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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » Asti » Preti pedofili e adulti complici, il corto di Cammuso illumina la Sala Farina. “Gesti orrendi camuffati da abito religioso”

Preti pedofili e adulti complici, il corto di Cammuso illumina la Sala Farina. “Gesti orrendi camuffati da abito religioso”

Si chiama “Sinite pueros venire ad me” il corto proiettato ieri in Sala Farina sul delicatissimo tema dei preti pedofili, scritto e diretto dal regista e attore Piero Cammuso

Redazione WebNews by Redazione WebNews
17 Marzo 2018
in Cronaca e News
Reading Time: 3 mins read
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Si chiama “Sinite pueros venire ad me” il corto proiettato ieri in Sala Farina sul delicatissimo tema dei preti pedofili, scritto e diretto dal regista e attore Piero Cammuso.

Il plot è molto ben scritto. Lo spettatore viene catapultato in una chiesetta di provincia, con le anziane perpetue. Il parroco è anche insegnante in una scuola elementare, dove si consuma una tresca amorosa tra due colleghi, una dei quali è moglie del preside.

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I due amanti in un magazzino scolastico vengono scoperti dal sacerdote, il quale in cambio del suo silenzio, chiede la complicità del collega per adescare i fanciulli della classe. L’opera si conclude con l’uomo che accompagna uno dei ragazzini in canonica dal suo carnefice.

Il corto, in modo molto discreto, senza inutili voyerismi, entra nelle dinamiche della lussuria con un fil rouge che collega disperatamente lascivia e perversione terribile del mondo degli adulti, in una banalità del male e delle pulsioni sessuali, di fronte alle quali si prova la nausea del grottesco. È questo l’aspetto più interessante dell’opera di Cammuso, presentata ieri da Roberto Parisi, con l’ausilio dopo la proiezione degli interventi della Presidente della Camera Minorile di Capitanata Maria Emilia De Martinis,  di Lucia Magaldi Preside dell’XI Circolo Didattico San Ciro di Foggia e Paolo Mongiello dell’associazione “Innamorati di Foggia”.

Gli adulti sono il più delle volte complici dei preti pedofili e lo dimostrano i casi di cronaca. Sono spesso loro, per povertà di mezzi o perché vittime di ricatti beceri, a portare i piccoli nelle braccia demoniache dei sacerdoti deviati. Da qui il titolo efficacissimo del corto, tratto da Matteo, cap.XIX, v. 14, “Lasciate che i fanciulli vengano a me”.

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Il corto è un’opera corale, a recitare Maria Pia De Stefano, Michela Sepe, Piero Cammuso, Francesco Cappiello, Michele Cristinziano, Cinzia Di Gioia, Marcello Scala insieme agli alunni della classe “III^ E” dell’Istituto San Ciro di Foggia. Direttore della fotografia Tony La Gatta, operatore di riprese Michele Angler, fotografo di scena Cristiana Falcone, fonico Giorgio Frigerio, assistente fonico Antonio Spadavecchia, sound designer Fabio Silvis, color correction Vincenzo Coluccelli, montaggio Piercamm, segretaria di edizione Oriana Casiello, trucco Francesca di Bella e Marianna Leopardi.

Intense le musiche originali, “Pueros” di Fabio Silvis e “Fly away” di Antonio Cappiello. A l’Immediato l’autore, che nel corso della serata ha denunciato l’assenza del Telefono Azzurro a Foggia, ha specificato che la distribuzione avverrà esclusivamente attraverso concorsi e festival. “Ho studiato a Napoli in un istituto di gesuiti. Personalmente ho avuto sempre delle reticenze sui preti e su coloro che si camuffano, grazie alla loro tonaca, commettendo gesti orrendi. Il progetto si è poi evoluto in funzione del fatto che ho avuto la possibilità di svilupparlo grazie alla signora Cigliano di Pietrafitta che mi ha dato l’ok a girare le scene nella chiesetta della sua tenuta e alla scuola San Ciro, che mi ha acconsentito a far da location. Abbiamo fatto una riunione con i genitori della III E. Il prete pedofilo ha le sue responsabilità, ma ve ne sono altre più gravi da parte di coloro che acconsentono a quel reato orrendo. Il maestro nel cortometraggio subisce il ricatto a discapito del bambino, pur di non essere scoperto insieme alla sua amante, dà in pasto all’orco un bambino innocente”.

È stato per certi versi significativo che un corto del genere, un’opera locale, sia stato proiettato alla Sala Farina, una sala di comunità che riceve finanziamenti pubblici e regionali, con il Circuito D’Autore, e all’interno del format Cei.

Cosa vuol dire proiettare in una sala di comunità? Cammuso sorride. “È stata una provocazione? La sala permetteva come disponibilità lo spazio, quando ho prospettato l’argomento c’è stato un attimo di scetticismo, ma poi alla fine hanno aderito. È un segno importante, tanto è vero che Dino La Cecilia ha voluto dare questo significato: anche la Chiesa vuole che questo fenomeno venga divulgato e debellato”.

È proprio la presenza di un nuovo “manager” gestore della sala la novità della serata di ieri. Dopo gli anni indimenticabili del Falso Movimento di Mauro Palma e il controllo della Curia, prima con Luciano Gentile e poi con la cooperativa bovinese di Francesco Gesualdi arriva un nuovo soggetto.

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Ci sarà sempre cinema d’essai, ma con uno sguardo più vivace alle realtà locali e internazionali. Alcuni si chiedono se la nuova gestione conservatrice sarà in grado di riportare sullo schermo la varietà di stili e di arte che Palma proponeva al pubblico ormai tranti anni, prima di essere cacciato.

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

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