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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » Benedetto XVI » Mea Maxima Culpa – Silenzio nella casa di Dio

Mea Maxima Culpa – Silenzio nella casa di Dio

Redazione Media Web by Redazione Media Web
9 Giugno 2016
in Film
Reading Time: 3 mins read
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Il documentarista Alex Gibney racconta la vicenda del pedofilo americano padre Lawrence Murphy, per poi spostarsi in Europa, dove svela casi simili avvenuti in Irlanda e Italia.

Terry Kohut, Gary Smith, Pat Kuehn e Arthur Budzinski a dispetto delle apparenze, in comune hanno il fatto di essere tutti quanti taken. Con la serie fantascientifica spielberghiana, il documentario di Alex Gibney condivide l’idea che le quattro persone intervistate siano state segnate indelebilmente da un contatto ‘alieno’. Il più odioso, che gli ha svuotato e profanato il corpo, abbandonandoli in bilico sull’abisso e davanti a un mondo avvilito. Terry, Gary, Pat e Arthur avevano pochi anni quando Padre Lawrence Murphy esercitò la pratica del dominio nella completa abiura di ogni volontà.
Padre e poi direttore della St. John’s School di Milwaukee nel Wisconsin, Lawrence Murphy tra il 1950 e il 1974 ha abusato sessualmente di circa duecento bambini audiolesi senza affrontare mai nessun processo canonico e morendo ‘in pace’ dentro l’abito talare. Udente che conosceva il linguaggio dei segni, praticava la pedofilia insieme alla preghiera, comunicando le bocche che prostituiva e consumando in fretta miseri piaceri dentro notti senza fine. Ufficio, confessionale, dormitorio questi i luoghi dove l’irragionevolezza dei suoi desideri incontrava bambini senza pelle e senza voce protetti solo dal resistente potere della loro fanciullezza.

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Ognuno di quei bambini adesso è cresciuto e fa i conti in privato e davanti alla camera di Alex Gibney con la scoperta deflagrante di essere stati sedotti, usati e abbandonati a un destino che hanno sopportato con dignità e coraggio e che non hanno mai smesso di denunciare coi volantini naïf dell’infanzia, con le tuonanti lettere al Vaticano, con le richieste dirette a Murphy di consegnarsi alle autorità, con le innumerevoli pratiche legali.

Muovendo dalle testimonianze di Terry, Gary, Pat e Arthur, il regista americano, già pratico della corruzione umana (Taxi to the Dark Side, Park Avenue), indaga e confronta i casi di pedofilia clericale verificatisi in America e in Europa, rivelando la copertura sistematica e largamente diffusa da parte della Santa Sede di stupri e crimini sessuali contro i bambini. Dagli States all’Irlanda, da padre Murphy a padre Walsh, passando per il Messico di Marcial Maciel, amico di Wojtyla ma inviso a Ratzinger, Mea Maxima Culpa dà voce alle vittime e argomenta il dossier di oltre diecimila pagine presentato alla Corte penale internazionale dell’Aja dalla SNAP (Survivors Network of those Abused by Priests) e dalla Ong americana Center for Costitutional rights. Destinatari dell’accusa di “crimini contro l’umanità per aver coperto i reati di pedofilia”, il Vaticano, i suoi vertici e Papa Benedetto XVI, che anche dimissionario potrà contare sull’immunità diplomatica in base alle norme dei Patti Lateranensi.

Joseph Ratzinger è giudicato responsabile dalla SNAP di non aver mai preso provvedimenti severi contro gli esponenti del clero che hanno tradito la cura pastorale dei bambini e di essere firmatario dell’epistola De delicti gravioribus, che informa sulle procedure da adottare nei casi di pedofilia clericale. In quella lettera si ribadisce il vincolo del segreto pontificio da mantenere durante la procedura investigativa e processuale. Pena la scomunica. Nel silenzio sono state allora violate altre vite e altre infanzie, che portano scritto sul corpo il loro grido di aiuto ma a cui il mutismo non ha impedito di alzare la voce. Il delicato tema degli abusi trattato da Alex Gibney espone il suo documentario a un perenne sbandamento emozionale, dove la sostanza rappresentata finisce per distrarre dalla forma e dal linguaggio.

Dona adesso Dona adesso Dona adesso

L’articolazione narrativa inframezza il racconto orale dei testimoni con la ‘ricostruzione’ didascalica dei fatti, meno efficace delle interviste a causa del carico di messa in scena. La dialettica fra il racconto coniugato al passato e i luoghi e i volti ripresi al presente sembra pertanto soffrire l’assenza di un’idea chiara e univoca di progetto estetico. Mea Maxima Culpa dice comunque bene del Male e del tramonto del padre, di tutti quei ‘padri’ che hanno confuso i confini tra l’umano e il bestiale, abdicato al puro dono della cura, tradito il sentimento legato alla bontà e alla bellezza, infilando la buia notte di un mondo senza Dio.

https://www.mymovies.it/film/2012/meamaximaculpasilenzionellacasadidio/

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.

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