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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » Angelo Sodano » Caso Orlandi: “Aprite quella tomba nel cimitero teutonico”. E il Vaticano trema

Caso Orlandi: “Aprite quella tomba nel cimitero teutonico”. E il Vaticano trema

Redazione WebNews by Redazione WebNews
5 Marzo 2019
in Cronaca e News
Reading Time: 2 mins read
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La famiglia Orlandi ha fatto arrivare in Vaticano un’istanza nella quale si chiedono una serie di informazioni su una tomba all’interno del cimitero teutonico Vaticano. Sarebbero custodite lì, secondo una lettera ricevuta dal legale della famiglia Orlandi Laura Sgrò, le risposte al mistero di Emanuela Orlandi, la quindicenne sparita nel nulla nel 1983.

Per questo il legale ha scritto al segretario di Stato, il cardinale Pietro Parolin, chiedendo, oltre all’apertura del loculo, anche una serie di informazioni su quel sepolcro. Non solo. Gli Orlandi chiedono anche una serie di audizioni delle persone coinvolte e ancora in vita: il cardinale Giovanni Battista Re, il cardinale Eduardo Martinez Somalo e il cardinale Angelo Sodano.

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Appoggiato a una parete del cimitero teutonico c’è la statua di un angelo che tiene un foglio con la scritta in latino “Requiescat in pace”, “Riposa in pace”. Per terra una lastra con una scritta funeraria dedicata alla principessa Sofia e al principe Gustavo von Hohenlohe che nel 1857 fu nominato arcivescovo da papa Pio IX. Ma la datazione della statua è diversa da quella della lastra.

“Alcune fonti – è scritto nella richiesta depositata dall’avvocato Sgrò il 25 febbraio scorso – riferiscono che più persone da anni sono solite deporre i fiori in segno di pietà nei confronti dell’Orlandi che lì sarebbe seppellita. Per fugare ogni dubbio sul contenuto, si ritiene opportuno una ricerca negli archivi di ogni documento relativo a tale loculo per individuare chi vi risulti essere stato sepolto”.

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“In ogni caso si chiede l’apertura della tomba alla presenza della sottoscritta di un rappresentante della famiglia Orlandi e del nostro consulente tecnico, il dottor Giorgio Portera, affinché possa partecipare alle operazioni con tutte le garanzie necessarie vista la gravità del caso”. Nel corso degli anni sono state tante le “piste”, poi rivelatesi false, per ritrovare Emanuela Orlandi. L’ultima risale a qualche mese fa, quando sono state ritrovate delle ossa nella sede della Nunziatura apostolica a Roma.

“Posso confermare che la lettera della famiglia di Emanuela Orlandi è stata ricevuta dal cardinale Pietro Parolin e che verranno ora studiate le richieste rivolte nella lettera”. Lo ha affermato il direttore “ad interim” della Sala Stampa della Santa Sede, Alessandro Gisotti.

Caso Orlandi: “Aprite quella tomba nel cimitero teutonico”. E il Vaticano trema

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Informazione sui contenuti

La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.