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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » Aprilia » Caso del prete pedofilo, parla la vittima. “Mi dissero: non andare dai dottori, fai solo preghiere”

Caso del prete pedofilo, parla la vittima. “Mi dissero: non andare dai dottori, fai solo preghiere”

Redazione WebNews by Redazione WebNews
7 Febbraio 2017
in Campania
Reading Time: 3 mins read
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Diego Esposito: “Il cardinale non mi ha dato voce, e io ho perso anche il lavoro”

di STELLA CERVASIO

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Parla la vittima degli abusi, Diego Esposito, che accusa un sacerdote, la Curia e ora il cardinale Sepe. «Sono arrabbiato».

Per il passato?
«Anche per il presente: la Curia ha reso nota la mia identità nella sua nota diffusa alla stampa: è un reato. Querelerò».

La Curia sostiene di aver svolto la sua inchiesta e che non c’erano elementi per accusare il sacerdote.
«Andai da lui e gli dissi che mi aveva violentato da bambino. Lui non risponde nè sì nè no. Aggiunsi che il mio medico mi aveva suggerito di denunciarlo e lui replicò: non andare dai dottori, mangiano solo i soldi e sono uomini come te. Piuttosto affidati alla preghiera. È stato il Signore a farti venire da me a confessare».

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Lei che cosa avrebbe dovuto fare?
«Pregare. Così mi disse. Mentre io gli raccontavo che stavo male e vomitavo di continuo, lui faceva finta di leggere. Poi mi fece recitare un’Ave Maria e un Padre nostro».

Che prove ha?
«Ho raccontato anche ai carabinieri il particolare intimo di una malformazione al pene. Io non volevo accusare il cardinale di aver ignorato la mia denuncia, ma è lui che non mi dà voce, eppure sono un uomo di chiesa. Tutto è nato da un malore che ho avuto, e ho detto tutto».

E poi che cosa è accaduto?
«Ho perso il lavoro, facevo la guardia giurata, ora vivo di carità».

È cambiata qualcosa nella sua fede?
«Il danno più grave è spirituale, credevo nella Chiesa, pensavo di essere accolto. La mia prima denuncia al vescovo Lemmo perché è stata cestinata? E ancora: io presentai una denuncia scritta ai carabinieri dove facevo il nome di don S. M.. Perché non mi ha mai querelato?».

Quando l’ha visto l’ultima volta?
«Quando andai a ricordargli che cosa mi aveva fatto, nel 2010, nella sua parrocchia di Pollena. Un mese dopo presentai la denuncia ai carabinieri. Gli dissi: “Tu da bambino mi hai violentato”. Mi aspettavo che mi rispondesse “Che dici? Tu non stai bene, fatti curare la testa”, invece mi raccomandò di non rivolgermi ai medici. In più dal 2010 al 2014, dopo la mia denuncia, che fu insabbiata, venne mandato via da Ponticelli e assegnato a una scuola di Cicciano, dove c’erano altri bambini».

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Quali danni ha avuto?
«Sono andato a scuola fino alla terza media e a un anno di superiori. Ho dovuto lasciare perché avevo paura di morire e terrore dell’Aids. A 16 anni cominciai a stare male e ne parlai con quel prete: “Ho bisogno di un medico”. Per tutta risposta lui mi comprò una motocicletta. Acquistò un Aprilia 125, che intestò a suo nome e che mi faceva guidare senza patente, sperando che io mi distraessi. Di tutte queste cose ho informato la Curia».

La Curia però sostiene che lei ha rifiutato la perizia psichiatrica.
«Dopo che ho fatto lo sciopero della fame e ho scritto al Papa, l’anno scorso mi ha visitato un medico, ci andai col mio dottore. Ho tre ore e mezza di registrazione».

Perché ha registrato?
«Aveva sulla scrivania una telecamera, cosa che non è permessa. Allora registrai anch’io».

Come andò la visita?
«Mi diceva solo “è colpa tua perché hai accettato di andare a casa del prete”. Dopo quell’incontro le mie condizioni peggiorarono. Mi chiese di vedermi altre dieci volte, e lì rifiutai».

Che cosa vorrebbe dire al cardinale Sepe?
«Mi piacerebbe dirgli: nella Chiesa ci sono anche brave persone, ma chi sbaglia rende conto a Dio».

Che cosa direbbe al prete che accusa?
«Non vorrei incontrarlo mai più. A casa sua c’era un viavai di bambini come me, ma non potrei dire che anche a loro accadeva la stessa cosa. Mi sentivo suo complice. Ci faceva paura proiettando film di preti indiavolati. Solo dopo scoprii che il film era “L’Esorcista”».

http://napoli.repubblica.it/cronaca/2017/02/07/news/caso_del_prete_pedofilo_parla_la_vittima_mi_dissero_non_andare_dai_dottori_fai_solo_preghiere_-157733354/

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.