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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » abusi sessuali » Il 63% dei francesi chiede le dimissioni del cardinale Barbarin

Il 63% dei francesi chiede le dimissioni del cardinale Barbarin

Redazione WebNews by Redazione WebNews
21 Marzo 2016
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Barbarin non convince i francesci

La maggioranza dei francesi dubita della buona fede del cardinale Philippe Barbarin , l’arcivescovo di Lione accusato di aver occultato dei casi di abusi (al momento tre) avvenuti nella sua diocesi tra gli anni ’80 e ’90 del secolo scorso.

Secondo un’indagine/referendum condotta dalla testata francese Le parisienne, il 63% della popolazione francese crede che l’arcivescovo di Lione, sulla cui condotta pesano tre denunce per aver taciuto sui crimini sessuali commessi da alcuni sacerdoti, dovrebbe dimettersi perché sia fatta veramente giustizia.  La testata, inoltre, accusa Barbarin di aver promosso a responsabile di decanato un sacerdote condannato nel 2007 a un anno e mezzo di carcere con la condizionale per aggressioni sessuali a due donne maggiorenni. Attraverso un comunicato, la diocesi di Lione ha risposto alle accuse specificando che “il giudice ha autorizzato questo sacerdote a proseguire le sue attività parrocchiali” e che “la funzione nel decanato è solo amministrativa”. Tuttavia, per rispetto alle vittime, la diocesi di Lione ha chiesto al prete interessato di prendersi un temporaneo periodo di riposo.

Questo caso che da qualche settimana interessa la Francia intera, sta manifestando in effetti una scarsa fiducia nei confronti del clero cattolico, soprattutto per quanto riguarda il modo con cui sono stati gestiti i casi di abusi sessuali su minori. L’88% del campione preso in esame ritiene che i problemi sono “ignorati dalla gerarchia della Chiesa”, e l’86% denuncia un’insufficienza nel trattamento dei fatti. Tuttavia, anche se generalmente la popolazione ritiene che i problemi di pedofilia sono comuni nella Chiesa (67%), il 64% dei francesi ammette che i casi di pedofilia “sono presenti egualmente in altre strutture non cattoliche, come scuole o centri esterni”.

L’arcivescovo di Lione Barbarin, uno dei cardinali più stimati del clero francese e della Chiesa cattolica, da qualche tempo si trova suo malgrado al centro di un caso mediatico-giudiziario che lo vedrebbe parte di quella schiera di vescovi che hanno occultato abusi sessuali e molestie, su minori e non, da parte di chierici. Lui, in particolare, è accusato di aver nascosto gli atti commessi da tre preti della sua diocesi. Il porporato è stato formalmente indagato con le accuse di “mancata denuncia, messa in pericolo della vita altrui e istigazione al suicidio”.
Nelle ultime settimane al cardinale sono arrivati pochissimi messaggi di solidarietà, anzi in molti, come il premier francese Manuel Valls, hanno sottolineato la necessità di un’indagine specifica per comprovare il suo coinvolgimento.

Barbarin è accusato in primis di aver coperto gli abusi sessuali commessi da padre Preynat negli anni ’80. Quest’ultimo il 27 gennaio è stato accusato per “aggressioni sessuali su minori inferiori ai 15 anni da parte di persona con autorità”. Il caso è stato denunciato da ex scout, oggi 40enni e 50enni, raccolti in un’associazione “La parole liberee”, che sostengono di essere stati abusati tra il 1970 e il 1990 dal sacerdote della parrocchia di Saint Luc, a Sainte-Foy-lès-Lyon. Le denunce contro il sacerdote sono state presentate nell’ottobre del 2015, quando i fatti denunciati erano ormai prescritti (la prescrizione record scatta 20 anni dopo il compimento da parte del denunciante del 18esimo anno di età) e solo dopo la sospensione ecclesiale di padre Preynat decisa da Barbarin il 18 maggio del 2015. Il gruppo delle vittime, inoltre, ha scritto una lettera a Papa Francesco chiedendo maggiore trasparenza nelle indagini e giustizia per quanti hanno sofferto nel corso di questi anni.

Intervistato da La Croix, Barbarin si è difeso affermando che una persona cresciuta a Sainte-Foy-lès-Lyon nel 2007 gli ha raccontato dei comportamenti anteriori al 1991 di padre Preynat. “Io l’ho convocato – ha confessato l’arcivescovo – e gli ho chiesto se dal 1991 in poi fosse successa anche solo la minima cosa. Lui mi ha rassicurato: “Assolutamente niente”. Io gli ho creduto. Ho verificato se da allora ci fossero state lamentele o denunce, ma non c’era più stato niente» e così «mi sono fidato dei vescovi precedenti», che non l’avevano mai sospeso dopo il 1991”. “Quando nel 2014 – continua Barbarin – ho ricevuto per la prima volta una vittima venuta a raccontarmi dei fatti ormai prescritti, ho scritto a Roma e loro mi hanno consigliato di sospendere le funzioni di padre Preynat nonostante fossero passati 24 anni dai fatti. E io l’ho fatto”. Solo in seguito sono arrivate le denunce alla giustizia. Capisco il dolore e la rabbia delle famiglie, ha aggiunto il cardinale, “ma posso dire che da quando sono vescovo ogni volta che mi è stato segnalato un abuso ho reagito immediatamente”.

Alessandro Notarnicola

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