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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » abusi sessuali » Pedofilia, per l’arcivescovo di Guam una condanna a metà: niente riduzione allo stato laicale

Pedofilia, per l’arcivescovo di Guam una condanna a metà: niente riduzione allo stato laicale

Redazione WebNews by Redazione WebNews
17 Marzo 2018
in World
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Città del Vaticano Colpevole di abusi, ma non del tutto. Una specie di punizione a metà per l’arcivescovo neocatecumenale di Guam, accusato di pedofilia, per commesso abusi su minori e di conseguenza messo sotto processo – previa complicata indagine – in Vaticano. La decisione finale emessa dal tribunale della Congregazione della Dottrina della Fede prevede che il prelato venga rimosso con il divieto di mettere piede sull’isola del Pacifico. Nessun altro provvedimento, invece, è stato preso sul suo status di prete e di vescovo. In pratica monsignor Anthony Sablan Apuron, 73 anni, frate cappuccino, continuerà come sempre a fare il prete, a celebrare la messa come se niente fosse. Papa Francesco ha acconsentito a non ridurlo allo stato laicale probabilmente per il suo stato di salute. Una decisione che la comunità cattolica di Guam farà fatica a comprendere ma che si uniforma ad altre decisioni miti sulla pedofilia, per esempio quella nei confronti del prete cileno Karadima. Anche per lui è stato evitato che venisse ridotto allo stato laicale, tanto che ora vive da pensionato in un buen retiro cileno.

A rendere noto il risultato del processo vaticano è uno scarno bollettino della sala stampa che ancora una volta non rende pubblico nessun particolare, nemmeno sui reati che sono stati contestati all’arcivescovo. «Il Tribunale Apostolico della Congregazione per la Dottrina della Fede, composto da cinque giudici ha emesso la sentenza di primo grado, dichiarando l’imputato colpevole di alcune delle accuse e imponendo all’imputato le pene di cessazione dall’ufficio e il divieto di residenza nell’Arcidiocesi di Guam».

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Nel comunicato si fa riferimento ad «Alcune accuse», ma senza spiegare all’opinione pubblica di cosa si tratta. La trasparenza che tante volte Papa Francesco aveva promesso ai fedeli per rendere loro conto della mano ferma nel giudicare i preti pedofili sembra venire meno. Naturalmente la sentenza potrà essere oggetto di un eventuale ricorso in appello.

Apuron che si è sempre dichiarato innocente, anche a verdetto pronunciato ha ribadito la sua estraneità. «Mentre sono sollevato dal fatto che il Tribunale apostolico abbia respinto la maggior parte delle accuse contro di me, ho impugnato il verdetto. Dio mi è testimone; sono innocente e attendo che la mia innocenza sia dimostrata nel processo di appello».

Il caso era scoppiato nel 2016 quando l’arcivescovo si era auto-sospeso dalle sue funzioni dopo essere stato accusato di abusi sessuali da alcuni chierichetti. Le vicende risalgono alla fine degli anni Settanta. A questi guai se ne erano aggiunti altri, stavolta di natura finanziaria. L’arcivescovo aveva lasciato le casse della diocesi di Guam al verde e coperte di debiti per spese immobiliari non andate a buon fine. Nel 2016 il Vaticano aveva nominato un amministratore esterno nella persona di monsignor Savio Hon attuale nunzio in Grecia. Al lavoro svolto dall’amministratore si è poi aggiunto un ulteriore indagine affidata al cardinale ultra conservatore Leonard Burke, canonista, che si era recato a Guam nel 2017 per raccogliere tutte le prove per il processo vaticano. Anche un nipote dell’arcivescovo lo accusa di molestie.

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https://www.ilmessaggero.it/primopiano/vaticano/vaticano_guam_arcivescovo_papa_francesco_pedofilia_condanna-3611022.html

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Informazione sui contenuti

La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.