L’ho visto per l’ultima volta ad aprile, quando da Savona scesi a Napoli per sostenere il suo papà, un sopravvissuto. In quella occasione ha voluto lasciarmi il suo letto e la sua stanza per dormire, un gesto di ospitalità e di gratitudine per l’aiuto che in questi anni l’Associazione ha dato a Diego Esposito.
La prima volta che lo incontrai fu nel 2012, era piccolino Giggi, era buono, un ragazzo di cuore che non doveva morire a 18 anni.
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