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Pedofilia, ovazione per la vaticanista che ‘avverte’ i vescovi: “Punite le mele marce o saremo i vostri peggiori nemici”

Redazione WebNews by Redazione WebNews
5 Marzo 2019
in Città del Vaticano
Reading Time: 3 mins read
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L’intervento appassionato di Valentina Alzraki, corrispondente di un’emittente messicana, scuote il summit vaticano sulla protezione dei minori

Dopo le accuse del cardinale Marx, un altro intervento ha scosso il summit sulla Protezione dei minori, voluto dal Papa per affrontare lo scandalo della pedofilia nella Chiesa cattolica. E’ stato quello di Valentina Alzraki, decana delle giornaliste vaticaniste in qualità di corrispondente presso la Santa Sede dell’emittente televisa, la più seguita del cattolicissimo Messico: “Se siete contro quanti commettono abusi o li coprono – ha esordito – , allora stiamo dalla stessa parte. Possiamo essere alleati, non nemici. Vi aiuteremo a trovare le mele marce e a vincere le resistenze per allontanarle da quelle sane. Ma se voi non vi decidete in modo radicale di stare dalla parte dei bambini, delle mamme, delle famiglie, della società civile, avete ragione ad avere paura di noi, perché noi giornalisti, che vogliamo il bene comune, saremo i vostri peggiori nemici”.

Queste parole molto forti, che suonano quasi come una minaccia, hanno concluso la terza giornata del Summit: “Mi occupo del Vaticano – ha detto Valentina Alzraki – da quasi 45 anni. Cinque pontificati diversi, importantissimi per la vita della Chiesa e del mondo, con luci e ombre. In questi quattro decenni ho visto proprio di tutto. Quante volte mi è toccato ascoltare che lo scandalo degli abusi è ‘colpa della stampa, che è un complotto di certi mass media per screditare la Chiesa, che dietro ci sono poteri occulti, per mettere fine a questa istituzione’! Noi giornalisti sappiamo che ci sono informatori più rigorosi di altri, e che ci sono mass media più o meno dipendenti da interessi politici, ideologici o economici. Ma credo non si possa in alcun caso colpevolizzare i mass media per aver rivelato gli abusi o informato su di essi. Gli abusi contro i minori non sono pettegolezzi né chiacchiere, sono crimini. Ricordo le parole di papa Benedetto XVI, durante il volo per Lisbona, quando ci ha detto che la più grande persecuzione alla Chiesa non viene dai nemici esterni, ma nasce dal peccato al suo interno. Vorrei che usciste da quest’aula con la convinzione che noi giornalisti non siamo né quelli che abusano né quelli che coprono”.

“La nostra missione – ha proseguito la giornalista – è di esercitare e difendere un diritto, che è il diritto a un’informazione basata sulla verità per ottenere giustizia. Noi giornalisti sappiamo che gli abusi non sono circoscritti alla Chiesa cattolica, ma dovete capire che con voi dobbiamo essere più rigorosi che con gli altri, in virtù del vostro ruolo morale. Rubare, per esempio, è sbagliato, ma se chi ruba è un poliziotto ci sembra più grave, perché è il contrario di quello che dovrebbe fare, cioè proteggere la comunità dai ladri”.

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Valentina Alzraki ha parlato anche degli abusi compiuti da sacerdoti e vescovi sulle suore. “Siamo sulla soglia di un altro scandalo, quello delle suore e religiose vittime di abusi sessuali da parte di sacerdoti e vescovi. Lo ha denunciato la rivista femminile dell’Osservatore Romano e Papa Francesco, durante il volo di ritorno da Abu Dhabi, ha riconosciuto che si sta lavorando da tempo sul tema, che è vero che bisogna fare di più e che c’è la volontà di fare di più. Vorrei che in questa occasione la Chiesa giocasse all’attacco e non in difesa, com’è avvenuto nel caso degli abusi sui minori. Potrebbe essere una grande opportunità perché la Chiesa prenda l’iniziativa e sia in prima linea nella denuncia di questi abusi, che non sono solo sessuali ma anche di potere”.

“Mi congedo – ha poi concluso la decana dei vaticanisti – ringraziando papa Francesco per aver reso grazie, di fronte alla Curia, lo scorso mese di dicembre, per il lavoro ai giornalisti, che sono stati onesti e obiettivi nello scoprire sacerdoti depredatori e hanno fatto udire le voci delle vittime. Spero che dopo questo incontro, torniate a casa e non ci evitiate, anzi che ci cerchiate. Che possiate tornare alle vostre diocesi pensando che non siamo noi i lupi feroci, ma, al contrario, che possiamo unire le nostre forze contro i veri lupi”.

L’intervento di Alzraki è stato salutato con un’ovazione dai giornalisti presenti al summit che si sono alzati in piedi per applaudire a lungo l’appassionata denuncia della collega.

https://www.repubblica.it/vaticano/2019/02/23/news/pedofilia_chiesa_summit_l_accusa_della_giornalista_vaticanista-219951390/amp/

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.