«A Verona venne attuata una serie di gravissime omissioni per coprire le violenze perpetrate e soprattutto per nascondere i nomi e le colpe di chi se n’è macchiato»: a puntare il dito è ancora una volta la onlus «Rete L’Abuso», che lo scorso gennaio depositando oltre cento pagine di esposto aveva fatto ripartire le indagini a Verona sullo scandalo archiviato nel 2009 dai pm scaligeri per prescrizione.
Sugli abusi al Provolo, è il leit motiv dell’associazione, «troppi silenzi, mancate denunce, documenti contraffatti». E la conferma verrebbe da un video «con la testimonianza di 17 vittime e un elenco di nomi dei responsabili tra cui il veronese don Nicola Corradi», arrestato a fine 2016 in Argentina dov’è ora a domiciliari per pedofilia.
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