dopo un servizio de “Le Iene” che riprendeva il suo caso. Il gruppo di mamme montuesi, che aveva sollevato la questione, dopo aver scritto a Papa Francesco, chiedendogli di fare chiarezza sulla vicenda, nei giorni scorsi ha scritto anche al cardinale Crescenzio Sepe, arcivescovo di Napoli. Le missive sono state consegnate al presule da Diego Esposito, una delle presunte vittime di don Mura, quando è stato in udienza dal cardinale ad invocare giustizia per la sua vicenda.

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«Abbiamo chiesto al cardinal Sepe di dirci dove si trova don Mura e soprattutto perché è stato mandato a Montù Beccaria, dove ha fatto per un anno catechismo ai nostri figli – spiegano le mamme -. Inoltre vogliamo sapere perché è ancora libero, visto che, se si fosse trattato di un laico, accusato di un reato così grave, probabilmente sarebbe già stato licenziato, allontanato e anche processato». La risposta dell’arcivescovo di Napoli non si è fatta attendere: «Attualmente è in corso una nuova fase delle indagini canoniche per verificare la fondatezza delle accuse rivolte a don Silverio – scrive Sepe -. Appena sarà terminata questa indagine, che va avanti con grande scrupolo e senza trascurare alcun risvolto, tutti gli elementi raccolti saranno nuovamente inviati alla Congregazione per le opportune valutazioni e determinazioni». Sepe garantisce alle mamme montuesi che «niente sarà nascosto» e che «chi ha sbagliato dovrà pagare»; ma, aggiunge, «fino a prova contraria non siamo in presenza di un mostro, ma soltanto di un accusato». Ancora: «In merito alle vostre legittime perplessità circa la presenza e l’attività di don Silverio a Montù Beccaria – ha precisato Sepe – dovrà essere il vostro parroco a dirvi della sua correttezza comportamentale o meno, visto che, fin dal 2010, è stato affidato alla Congregazione dei padri missionari della Divina Redenzione, di cui fanno parte l’attuale parroco di Montù e il suo predecessore.

Ci può essere stato un difetto di comunicazione, ma non si è consentito, allora come oggi, che girasse libero per l’Italia e svolgesse senza controllo il ministero sacerdotale».

Una risposta che, comunque, non convince fino in fondo le mamme.

Dona adesso Dona adesso Dona adesso

Oliviero Maggi

http://laprovinciapavese.gelocal.it/pavia/cronaca/2018/05/22/news/prete-sparito-a-montu-le-madri-non-s-arrendono-1.16869528

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.