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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » chiesa » Bergoglio e la pedofilia – Politicamente scorretto

Bergoglio e la pedofilia – Politicamente scorretto

Francesco Zanardi by Francesco Zanardi
26 Gennaio 2018
in Il punto della Rete L'ABUSO
Reading Time: 4 mins read
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Le vittime… e non parlo di quelle italiane, parlo di tutte, perché in tutto il mondo le vittime del clero reclamano le stesse cose, vittime che, al viaggio di turno, vengono utilizzate quasi come un’attrazione, poi il dolore del papa, le scuse, qualche volta anche le lacrime, ma poi… quale è il seguito? Nessuno: è una ruota che gira, alla prossima visita di turno, nel paese di turno, con le vittime di turno, si ripete all’infinito, dando la “speranza” alle vittime che, forse, è la volta buona.

Ma dietro la speranza ci si accorge che manca il coraggio di cambiare, se ne accorge chi non sta dalla parte del pubblico, ma chi è protagonista e conosce quella che è stata la sua storia, l’ha confrontata con quelle di chi, come lui, è vittima e può affermare che le lacrime sono di coccodrillo, le scuse sono d’ufficio, mentre le vittime invece sono reali.

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Di Francesco Zanardi

In questi giorni, dopo i fatti del Cile dove Bergoglio ha chiesto alle vittime “le prove” che monsignor Barros fosse un insabbiatore coinvolto nelle coperture di padre Karadima – anzi, che in alcune occasioni fosse addirittura presente alle violenze – molti hanno pensato, detto, di fatto sostenuto, che il papa abbia voluto essere “garantista” nei confronti del monsignore. A mio avviso il garantismo ci sta tutto anzi, è doveroso, certo, come qualche vittima ha fatto notare, non si può pretendere che si mostrino come prova i selfie delle violenze.

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Certo ci si aspetta un garantismo onesto, equilibrato, democratico: deve essere super partes, vale per il vescovo, ma anche per chi lo accusa. Se ne deduce che, (anzi l’onestà intellettuale, dopo il buonsenso impongono), mentre – in virtù del garantismo – si  effettuano le verifiche sull’attendibilità delle accuse, anche l’accusato sia momentaneamente posto in una situazione di “stallo”, almeno fino a che i fatti non sono stati pienamente chiariti, non ci si aspetta di certo che questo venga promosso.

Questo è quello che le vittime cilene contestavano, la speranza di alcuni (nemmeno molta, visti i precedenti) era che, in quella visita, Bergoglio portasse giustizia: non tradotta in indennizzo economico, no, solo la giusta punizione.  Le vittime si aspettavano un atto non solo concreto, ma preventivo, perche il costante desiderio, il primo di tutte le vittime è che quello che è successo a loro, non accada ad altri e, nel rispetto di quello che quelle vittime hanno subito, era doveroso chiarire la fondatezza di quelle accuse. Invece sono state chieste le prove.

Papa Francesco vuole le prove, io le prove gliele do, ma intervenga senza scuse: diversamente si dimostrerà inattendibile.

… caso Delpini… Sempre quello, ma non perché abbia personalmente qualcosa contro Delpini, neppure lo conosco… solo che è un caso che l’associazione segue e conosce bene, risale solo al luglio scorso e ha due caratteristiche di valutazione importanti: la prima è che il processo del presunto abusante, don Mauro Galli, è tutt’ora in corso, la seconda, quella a mio avviso più degna di nota, è che il prete è presunto, quanto è presunta la vittima. Non vi è da ambo le parti certezza, dunque come si spiega che prima dell’inizio del procedimento penale – che solo al termine stabilirà i fatti – la vittima è già stata indennizzata? Io non indennizzo chi mi querela prima di un giudizio, soprattutto se sono innocente.

A chiarire ulteriormente i fatti, non ci sono le accuse della vittima, no, concordano con la deposizione fatta in questura dallo stesso arcivescovo Mario Delpini, nulla da contestare… quindi, riassumendo, entrambe le dichiarazioni (presunta vittima – arcivescovo) concordano: nei giorni immediatamente successivi al presunto abuso, i vertici della diocesi di Milano erano informati del fatto. Poco dopo trasferirono il prete in un’altra parrocchia, ancora con minori, e questo primo trasferimento Delpini lo giustificherà dichiarando, poi, di non aver capito la gravità dei fatti: problema suo, mica della presunta vittima che i fatti li ha denunciati.

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Tuttavia, con un po’ di ritardo, la gravità dei fatti l’ha compresa, dice, ma allora perché ha trasferito una seconda volta don Mauro Galli, ancora una volta a contatto con potenziali vittime, in un ospedale?

Che dire, povero Delpini, sugli abusi ha decisamente poco intuito: se non fosse a capo di una diocesi direi è un rischio ma pazienza, che fare?… ma se gestisce a questo modo gli attuali e i futuri casi di quella diocesi… preoccupante.

Tornando alle prove, sul prete aspettiamo la giustizia civile, per la quale, anche se Delpini non avesse denunciato il sacerdote, poco cambierebbe: grazie a un vuoto legislativo, per la legge italiana non essendo un pubblico ufficiale, non era tenuto a farlo, non ha commesso alcun reato.

Per la legge della chiesa invece si, ne ha fatto una campagna mediatica di rigorosità lo stesso papa Francesco: punirò i vescovi insabbiatori!

Ma allora perché, da garantista, in attesa di un esito processuale, anziché sospenderlo, lo ha promosso arcivescovo della diocesi più grande al mondo, quella di Milano?

In attesa di un cordiale, nonché doveroso riscontro, porgo cordiali saluti.

Zanardi

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Francesco Zanardi

Francesco Zanardi

Sopravvissuto agli abusi sessuali di un sacerdote, dal 2010 mi batto perchè non accada ad altri. Potevo ma non mi sono sentito di fare il giornalista, ho preferito rimanere un umile blogger, che vuole vivere degnamente la propria vita, illuminato dalla luce di una nobile causa. Fondatore e Presidente dell'unica Rete italiana di sopravvissuti agli abusi del clero, Rete L'ABUSO, riconosciuta dalle Nazioni Unite di Ginevra. Tra i fondatori di ECA Global, oggi presente in 42 paesi in quattro continenti.

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

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