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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » asilo » Violenze in seminario, Don Librizzi accusato di pedofilia. Miccichè sapeva, ma taceva

Violenze in seminario, Don Librizzi accusato di pedofilia. Miccichè sapeva, ma taceva

Redazione WebNews by Redazione WebNews
10 Giugno 2015
in Sicilia
Reading Time: 3 mins read
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Il vescovo monrealese avrebbe coperto tutto. Nuovi risvolti nelle indagini

Era un vero incubo. Così descrivono Don Sergio Librizzi i ragazzi, oggi piuttosto cresciuti, che nel 1997 e nel 1998 frequentavano il seminario di Trapani.

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Lì, sarebbero stati oggetto di veri e propri abusi. Lo rivela il quotidiano La Repubblica, nell’edizione di Palermo.

Dopo le violenze sessuali su alcuni migranti che si rivolgevano a lui nella speranza di essere agevolati, visto il suo ruolo di componente della commissione chiamata a pronunciarsi sulle richieste di asilo, su don Sergio Librizzi cala l’ombra della pedofilia. Che si materializza nelle drammatiche testimonianze messe a verbale da alcuni di quei seminaristi che poi non presero mai l’abito talare. I verbali raccolti dalla Procura di Trapani nelle scorse settimane sono stati depositati dal sostituto procuratore Di Sciuva al processo in corso a porte chiuse, con il rito abbreviato, che vede don Sergio Librizzi, ex direttore della Caritas di Trapani ma anche ex rettore del seminario, nell’ultima udienza nel corso della quale è stata disposta la perizia psichiatrica a carico del sacerdote.

Le accuse di Don Librizzi sono ormai prescritte, ma la Procura ha scelto di depositare ugualmente i verbali perché ovviamente hanno un peso ben specifico nel delineare la figura di un prete che, ben accreditato nei salotti e nei centri di potere della città, ma anche ben “coperto” dall’ex vescovo Francesco Micciché, volto noto a Monreale,  con il quale avrebbe condiviso più di un “affare”, da quasi 20 anni avrebbe costretto ragazzi in condizione di soggezione, sia perché giovanissimi seminaristi sia perché migranti, a subire le sue avances sessuali.

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Gli episodi di pedofilia sarebbero avvenuti tra il 1997 e il 1998 quando Librizzi era rettore del seminario. Ad essere presi di mira alcuni giovanissimi, tra i 14 e i 16 anni, tutti di Trapani o della provincia, oggi più che trentenni. Alcuni di loro, chiamati in Procura, avrebbero reso testimonianze drammatiche raccontando scene boccaccesche e Librizzi, messo davanti a queste nuove accuse, avrebbe parzialmente ammesso i fatti cercando però di sminuirne la portata. E anche alcuni sacerdoti della Curia avrebbero confermato che di quelle “brutte voci” si era sentito parlare anche allora senza che però nessuno mai intervenisse, tantomeno l’allora vescovo Francesco Micciché, con il quale Librizzi aveva stretto un patto di ferro a copertura dei rispettivi affari: il sistema delle 14 coop che sotto l’egida della Curia gestiscono buona parte dei 27 centri di accoglienza nella provincia di Trapani drenando risorse pubbliche e l’interesse di ambienti politici per il grosso bacino di voti e assunzioni, e le false fatture avallate dal direttore della Caritas che avrebbero consentito a Micciché di impossessarsi di centinaia di migliaia di euro dei fondi dell’8 per mille.

Ed è proprio a giugno del 1998, quando negli ambienti della Curia di Trapani, cominciano a girare le voci sul “vizietto” di don Librizzi che monsignor Micciché sposta il sacerdote dal seminario alla guida della Caritas dove sarebbe rimasto per i 15 anni successivi. Un sistema, quello delle coop che gestiscono il sistema dell’accoglienza ai migranti nel Trapanese, dal quale il nuovo vescovo Pietro Maria Fragnelli ha preso nettamente le distanze disponendo che spostino il loro domicilio fiscale fuori dalla Curia dove lo avevano sempre avuto. Le indagini della procura continuano anche su questo versante: nelle ultime settimane molti i testimoni convocati per cercare di ricostruire alcuni meccanismi di profitto, dal commercio degli abiti usati raccolti nelle campane gialle all’utilizzo di migranti in alcuni progetti di Comuni della provincia di Trapani per la cura del verde pubblico e altri servizi. Servizi assegnati alla coop capofila Badiagrande quasi sempre senza alcun bando pubblico.

I presunti episodi di pedofilia, avvenuti prima dell’entrata in vigore della nuova legge che aggrava le pene, non possono essere contestati a Librizzi dalla procura che però trasmetterà le carte al Vaticano. Il processo a carico di don Librizzi riprenderà a settembre dopo il deposito della perizia psichiatrica che il gup Antonio Cavasino ha assegnato ai dottori Domenico Micale e Maurizio Marguglio che dovranno consegnarla entro il 30 luglio. Il consulente di parte, Gaetano Vivona, si è già pronunciato: a suo dire, don Librizzi, vittima della cosiddetta “sindrome di Don Giovanni”, avrebbe a sua volta subito violenze da ragazzo e sarebbe parzialmente incapace di intendere e volere.

(Fonte Repubblica.it)

La Redazione

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.