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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » Cagliari » Sacerdoti nel Cagliaritano, intrighi e veleni con l’ombra Massoneria

Sacerdoti nel Cagliaritano, intrighi e veleni con l’ombra Massoneria

Risvolti clamorosi nell'inchiesta su Don Pretta: il pm chiede l'archiviazione dalle accuse di pedofilia e spuntano le frasi di don Dessì, il parroco di Mandas trasferito dopo le accuse di appartenenza alla massoneria.

Redazione WebNews by Redazione WebNews
30 Agosto 2016
in Sardegna
Reading Time: 2 mins read
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Mentre si attende la decisione del giudice, dopo la richiesta di archiviazione del pubblico ministero, sulle accuse di pedofilia contro don Luca Pretta che si sono rivelate, stando agli atti, infondate, trapelano le prime indiscrezioni sulla vicenda che hanno del clamoroso. Ad essere sentiti dagli inquirenti come testimoni sono stati, infatti,  anche alcuni sacerdoti della Diocesi di Cagliari che, a quanto risulterebbe, hanno avuto un ruolo nella vicenda. Il nome, che se confermato farebbe più scalpore, è quello dell’ex parroco di Mandas don Giancarlo Dessì, trasferito dal paese della Trexenta poche settimane fa in seguito alle accuse di appartenenza, dall’estate 2014, ad una loggia massonica di Cagliari. Uno stato vietato per un sacerdote dal diritto canonico.

A questo si aggiunge, ora, il coinvolgimento nelle accuse di pedofilia contro don Luca Pretta. Una vicenda che secondo il pubblico ministero Liliana Ledda vede “la notizia di reato infondata”. Proprio al magistrato, il 16 maggio 2015, l’Arcivescovo di Cagliari Arrigo Miglio aveva riferito di aver ricevuto, poco tempo prima,  “una signora di Gesico per dirmi che un ragazzo da minorenne avrebbe subito degli abusi da don Pretta”. Accuse confermate, alcuni giorni dopo, da un altro cittadino di Gesico e che, dopo le indagini, non hanno avuto comunque riscontro. Tra gli aspetti più clamorosi vi sarebbe, comunque, la dichiarazione resa a verbale secondo cui, già a fine 2014, il Dessì avrebbe contattato in prima persona la donna per attivarsi in tal senso (mentre l’indagine è partita solo sei mesi dopo). Oltre a Dessi (che avrebbe indicato agli inquirenti anche il nome di altri sacerdoti informati sui fatti) sono stati sentiti anche altri preti. Un coinvolgimento e una coincidenza curiosa anche perché (il sacerdote era a Mandas dal 2012), come dichiarato dallo stesso Vescovo alla Procura, “nell’estate 2013 ho ricevuto la visita di un giovane di Mandas che mi porta delle accuse contro don Pascal e mi assicura che ci sono altri giovani pronti a venire, cosa che non si è verificata”. L’indagine canonica si concluse nel 2014 senza esiti e solo l’intervento della Procura, nel maggio 2015, portò all’arresto di don Pascal Manca, allora parroco di Villamar (Manca aveva sostituto proprio il Dessì). Pochi giorni dopo l’avvio delle indagini anche contro don Luca Pretta, allora parroco di Gesico (della Vicaria di Mandas) prossime all’archiviazione. I due procedimenti hanno tratti e protagonisti in comune? Sono gli stessi coinvolti anche nelle accuse contro il parroco della Cattedrale don Alberto Pala? I contorni del thriller ci sono tutti anche perché, come ha riferito un sacerdote della Diocesi a Casteddu Online, è curioso che siano stati colpiti preti considerati, a torto o a ragione tradizionalisti. Anche perché non si escludono nuovi colpi di scena dalla lettura degli atti. Con sullo sfondo l’ombra della massoneria. Per la serie intrighi e veleni.

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Informazione sui contenuti

La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.