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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » Alda Franchetto » CASO PROVOLO; due nuove integrazioni in procura. Don Corradi era direttore a Mendoza

CASO PROVOLO; due nuove integrazioni in procura. Don Corradi era direttore a Mendoza

Francesco Zanardi by Francesco Zanardi
20 Marzo 2017
in Il punto della Rete L'ABUSO, Triveneto
Reading Time: 4 mins read
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Sono state depositate nei giorni scorsi dalla Rete L’ABUSO due integrazioni alla denuncia dello scorso gennaio, dopo l’arresto in Argentina del sacerdote veronese Nicola Corradi, che portò all’apertura di un fascicolo per favoreggiamento a carico di ignoti.

Nella denuncia si chiedeva di ravvisare eventuali ipotesi di reato, quelle di carattere omissivo riconducibili ai responsabili giuridici del sacerdote, ma per via del fatto che gli istituti coinvolti fossero due e oltretutto oltre oceano, non era chiaro chi potessero essere i destinatari di eventuali accuse.

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Per capire meglio siamo così dovuti andare a cercare in Argentina, negli atti pubblici e grazie all’aiuto dell’avvocato Carlos Lombardi che ci assiste a Mendoza, siamo riusciti a ottenere i documenti che ci hanno aiutato a sbrogliare questa intricata matassa.

Abbiamo scoperto così che gli Istituti di Vita Consacrata come la “COMPAGNIA DI MARIA PER L’EDUCAZIONE DEI SORDOMUTI”, al fine di perseguire le proprie finalità, si intende religiose, culturali, “come nello spirito del fondatore Don Antonio Provolo”, godono di particolari privilegi nonché di molta autonomia e grazie all’accordo tra Governo Argentino e Santa Sede (una sorta di Patti Lateranensi) , agevolazioni nel rilascio dei permessi di soggiorno e di residenza per il personale ecclesiastico, che naturalmente viene indicato dai vertici.

Gli stessi documenti acquisiti in Argentina indicherebbero anche quale è la sede principale, responsabile giuridica degli istituti che i documenti indicano situata in Stradone Provolo 20 a Verona.

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Altri documenti arrivano anche dall’Autorità Giudiziaria di Mendoza, si riferiscono a un procedimento penale del 2008 per presunti abusi commessi da un collaboratore dell’Istituto ai danni di un allievo 14enne dove compare anche il nome di don Nicola Corradi tirato in ballo da una assistente sociale che prestava servizio presso l’Istituto di Mendoza.

Si scopre così che malgrado le varie denunce fatte all’Autorità Ecclesiastica, Corradi sia stato messo a dirigere l’Istituto di Mendoza, a quanto sembra fino al giorno del suo arresto.

Pesante anche la reazione del vescovo locale di Mendoza, monsignor Carlos María Franzini il quale accusa l’Istituto veronese “Non abbiamo ricevuto notifiche di precedenti penali dei sacerdoti imputati. Non abbiamo nemmeno ricevuto denunce o commenti sulle irregolarità che sarebbero successe nel suddetto Istituto; se fosse successo, avremmo agito immediatamente”

Ma i documenti argentini non sono l’unico materiale che siamo andati ad integrare, ci sono anche le varie interviste rilasciate a Luca Bertazzoni de La7 e a Sasha Biazzo di Fanpage, materiale importante perché per la prima volta rende delle dichiarazioni da poter confrontare con quelle degli ex allievi.

Abbiamo ottenuto il documento integrale di una delle interviste – quella a don Eligio Piccoli – di notevole interesse perché nel suo racconto del tutto spontaneo, conferma una serie di situazioni e una decina di nomi .

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Racconta che i trasferimenti dei sacerdoti presso gli istituti argentini sarebbero stati sistematici ed in alcuni casi imposti, anche se ci tiene a sottolineare che non proprio tutti i sacerdoti trasferiti erano pedofili. Parla poi di don Nicola Corradi, ci conferma che dirige l’istituto di Mendoza e parlando degli abusi commessi commenta con tono scherzoso “era un professionista … lui”.

Ascoltando quel documento di 53 minuti emerge chiaro ed inquietante quale fosse il clima all’interno dell’Istituto Antonio Provolo di Verona, un posto in cui l’isolamento dal mondo esterno si aggiungeva all’isolamento al quale i sordi sono costretti, dove le molestie sembra fossero considerate quasi un percorso pedagogico di cui Piccoli ne parla con un’agghiacciante tranquillità, in alcuni passaggi ride di fronte a quegli abusi sui quali minimizza definendoli “giochi che si fanno con i ragazzi” o “scherzi tra amici”. Non si scompone neppure quando Giuseppe Consiglio, una che accompagna il giornalista gli racconta delle molestie che avrebbe subito. Si limita a commentare “lui… che diceva tanto di me, vedi ! ”.

È anche molto triste sentire dalla bocca di coloro che non solo erano educatori dei sordi, ma che proprio a questo fine venivano formati, affermazioni come quelle rivolte a Alda Franchetto “voi sordi non avete l’anima” “siete animali”, o quella di don G. P., anche lui ex insegnante al Provolo e accusato di abusi dagli ex allievi, intervistato da La7 dichiara che “poverini…. non sanno nemmeno chi sono”. Anche don  Piccoli esprime la sua opinione, la più “moderata”, si limita a dire che i sordi “sono tutti corrotti”.

Altro punto trattato nell’integrazione è la presunta contraffazione di un documento lamentata da Gianni Bisoli, per la quale nel frattempo i suoi avvocati hanno sporto formale denuncia e che qualora risultasse contraffatta risolleverebbe anche il caso della beatificazione del vescovo Giuseppe Carraro.

A quasi dieci anni dalle prime denunce gli ex allievi dell’Istituto Antonio Provolo che si sono prestati a tutte le richieste avanzate dalla diocesi – incontri, audizioni, alcune anche filmate alle quali però oggi viene negato l’accesso – hanno per il momento ottenuto solo uno scarno resoconto dal quale su 26 sacerdoti accusati, 10 di questi tra cui don Nicola Corradi – scompaiono tra le righe, 11 sono morti e dei solo cinque citati, due sono in attesa dal 2012 di ulteriore documentazione, uno risulta fosse morto un anno e mezzo prima che venisse prodotto quel documento e i due rimanenti sanzionati con pene canoniche irrisorie, ed un po’ di preghiera.

E mentre Papa Francesco si presta a nominare Venerabile don Antonio Provolo, fondatore dell’Istituto, per gli ex allievi di quelle strutture, sembra essere ancora lontano anche un solo piccolo risarcimento umano, la verità.

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Francesco Zanardi

Francesco Zanardi

Sopravvissuto agli abusi sessuali di un sacerdote, dal 2010 mi batto perchè non accada ad altri. Potevo ma non mi sono sentito di fare il giornalista, ho preferito rimanere un umile blogger, che vuole vivere degnamente la propria vita, illuminato dalla luce di una nobile causa. Fondatore e Presidente dell'unica Rete italiana di sopravvissuti agli abusi del clero, Rete L'ABUSO, riconosciuta dalle Nazioni Unite di Ginevra. Tra i fondatori di ECA Global, oggi presente in 42 paesi in quattro continenti.

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

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