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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » chiesa » Pedofilia, il Papa: “Nessun abuso sarà più coperto”. Ma le vittime: “Solo parole”

Pedofilia, il Papa: “Nessun abuso sarà più coperto”. Ma le vittime: “Solo parole”

Redazione WebNews by Redazione WebNews
25 Febbraio 2019
in Città del Vaticano
Reading Time: 5 mins read
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L’ultima giornata della Conferenza sulla protezione dell’infanzia. Francesco: “Siamo di fronte alla mano del male”. Prima di lui ha parlato l’arcivescovo di Brisbane, Coleridge: “Abbiamo considerato le vittime come nemici”. Fine di ogni forma di tolleranza

Non usa mezze parole, Papa Francesco nel suo discorso conclusivo ai vescovi partecipanti al convegno vaticano sulla protezione dell’infanzia. È chiaro che il pontefice, nella solennità della sala Regia del Palazzo apolistico vuole segnare un forte momento di discontinuità con il passato: “Nessun abuso deve mai essere coperto (così come era abitudine nel passato) e sottovalutato, in quanto la copertura degli abusi favorisce il dilagare del male e aggiunge un ulteriore livello di scandalo”. Ma le vittime non sono soddisfatte. “Che bisogna aiutare i bambini, lo sappiamo. Il vaticano è una monarchia, il Papa è monarca assoluto e detiene i tre poteri, esecutivo, legislativo e giudiziario. Agisca!”, sono le parole di Francesco Zanardi, presidente di Rete l’Abuso.

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Discorso conclusivo del Papa – “La disumanità del fenomeno a livello mondiale – ha detto Papa Francesco nel suo discorso – diventa ancora più grave e più scandalosa nella Chiesa, perché in contrasto con la sua autorità morale e la sua credibilità etica. Il consacrato, scelto da Dio per guidare le anime alla salvezza, si lascia soggiogare dalla propria fragilità umana, o dalla propria malattia, diventando così uno strumento di satana. Negli abusi noi vediamo la mano del male che non risparmia neanche l’innocenza dei bambini. Non ci sono spiegazioni sufficienti per questi abusi nei confronti dei bambini”. Lo dice Papa Francesco nel suo discorso conclusivo ai partecipanti all’Incontro sulla protezione dei minori nella Chiesa, che si è svolto in Vaticano dal 21 al 24 febbraio 2019.  E poi:  “Nessun abuso deve mai essere coperto (così come era abitudine nel passato) e sottovalutato, in quanto la copertura degli abusi favorisce il dilagare del male e aggiunge un ulteriore livello di scandalo”.

“Umilmente e coraggiosamente – ha detto ancora Francesco – dobbiamo riconoscere che siamo davanti al mistero del male, che si accanisce contro i più deboli perché sono immagine di Gesù. Ecco perché nella Chiesa attualmente è cresciuta la consapevolezza di dovere non solo cercare di arginare gli abusi gravissimi con misure disciplinari e processi civili e canonici, ma anche affrontare con decisione il fenomeno sia all’interno sia all’esterno della Chiesa”.

San Pietro, la protesta delle associazioni delle vittime di abusi

Angelus – Temi che il Pontefice ha ribadito durante l’Angelus della domenica. “Vogliamo – ha spiegato – che tutte le attività e i luoghi della Chiesa siano sempre pienamente sicuri per i minori; che si prendano tutte le misure possibili perché simili crimini non si ripetano; che la Chiesa torni ad essere assolutamente credibile e affidabile nella sua missione di servizio e di educazione per i piccoli secondo l’insegnamento di Gesù”. “Sapremo collaborare con tutto il nostro cuore e con efficacia, insieme a tutte le persone di buona volontà e a tutte le componenti e le forze positive della società, in tutti i paesi e a livello internazionale, perché si combatta fino in fondo, in ogni sua forma, la gravissima piaga della violenza nei confronti di centinaia di milioni di minori, bambine e bambini, ragazze e ragazzi, in tutto il mondo”. Così Papa Francesco al termine dell’Angelus della domenica.

