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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » argentina » Scandalo abusi al Provolo Altri tre esposti a Verona. «Don Corradi promosso nonostante le denunce»

Scandalo abusi al Provolo Altri tre esposti a Verona. «Don Corradi promosso nonostante le denunce»

Altri tre esposti-denuncia sul tavolo del procuratore Angela Barbaglio per segnalare gli abusi commessi negli istituti per sordomuti Provolo, a Verona e in Sudamerica.

Redazione WebNews by Redazione WebNews
21 Marzo 2017
in Triveneto
Reading Time: 2 mins read
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Altri tre esposti-denuncia sul tavolo del procuratore Angela Barbaglio per segnalare gli abusi commessi tra le mura degli istituti per sordomuti Provolo, prima all’interno della sede scaligera, poi in quelle sudamericane di Mendoza e La Plaza.

«A Verona venne attuata una serie di gravissime omissioni per coprire le violenze perpetrate e soprattutto per nascondere i nomi e le colpe di chi se n’è macchiato»: a puntare il dito è ancora una volta la onlus «Rete L’Abuso», che lo scorso gennaio depositando oltre cento pagine di esposto aveva fatto ripartire le indagini a Verona sullo scandalo archiviato nel 2009 dai pm scaligeri per prescrizione.

Sugli abusi al Provolo, è il leit motiv dell’associazione, «troppi silenzi, mancate denunce, documenti contraffatti». E la conferma verrebbe da un video «con la testimonianza di 17 vittime e un elenco di nomi dei responsabili tra cui il veronese don Nicola Corradi», arrestato a fine 2016 in Argentina dov’è ora a domiciliari per pedofilia.

Otto anni fa, c’era al vaglio l’ipotesi di violenze ai danni degli allievi e si trattava di presunti abusi che le stesse vittime facevano risalire a numerosi anni prima. Adesso invece l’associazione presieduta da Francesco Zanardi chiama in causa la procura di Verona su «fatti datati dal 2009 in poi e ancora perseguibili dai magistrati». Dopo l’esposto ricevuto due mesi e mezzo fa dalla onlus, all’ex Mastino è stato aperto un fascicolo per favoreggiamento a carico di ignoti.

Con le tre denunce appena depositate, «Rete L’Abuso» segnala alla magistratura scaligera che «malgrado le varie denunce fatte all’autorità ecclesiastica, don Corradi è stato messo a dirigere l’istituto di Mendoza, fino al giorno del suo arresto.A riguardo, il vescovo di Mendoza monsignor Carlos María Franzini accusa l’istituto veronese sostenendo testualmente che “Non abbiamo ricevuto notifiche di precedenti penali dei sacerdoti imputati. Non abbiamo nemmeno ricevuto denunce o commenti sulle irregolarità che sarebbero successe nell’Istituto; se fosse successo, avremmo agito immediatamente”».

Non è finita, perché ai pm di Verona l’associazione presieduta da Zanardi ha ora fatto pervenire anche la registrazione integrale di una una intervista rilasciata a La 7 da don Eligio Piccoli, già «collega» di don Corradi al Provolo: «Racconta che i trasferimenti dei sacerdoti presso gli istituti argentini sarebbero stati sistematici e in alcuni casi imposti, anche se tiene a sottolineare che non proprio tutti i sacerdoti trasferiti erano pedofili. Parla poi di don Nicola Corradi, conferma che dirige l’istituto di Mendoza e parlando degli abusi commessi commenta con tono scherzoso “era un professionista … lui”».

Oggetto dei tre nuovi esposti, risulta inoltre «la presunta contraffazione della pagella di Gianni Bisoli (ex allievo del Provolo di Verona,ndr), per la quale nel frattempo i suoi avvocati hanno sporto formale denuncia». Senza contare che «a quasi dieci anni dalle prime denunce gli ex allievi hanno per il momento ottenuto dalla diocesi solo uno scarno resoconto dal quale su 26 sacerdoti accusati, 10 di questi tra cui don Nicola Corradi scompaiono tra le righe e 11 sono morti». Un nulla di fatto, dunque. «E troppe gravissime omissioni per nascondere colpe e soprattutto colpevoli»

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Informazione sui contenuti

La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.