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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » abuso sessuale » Abusi, papa Francesco fa il gioco delle tre carte

Abusi, papa Francesco fa il gioco delle tre carte

Redazione WebNews by Redazione WebNews
18 Marzo 2017
in Cronaca e News
Reading Time: 3 mins read
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Nonostante la proclamata tolleranza zero, nulla cambia circa la denuncia all’autorità civile dei chierici. La pedofilia, cioè, continua a essere solo un peccato.

 «È nostro dovere far prova di severità estrema con i sacerdoti che tradiscono la loro missione, e con la gerarchia, vescovi e cardinali, che li proteggesse, come è già successo in passato». Queste parole provengono dalla prefazione che papa Francesco ha scritto all’autobiografia di Daniel Pittet, vittima di abusi da parte di un sacerdote. Il Papa prosegue definendo la pedofilia, una «mostruosità assoluta, un orrendo peccato, radicalmente contrario a tutto ciò che Cristo ci insegna». Insomma, la Chiesa di Bergoglio avrebbe imboccato la via della fermezza. Certo, a questo punto ci si potrebbe lasciar prendere da facili entusiasmi; ma questi entusiasmi sarebbero giustificati?

Orbene, il papa ha emanato, nel 2013, un Motu Proprio che introduce, fra altri, un nuovo articolo del codice penale della Città del Vaticano riguardante la “violenza sessuale su minori” (Art. 7 Legge della Città del Vaticano n. VIII 11 luglio 2013). Tuttavia, tale normativa non abroga la Crimen sollicitationis, che non obbliga i membri del clero a denunciare chi fra loro si macchia del reato di abusi su minore. Contestualmente il pontefice ha promulgato un’altra norma, la Legge della Città del Vaticano n. IX, riguardante la “divulgazione di notizie e documenti”, che prevede la condanna a pene detentive fino a otto anni e pecuniarie fino a 5.000 euro «chiunque si procura illegittimamente o rivela notizie o documenti di cui è vietata la divulgazione».

Due anni dopo, in una lettera del 2 febbraio 2015 indirizzata ai presidenti delle Conferenze episcopali e ai Superiori degli istituti di vita consacrata e delle società di vita apostolica, il papa scrive: «In questo contesto, ritengo che la Commissione (Pontificia Commissione per la Tutela dei Minori n.d.r.) potrà essere un nuovo, valido ed efficace strumento per aiutarmi ad animare e a promuovere l’impegno dell’intera Chiesa – ai vari livelli […] Non potrà, pertanto, venire accordata priorità ad altro tipo di considerazioni, di qualunque natura esse siano, come ad esempio il desiderio di evitare lo scandalo, poiché non c’è assolutamente posto nel ministero per coloro che abusano dei minori». Papa Francesco prosegue nella lettera citando la circolare emanata dalla Congregazione per la dottrina della fede il 3 maggio 2011 avente lo scopo di aiutare le Conferenze episcopali nel preparare linee-guida per il trattamento dei casi di abuso sessuale nei confronti di minori da parte di chierici. Anche dalla predetta Circolare si evince che l’abuso sessuale su minore seguita ad essere considerato una mancanza al VI Comandamento e non un reato penale. Inoltre, in questi casi, il procedimento ecclesiastico stabilisce di procedere prima con un intervento del vescovo, il quale ha il compito di valutare se l’accusa di abuso risulta fondata, e in tal caso interviene la Congregazione per la dottrina della fede che può amministrare due tipi di sanzioni: restrizione dei contatti con i minori, oppure pene ecclesiastiche fra cui la riduzione allo stato laicale. Da notare che quest’ultima pena non è automatica, né tantomeno definitiva, giacché il reo può essere reintegrato nel ministero allorquando questo non prevede contatto con minori.

Dulcis in fundo, viene promulgata il 4 giugno 2016 la lettera in forma di Motu Proprio “Come una madre amorevole”, nella quale è reiterata la non obbligatorietà della denuncia alle autorità civili dei membri del clero responsabili di abusi su minori e di coloro aventi compiti di vigilanza. Nemmeno la rimozione del vescovo responsabile di omessa vigilanza o intervento è automatica giacché è la «competente Congregazione della Curia romana» a doverne stabilire la colpevolezza.

Cristian Usai

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.