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Arcivescovo Coleridge – Prima del Papa aveva parlato l’arcivescovo di Brisbane Mark Benedict Coleridge, presidente della  Conferenza episcopale australiana: “Faremo tutto quanto è in nostro potere per portare ai sopravvissuti agli abusi giustizia e guarigione; li ascolteremo, crederemo in loro e cammineremo con loro; faremo in modo che tutti coloro che hanno commesso abusi non siano mai più in grado di offendere; chiameremo a rendere conto chi ha nascosto gli abusi”.

“Renderemo più severi i procedimenti di selezione e di formazione dei leader della Chiesa – ha detto Coleridge -; educheremo tutto il nostro popolo a ciò che richiede la tutela; faremo ogni cosa in nostro potere per garantire che gli orrori del passato non si ripetano e che la Chiesa sia un posto sicuro per tutti, una madre amorevole in particolare per i giovani e per le persone vulnerabili; non agiremo da soli ma collaboreremo con tutte le persone coinvolte nel bene dei giovani e delle persone vulnerabili; continueremo ad approfondire la nostra conoscenza sugli abusi e sui suoi effetti, sul perché siano potuti accadere nella Chiesa e su cosa si debba fare per sradicarli. Tutto questo richiederà tempo, ma noi non ne abbiamo per sempre e non possiamo permetterci di fallire”.

Coleridge ha parlato della necessità di una “conversione”: “Solo una conversione ci aiuterà a vedere che le ferite di coloro che sono stati abusati sono le nostre ferite, che il loro destino è il nostro, che non sono i nostri nemici ma ossa delle nostre ossa, carne della nostra carne. Loro sono noi e noi siamo loro. Questa conversione, infatti, è una rivoluzione copernicana”. E ancora: “Come sapete, Copernico dimostrò che non è il sole che gira intorno alla terra, ma la terra che gira intorno al sole. Per noi, la rivoluzione copernicana consiste nella scoperta che le persone abusate non ruotano intorno alla Chiesa, ma che è la Chiesa che ruota intorno a loro. Scoprendo questo possiamo iniziare a vedere con gli occhi loro e a sentire con le loro orecchie; una volta fatto questo, il mondo e la Chiesa cominciano ad avere un altro aspetto. Questa è la conversione necessaria, la vera rivoluzione e la grande grazia che può aprire alla Chiesa una nuova stagione di missione”, aggiunge.

La reazione delle vittime – “Nelle parole di Papa Francesco, il Vaticano si ritiene vittima. Allora si costituisca parte civile nei tribunali contro i preti pedofili, non li copra”. Sono le prime parole, a caldo, di Francesco Zanardi, presidente di Rete l’Abuso, dopo il discorso conclusivo di Papa Francesco sul vertice di protezione dei minori in Vaticano. “Siamo rimasti delusissimi perché non c’è niente nel discorso. Cosa dice? Nulla. Che bisogna aiutare i bambini, lo sappiamo. Il vaticano è una monarchia, il Papa è monarca assoluto e detiene i tre poteri, esecutivo, legislativo e giudiziario. Agisca! Nessuno glielo impedisce, faccia i fatti non le chiacchiere. Già sapevamo che bisogna prendersi cura dei bambini, non mi serviva il Papa per sapere che l’acqua è bagnata”. Secondo le proiezioni di Mark Vincent Healy, prese sulla base dei dati emersi dalle commissioni governative di inchiesta effettuate in tutto il mondo “in Italia nell’ultima decina di anni potrebbero esserci state un milione di vittime di pedofilia”, dice a LaPresse Francesco Zanardi. “Non è credibile che il Vaticano non abbia i dati – aggiunge – se se li sono persi, possono passare da noi, glieli forniamo volentieri”.

https://www.lapresse.it/vaticano/pedofilia_e_vaticano_l_arcivescovo_coleridge_abbiamo_trattato_le_vittime_da_nemici_-1179517/news/2019-02-24/

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

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