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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » abusi sessuali » Molto sodali, poco cristiani. Gli abusi all’interno di Sodalitium Christianae Vitae

Molto sodali, poco cristiani. Gli abusi all’interno di Sodalitium Christianae Vitae

Redazione WebNews by Redazione WebNews
23 Ottobre 2015
in World
Reading Time: 3 mins read
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38314 LIMA-ADISTA. A Lima si torna a parlare degli abusi sessuali che avrebbe perpetrato contro minorenni della sua stessa comunità il fondatore di Sodalitium Christianae Vitae (Scv), Luis Fernando Figari. L’occasione è stata la presentazione, durante la trasmissione “Cuarto Poder” dell’emittente AmericaTv, il 18 ottobre scorso, del libro Mitad monjes, mitad soldados (“Metà monaci, metà soldati”), scritto a quattro mani dal giornalista-scrittore ed ex-sodalite Pedro Salinas – autore nel 2002 diMateo Diez, in cui in forma romanzata racconta l’esperienza (la sua) vissuta da un giovane in una setta religiosa dove trova fanatismo, sesso e perversione – e dalla giornalista Paola Ugaz. I due hanno raccolto una trentina di testimonianze di vittime di stupri e di soprusi fisici e psicologici perpetrati dai “leader spirituali” della società di vita apostolica. “Leader” al plurale perché, già prima che si sapesse di Figari, erano stati scoperti gli abusi commessi dal numero due della Scv, l’ex vicario generale German Doig, morto il 13 febbraio 2001 e del quale era stato avviato a Roma il processo di beatificazione (poi bloccato). «Conduceva una doppia vita» e era dominato da «cattive condotte sessuali», avevano ammesso i membri di Sodalitium in un comunicato pubblicato a gennaio 2011, a conclusione dell’Assemblea generale del Scv per l’elezione del nuovo superiore generale. Contesto non secondario, perché la carica era vacante in seguito alle dimissioni presentate da Figari solo un mese prima, l’8 dicembre, probabilmente per cercare di evitare accuse di complicità e distrarre dalla sua persona. Anche perché, secondo quanto raccontò in quel periodo un altro giornalista, José Enrique Escardó, che da oltre un decennio andava denunciando abusi e maltrattamenti subiti da lui e da altri “sodali” all’interno della comunità, «non c’era nulla che Doig facesse di cui Figari non fosse al corrente, erano come una sola persona»; perciò «Figari non solo sapeva, ma oscurò gli atti commessi da Doig, e la sua rinuncia – evidenziava – ha a che fare con questo». D’altronde, lo stesso Figari già nel 2011 era stato denunciato al Tribunale ecclesiastico dell’arcivescovato di Lima, retto dal card. Juan Luis Cipriani, membro dell’Opus Dei, e ai competenti organi del Vaticano da un ex affiliato della “famiglia sodalite” per «abusi sessuali gravi» e «maltrattamenti fisici, psicologici e spirituali». Ma sui risultati di tali denunce nulla si sa.

Sodalitium, dopo i servizi televisivi e di altri media sul libro di Salinas-Ugaz, ha diffuso un comunicato (19 ottobre), in cui esprime innanzitutto «dolore e vicinanza a tutte quelle persone che hanno sofferto e soffrono per azioni o omissioni commesse da alcuni membri della nostra comunità». Poi precisa che, «sulle testimonianze che sarebbero state presentate al Tribunale Ecclesiastico di Lima o a Roma, non essendo stati informati dei loro contenuti né da coloro che le hanno presentate né dalle predette istanze, non possiamo che assicurare la nostra preghiera e la nostra disposizione ad accogliere ogni testimonianza con rispetto, responsabilità e discrezione».

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Si informa anche che dal 2010 (da subito dopo le dimissioni?) «Luis Fernando Figari vive a Roma in una comunità sodalite», lontano dalla vita pubblica e «da qualsiasi ingerenza con il governo della comunità». Chissà perché poi, visto che non si ha notizia di qualsivoglia punizione nei suoi confronti. Comunque, pare non si sia comportato bene neanche ultimamente. Aggiunge infatti il comunicato: «Nel corso del 2014, il superiore generale attuale, dopo aver ricevuto una serie di testimonianze di diversa indole (sic!), ha disposto che intensificasse questa vita di ritiro».

Figari, laico consacrato, già consultore del Pontificio Consiglio dei Laici, su nomina nel 2002 diGiovanni Paolo II, membro del Sinodo sull’eucarestia nel 2005 per volere di Benedetto XVI, ha fondato Sodalitium Christianae Vitae l’8 dicembre 1971. Noto per le sue simpatie naziste e franchiste, prima di quella data aveva partecipato alla fondazione in Perù di Tradizione, Famiglia e Proprietà, l’associazione legata alle più feroci dittature latinoamericane.

Ecco come, nel dicembre 2010, Salinas  descriveva la Scv: un «gruppo religioso» che «si regge sull’autoritarismo assoluto, dispotico e dittatoriale», cresciuto – aggiungeva contestualmente il quotidiano (Perù21, 26/12) – «sotto l’ala destra della Chiesa alimentata da conservatorismo, adesione ad idee vecchie, difesa di idee obsolete» (per ulteriori informazioni, v. Adista Notizie nn. 12 e 71/11).

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* Il simbolo di Sodalitium Christianae Vitae. Immagine di SajoR, tratta dal sito Wikimedia Commons, immagine originale e licenza. L’immagine è stata tagliata, le utilizzazioni in difformità della licenza potranno essere perseguite.

http://www.adista.it/articolo/55595

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

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