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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » canada » Chiesa e pedofilia, Federico Tulli. Non lasciate che i pargoli vadano a loro

Chiesa e pedofilia, Federico Tulli. Non lasciate che i pargoli vadano a loro

Chiesa e pedofilia, Federico Tulli. Non lasciate che i pargoli vadano a loro, o quantomeno state attenti a come li trattano. Una denuncia lucida e argomentata, un libro che mette in chiaro più di una cosa, che apre a spunti di riflessione, che inchioda la Chiesa alle proprie responsabilità, ma diciamo pure colpe.

Redazione WebNews by Redazione WebNews
26 Ottobre 2015
in Cronaca e News
Reading Time: 7 mins read
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La pedofilia fa schifo a tutti quelli che pedofili non sono, chiunque è pronto a scagliarsi contro un pedofilo, è forse il crimine che più di qualunque altro suscita sdegno. Mi sento di concordare e chiunque non lo facesse dubito lo ammetterebbe in pubblico.

Premesse banali direte voi. Invece di tanto banale al riguardo non vi è nulla. Il libro di Federico Tulli, Chiesa e pedofilia, dimostra come dare per scontato significhi sottovalutare il problema. Si tratta diun volume documentato e preciso, dai contenuti forti, che traggono forza non dalle immagini che propone né da parole inutilmente di fuoco scagliate contro nessuno e nemmeno dalla facile pietà che l’argomento suscita. Trae piuttosto la forza dalla calma del ragionamento, dal supporto dei fatti, dalla lucidità delle argomentazioni.
Chiesa e pedofilia si divide in tre parti: un resoconto accurato di alcuni dei più scabrosi scandali che hanno coinvolto la Chiesa; un’analisi del concetto e della pratica della pedofilia nella storia e nel pensiero occidentali; alcune interviste a persone informate sui fatti, da intendere esperti e non vittime. Non sarò certo io a stravolgere la suddivisione dell’autore, quindi procediamo per ordine.

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La prima parte di Chiesa e pedofilia è una narrazione precisa ed accurata di alcuni scandali recenti che vedono coinvolta la Chiesa. Vengono presi in considerazione, in particolare, i fatti venuti alla luce negli USA, in Canada, in Irlanda e in Germania, con qualche riferimento al buon vecchio Belpaese. Non pensiate di sapere già tutto, quanto riporta Tulli è di rilevanza assoluta e merita di essere letto, deve essere letto.
Il problema che mette in evidenza l’autore non è quello dei pedofili presenti all’interno della Chiesa, sarebbe banale contrastarne la rilevanza argomentando che i pedofili ci sono ovunque, non solo tra i religiosi. Anche se poi viene fatto notare come i pedofili si vadano a cercare mestieri favorevoli alle loro tendenze criminose, trovando il lavoro del religioso particolarmente propizio. Ma il punto davvero importante non è questo, o almeno non solo. Non possiamo infatti negare che la Chiesa non abbia quantomeno ben vigilato al proprio interno, non abbia reso il più possibile impermeabile a questi criminali il proprio personale. In tal caso però, potremmo “solamente” accusarla di mancata accuratezza, di vigilanza svagata. Certo, sono stati distratti su una questione non da poco, ma per chi la difende esistono argomentazioni da sfruttare, anche se per il sottoscritto si tratta di argomentazioni deboli e pretestuose.

Dicevamo, il vero punto di forza di Chiesa e pedofilia è un altro, quello di smascherare l’atteggiamento omertoso delle gerarchie ecclesiastiche, e quando si parla di gerarchie si punta in alto, fino al re papa. È sconcertante come la Chiesa abbia cercato in tutti i modi di coprire gli scandali, abbia evitato di collaborare con la giustizia laica, abbia sostanzialmente impedito che i colpevoli venissero processati e condannati. Ne viene fuori il quadro di un’istituzione impegnata soprattutto ad impedire la cattiva pubblicità, tesa a mantenere l’aura di faro morale. Un tale atteggiamento è davvero riprovevole perché ha permesso ai pedofili religiosi di scampare alla punizione prevista dalle leggi degli Stati; non solo, spostando semplicemente di parrocchia gli accusati, ha concesso loro la possibilità di perpetrare i propri crimini. Segno non solo di sostanziale interesse per la sola propria parrocchia, ma anche di unasconcertante sottovalutazione del crimine, una derubricazione di fatto (consolidata dalle parole con cui la Chiesa condanna la pedofilia, dove le vittime non vengono del tutto assolte). La Chiesa si a limita processare canonicamente i carnefici, arrogandosi il diritto di decidere la propria giustizia debba valere per tutti.

