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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » argentina » «CHIESA E PEDOFILIA, IL CASO ITALIANO» DI FEDERICO TULLI

«CHIESA E PEDOFILIA, IL CASO ITALIANO» DI FEDERICO TULLI

Il libro presentato a Roma. Qui sotto notizie da un intrigo internazionale – ma che gravita anche su Verona – che imbarazza assai Bergoglio

Redazione WebNews by Redazione WebNews
29 Aprile 2017
in Il punto della Rete L'ABUSO, Incontri pubblici
Reading Time: 4 mins read
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C’è un libro importante – ben più di «Lussuria» di Emiliano Fittipaldi – del quale i media presunti grandi continuano a non parlare perché scava nel tabù dei preti pedofili italiani ai quali il Vaticano continua – pur se proclama il contrario – ad assicurare copertura; si sa che tutto quanto mette in dubbio la “santità” dell’attuale papa è giudicato impubblicabile, soprattutto in Italia.

Il libro è «Chiesa e pedofilia, il caso italiano» di Federico Tulli (*) pubblicato da L’Asino d’oro. Grazie a Uaar, cioè Unione degli Atei degli Agnostici e dei Razionalisti, sarà presentato dal suo autore il 28 aprile a Roma nella libreria Feltrinelli di viale Libia 186 con l’intervento di Francesco Zanardi della rete L’Abuso (**) e con Francesco Troccoli di Uaar a moderare il dibattito.

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«Pedofilia, l’intrigo internazionale che imbarazza la Chiesa di Bergoglio»

estratti di un recente articolo di Federico Tulli (***)
Forse è solo una coincidenza, o forse no. Di certo colpisce che proprio mentre assume dimensioni fuori controllo lo scandalo degli abusi clericali su giovani allievi nelle due sedi dell’Istituto cattolico A. Provolo per sordomuti in Italia a Verona e in Argentina a Mendoza, papa Bergoglio si faccia ritrarre mentre viene accarezzato da una bambina affetta da disabilità. La foto della carezza ricevuta da una bimba cieca ha campeggiato per giorni sulle prime pagine dei media italiani, restituendo l’immagine di un pontefice sempre sensibile alla sofferenza dei più piccoli. Di contro poco o nulla è stato scritto su una vicenda, anch’essa intrisa di sofferenza, che a papa Francesco e alla Santa Sede, ma anche alla nostra opinione pubblica, dovrebbe interessare particolarmente. Almeno stando ai continui e apprezzatissimi proclami di “tolleranza zero” lanciati dal pontefice argentino nei confronti dei chierici che risultano coinvolti in casi di pedofilia.
Proviamo allora a ristabilire una gerarchia delle notizie e partiamo dai fatti che stanno accadendo a Verona, riportando prima brevemente in luce una storia che si presumeva conclusa poco più di quattro anni fa.
«Una vita unicamente dedita alla preghiera e alla penitenza; divieto di qualsiasi contatto con i minori; assidua sorveglianza da parte di responsabili individuati dal vescovo di Verona». È la pena più pesante inflitta ai sacerdoti protagonisti di una delle più agghiaccianti vicende di abusi su minori compiuti in ambito ecclesiastico mai emerse in Italia. Il destinatario del «precetto penale» comminato dalla Santa Sede è don Eligio Piccoli, come si legge nella lettera che fu inviata il 24 novembre 2012 dal vicario giudiziale, monsignor Giampietro Mazzoni, all’avvocato delle vittime riunite nell’Associazione sordi Provolo. Per gli abusi compiuti nell’Istituto per bambini sordi Provolo di Verona, nel quale era educatore, Piccoli era stato riconosciuto colpevole al termine di una inchiesta indipendente affidata dalla Santa Sede a un magistrato “laico”, Mario Sannite.
Le accuse formulate da 67 giovani ospiti dell’Istituto sin dalla metà degli anni 80 e inascoltate per quasi 30 anni, riguardavano 25 persone tra sacerdoti e fratelli laici. Al termine dell’indagine Sannite ravvisò elementi di colpevolezza solo per tre di loro: don Piccoli, don Danilo Corradi e frate Lino Gugole. Per Corradi le accuse «non risultano provate», ma «stante il dubbio, la Santa Sede formulò nei suoi confronti un’ammonizione canonica, vale a dire una stretta vigilanza da parte dei responsabili dei suoi comportamenti». Corradi è pertanto rimasto prete ed è finito sotto il controllo di chi per anni ha ignorato le accuse nei suoi confronti. Ancor più sconcertante, se possibile, il paragrafo relativo al terzo uomo. […]

C’è da dire che a gennaio è stata aperta un’inchiesta nei confronti dei responsabili del Provolo da parte della magistratura scaligera in seguito ad alcuni esposti presentati dall’associazione Rete L’Abuso. E che il 27 febbraio anche l’associazione sordi Provolo e Bisoli – che nel frattempo ha ritrovato la propria pagella del 1964 – hanno depositato formale querela per la presunta manomissione del documento che potrebbe essere stato trafugato alcuni giorni fa dall’istituto Provolo. Certo, anche questo furto appare come una singolare coincidenza e fin qui non c’è nulla che possa far pensare diversamente. Staremo a vedere come evolve la situazione che per quanto appena scritto è legata a filo doppio con quanto sta accadendo al di là dell’Atlantico, nella sede dell’istituto presente nel Paese d’origine di papa Francesco. […]
In riferimento all’arresto di don Nicola Corradi, il 29 marzo, la Rete L’Abuso e l’ex allievo Gianni Bisoli, hanno chiesto tramite un esposto alla procura di Verona di accertare eventuali omissioni giuridicamente rilevanti “in capo ai soggetti preposti al controllo dell’operato dei sacerdoti pure in termini di insufficiente vigilanza o di negligenza nel mettere in atto le cautele necessarie ad impedire la reiterazione di gravi reati come quello di pedofilia”. Vale a dire i responsabili dell’istituto di Verona. La sede legale dell’istituto Provolo argentino sito in Mendoza e diretto da Corradi fino all’arresto risulta infatti coincidere con quella italiano, in Stradone Provolo 20, a dieci minuti a piedi dalle più famose attrazione turistiche del capoluogo scaligero: l’Arena e la casa di Giulietta. […]
(5 aprile 2017)

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(*) in “bottega” cfr La pedofilia non è vizio né lussuria ma un crimine ma anche il dossier Clero e pedofilia: «Non chiamateli Padri»

(**) ne abbiamo parlato più volte, per esempio qui Dove giro per il «Boston Globe»? e qui Preti pedofili: in Italia “200 casi insabbiati”

(***) ripreso da «Micromega».

http://www.labottegadelbarbieri.org/chiesa-e-pedofilia-il-caso-italiano-di-federico-tulli/

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

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