Vaticano, abusi notturni nel collegio dei chierichetti del Papa: fissato il processo

Città del Vaticano – Il processo potrebbe scoperchiare un altro verminaio in Vaticano. Il sospetto che vi siano stati abusi sessuali sui chierichetti del Papa, nel preseminario a due passi da Casa Santa Marta, ha portato i magistrati d’Oltretevere a fissare la prima udienza del processo. Servirà a verificare se i presunti abusi notturni nelle camere del collegio sono realmente avvenuti come sostiene un testimone, l’ex seminarista polacco, Kamil Jarzembowski.

Oppure se, invece, si tratta di una accusa alimentata da un intreccio di amicizie morbose, gelosie e passioni omosessuali ma senza che, alla base, vi fossero costrizioni e violenze. Il racconto di Kamil (entrato in preseminario nel 2010) è stato ampiamente setacciato dai magistrati vaticani e ha portato al rinvio a giudizio di due sacerdoti, don Enrico Radice, all’epoca responsabile della struttura, accusato di favoreggiamento e di non avere vigilato sulla condotta di don Gabriele Martinelli, 30 anni.

All’epoca dei fatti – quando Kamil entra nel pre-seminario, nel 2010 – don Gabriele era uno studente di venti anni, una specie di ‘capoclasse’. Un ragazzo che poi ha manifestato la vocazione fino ad essere ordinato sacerdote. Una personalità molto forte e complessa che, secondo Kamil, riusciva a piegare ai suoi voleri un suo compagno, di un anno inferiore, costringendolo alle presunte violenze.

La versione di Kamil tuttavia, stando ad alcune sue lettere, sembrerebbe cambiare nel tempo perchè in una lettera arriva a descrivere così il rapporto tra don Martinelli e la vittima: «non lo facevano a causa di un amore perverso, ma di un desiderio sfrenato di saziare la loro libido ogni giorno», ipotizzando dunque un rapporto consensuale.

 La prima udienza processuale fissata al 14 ottobre resta un appuntamento cruciale. Al di là delle eventuali responsabilità penali che verranno accertate,  attorno al preseminario emerge uno spaccato umano poco edificante, visto che in parallelo, la vicenda, si intrecca con storie di  lettere anonime, veleni, calunnie, cordate gay di persone che in quel periodo gravitavano attorno a questa struttura e che comportarono anche il trasferimento di alcuni giovani sacerdoti, ritenuti gli autori di lettere anonime.

Stavolta con questo processo il Vaticano anticipa di fatto l’inchiesta della Procura di Roma. Kamil, infatti, denunciò questa vicenda anche a Roma, nel 2017 benchè il fascicolo fu aperto solo nel 2019. Allo stato attuale ancora non sembra che vi siano all’orizzonte decisioni in merito ad un eventuale processo ache se in Italia don Gabriele Martinelli originario di Chiavenna (Sondrio) e incardinato nella diocesi di Como (dove ha sede l’Opera di don Folci proprietaria del preseminario) è indagato per violenza continuata e abuso di autorità.

Nel frattempo il Vaticano ha anche commissariato l’Opera di don Folci, dalla quale dipende il preseminario, nominando un commissario incaricato di verificare persino il conto corrente allo Ior e tutte le proprietà dell’ente situate a Como, al fine di avere un panorama completo della gestione. Di pari passo si è evidenziato uno scontro di poteri interni tra la Diocesi di Como (dalla quale dipende l’Opera di Don Folci) e l’Opera di don Folci stessa, che dagli anni cinquanta, ha sempre goduto della totale autonomia nella gestione del preseminario e dei beni ad essa riferiti, frutto di lasciti e donazioni.

Tra le accuse sollevate da Kamil anche quelle che si siano consumati abusi persino nella sacrestia di San Pietro. Tutto da verificare e da analizzare considerando che la sacrestia della basilica è un’area di continuo transito e sottoposta a controlli continui.

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