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Rete L'ABUSO - Associazione sopravvissuti agli abusi sessuali del clero
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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » abusi sessuali » Noi accusiamo lei cardinale Sepe. Ci quereli o si dimetta – Lettera aperta

Noi accusiamo lei cardinale Sepe. Ci quereli o si dimetta – Lettera aperta

Il Presidente dei vescovi italiani, cardinal Angelo Bagnasco nel 2014 dichiarava “Il no alle denunce? E’ per la privacy delle vittime”

Francesco Zanardi by Francesco Zanardi
8 Febbraio 2017
in Il punto della Rete L'ABUSO
Reading Time: 4 mins read
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Quanto sta accadendo a Napoli riguardo al caso del nostro assistito Diego Esposito, malgrado il sottoscritto presiedendo una associazione di vittime sia abituato a sentirne e vederne di tutti i colori, mi ha lasciato particolarmente scosso soprattutto nel vedere quanto i vertici della chiesa napoletana diretta dal cardinale Sepe siano in totale contraddizione con quelle che sono le linee teoriche di tolleranza zero e sostegno alle vittime proposte dalla santa Sede.

In una nota stampa a firma di p. Luigi Ortaglio diramata ieri (6-2-2017) dalla Diocesi di Napoli, si legge già nel titolo e a caratteri cubitali il nome e il cognome del nostro assistito, violandone gravemente la privacy nonché le disposizioni di legge vigenti relative alla tutela dell’identità delle vittime di abusi sessuali. Un gesto che ha messo in difficoltà notevole il nostro assistito e i suoi familiari, soprattutto i figli minori.

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Diego Esposito, un uomo che fino ad oggi non si è voluto sottrarre a questa battaglia di civiltà, ma che desiderava come è sempre avvenuto, che il suo vero nome non fosse reso noto. (Circostanza di cui se ne sta occupando per la parte penale l’avvocato Gianfranco Iannone (Napoli) il quale nelle prossime ore depositerà per nostro mandato formale querela).

Nel comunicato stampa della Diocesi si legge che “il sacerdote don Silverio Mura, ascoltato dal Vicario Generale già nel 2010 “fin da subito negò decisamente la veridicità di quanto affermato da Diego Esposito”.

Dona adesso Dona adesso Dona adesso

Questa prima affermazione solleva una serie più che legittima di domande.

-Dato che il sacerdote si dichiara innocente e che quindi sarebbe stato diffamato e calunniato dalla vittima e dalla Rete L’ABUSO , che per tutti questi hanno pubblicato la sua foto e il suo nome (vedi ricerca Google), perché non ha denunciato questi gravi fatti a danno della sua onorabilità alle autorità civili ?

-La stessa cosa vale per la Diocesi di Napoli e per il Cardinale Sepe, anch’essi danneggiati dalla nostra campagna mediatica di denuncia.

-Perché nel video registrato di nascosto dalla vittima, dove don Silverio viene accusato direttamente da chi subì quelle molestie, il sacerdote non si difende negando le accuse, anzi invita la vittima a pregare con lui e a non rivolgersi ai medici?

Nel comunicato si legge ancora di un periodo sabbatico chiesto dal sacerdote, ma sfuggono i motivi e soprattutto manca la data.

Sondaggio anonimo Sondaggio anonimo Sondaggio anonimo

Di certo sappiamo che malgrado Diego Esposito avesse denunciato don Silverio per la prima volta alla Diocesi nel 2010, questa si è limitata rimuovere il sacerdote solamente dalla parrocchia, ma malgrado le pesanti accuse gli ha comunque permesso di continuare ad insegnare religione in mezzo ad adolescenti come se nulla fosse.

Nel 2012 infatti don Silverio presta ancora servizio presso l’Istituto Alberghiero C. Russo di Cicciano, dove risulta nell’organico e dal quale fu rimosso solo dopo la pubblica denuncia della Rete L’ABUSO.  Ma l’anno successivo prestò ancora servizio, questa volta presso un’altra scuola media del napoletano, l’istituto Serao di Volla.

Inoltre diversamente da quanto afferma p. Ortagli il nostro assistito si sottopose alla perizia psichiatrica il 26 aprile del 2016. Era accompagnato dal suo medico, il dott. Alfonso Rossi.

Quest’ultimo fu costretto a sottrarre il suo assistito da un successivo incontro a causa del clima intollerabile che il medico stesso definì fuori da qualunque parametro civile e pesantemente traumatico per la vittima, la quale ebbe un conseguente crollo psicologico e fu costretta all’ennesimo ricovero ospedaliero.

Lo stesso padre Ortagli che oggi nega nel comunicato della diocesi la consistenza delle accuse rivolte a don Silverio, confermò in un audio registrato dalla vittima, che il sacerdote era affidato ad una delle comunità che si occupano dei sacerdoti con problemi di questo tipo. Successivamente venne segnalato in quella di Città di Castello (PG).

Non possiamo ancora non notare che secondo quanto scrive p. Ortagli il procedimento canonico si è concluso nel 2016 – data e mese ignoti – ma la domanda è perché se il processo era stato archiviato nel 2016 nessuno lo ha mai comunicato a Diego?

E perché prima monsignor Angelo Becciu nel febbraio 2016, poi monsignor Gennaro Acampa nel gennaio 2017 dichiarano che il caso è ancora aperto?

In qualità di legale rappresentante della Rete L’ABUSO, in quanto vittima che ha subito sulla propria pelle non solo le violenze sessuali di un sacerdote, ma anche l’ostracismo del clero dopo aver denunciato mio carnefice, provo vergogna per l’ atteggiamento della diocesi di Napoli nei confronti di Diego Esposito.

Insieme alla vittima Diego Esposito esigiamo serietà e coerenza dopo quel comunicato e chiediamo di essere immediatamente querelati dalla curia di Napoli in quanto, stando alle dichiarazioni di Ortagli, mentiremmo sui fatti.

Malgrado sul caso di Diego Esposito sia maturata la prescrizione ricordiamo alla curia di Napoli che Silverio Mura, al fine di difendere la sua onorabilità ha il diritto di chiedere all’Autorità Giudiziaria la rinuncia alla prescrizione, dando il via ad una indagine e dimostrare così la sua innocenza.

Sostieni Rete L Sostieni Rete L Sostieni Rete L

Rendiamo in fine noto che l’avvocato della rete L’ABUSO, Carlo Grezio (Napoli) che si occupa della parte civile, depositerà nei prossimi giorni una richiesta danni di 1 milione di € più l’indennizzo ai familiari, per i danni subiti dal nostro assistito, Diego Esposito.

L’Ufficio Legale della Rete L’ABUSO si riserva altre eventuali azioni nei confronti della diocesi di Napoli.

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Francesco Zanardi

Francesco Zanardi

Sopravvissuto agli abusi sessuali di un sacerdote, dal 2010 mi batto perchè non accada ad altri. Potevo ma non mi sono sentito di fare il giornalista, ho preferito rimanere un umile blogger, che vuole vivere degnamente la propria vita, illuminato dalla luce di una nobile causa. Fondatore e Presidente dell'unica Rete italiana di sopravvissuti agli abusi del clero, Rete L'ABUSO, riconosciuta dalle Nazioni Unite di Ginevra. Tra i fondatori di ECA Global, oggi presente in 42 paesi in quattro continenti.

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.