Quale credibilità possono avere questi uomini che mettono il bene della Chiesa Universale davanti alla salute dei bambini? Le righe di Chiesa e pedofilia minano qualsiasi credibilità possa essere concessa a questa gente, inchioda le gerarchie ecclesiastiche ai fatti e non lascia spazio ai dubbi, chi ancora ne avesse sarebbe per partito preso, per pregiudizio inestirpabile, per fede cieca, che è poi quella su cui punta la Chiesa. Non sarebbe molto più sincera e fedele all’immagine che si vuole dare una Chiesa che mettesse pubblicamente alla gogna i propri esponenti che si macchiano di tali crimini? Davvero ne uscirebbe indebolita? Di certo, attraverso il bavaglio spontaneo di cui usufruisce, in Italia conviene così, perché le informazioni che la riguardano vengono elargite poco e male.
Ora passo ad una considerazione strettamente personale. Se siamo d’accordo che la pedofilia è un atto criminale, se è palese che un’organizzazione ha evitato che molti propri membri venissero puniti dalla legge, come devo considerare chi di una tale organizzazione fa parte o partecipa a qualsiasi titolo? Ma sì leggetela come pura provocazione…

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La seconda parte di Chiesa e pedofilia è una carrellata rapida, non potrebbe essere altrimenti, su come la pedofilia sia parte integrante della cultura occidentale fin dall’antica Grecia e su come questa eredità porti a sottovalutare il problema ancora oggi. Fa male. Leggere righe che accusano tutta la cultura da cui traiamo le nostre radici fa male, come fanno male i dati riportati alla fine sulla pedofilia ai nostri giorni. Però è una parte importante del libro, perché chiamarsi fuori e chiamare fuori il proprio mondo è comodo e facile, invece è necessaria la consapevolezza, come sempre. Detto questo non è il caso di buttare dalla finestra tutta una cultura, è sufficiente riconoscere dove ha sbagliato e correggerla.Non dobbiamo fare come la Chiesa, dichiariamo chiaramente cosa non va, scartiamolo e andiamo avanti tenendoci tutto il buono. Ricordiamoci però di una cosa, di contestualizzare. È nostro dovere estirpare ciò che di sbagliato rimane di quella cultura oggi, ma abusare di un adolescente duemila anni fa o oggi non può avere la stessa valenza, quantomeno perché oggi la legge lo condanna.

La terza parte di  Chiesa e pedofilia è costituita da interviste ad esperti (vaticanisti, giornalisti, psichiatri, politici), ognuno dei quali mette in luce qualche aspetto. Non si tratta di interviste lunghe, sono poche domande in cui il cuore della questione viene subito a galla, dritto al punto, come tutto il libro.

Chiesa e pedofilia non è solo quello che ho raccontato io, è molto di più, è necessario leggerlo.

Attraverso questo libro ho scoperto il documentario Unrepentant di Kevin Annett sul genocidio canadese, decine di migliaia di bambini abusati e uccisi nelle scuole residenziali canadesi. Dopo averlo guardato mi sono informato su Annett e secondo alcuni la sua attività attuale non ha la stessa spinta rigorosa dell’inizio. A prescindere da ciò, su cui non ho strumenti per pronunciarmi, il documentario è un lavoro importante e valido, una denuncia che dovrebbe essere divulgata il più possibile. Governo canadese e Chiesa si sono scusati, il Canada ha anche pagato somme in denaro, negare l’esistenza di quei fatti è ormai impossibile. Non si tratta di un crimine della sola Chiesa Cattolica, sono coinvolte altre chiese e lo Stato canadese. Ma a destare sconcerto sono le scuse quasi abbozzate che la Chiesa si è premurata di fare solo dopo essere stata sollecitata. Mai che ne faccia di sua spontanea volontà e sempre come se bastasse qualche parola per meritarsi il perdono.

Infine consiglio il film The Woodsman – Il Segreto, con un Kevin Bacon in forma smagliante. The Woodsman – Il Segreto tratta il tema della pedofilia senza avvalersi di immagini cruente di violenza, ma sviscerando l’animo di chi è carnefice (anche se il protagonista non ha mai commesso violenza sessuale, ma ricordiamo che è pur sempre colpevole) racchiuso in una malattia difficile da debellare, senza presentare un personaggio macchiettistico fin troppo facile da digerire. Sia ben chiaro che le vittime vengono prima di tutto, ma questo punto di vista, per la qualità racchiusa nel film, diventa interessante.

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

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