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Portale dell'Associazione Rete L'ABUSO | world » news » sardegna » Pedofili, prete in cella in Sardegna. False bombe e minacce al vescovo: ‘Ha coperto’

Pedofili, prete in cella in Sardegna. False bombe e minacce al vescovo: ‘Ha coperto’

Redazione WebNews by Redazione WebNews
27 Maggio 2015
in Sardegna
Reading Time: 3 mins read
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Don Pascal Manca, ex parroco di Mandas, è stato arrestato per presunti abusi sessuali su minori. Domenica nel paesino era il giorno delle cresime, ma la chiesa è stata evacuata per un finto allarme bomba. Scritte con minacce di morte sono comparse sui muri dell’edificio e qualcuno ha inviato proiettili all’arcivescovo di Cagliari, Arrigo Miglio, accusato di non aver fatto abbastanza per proteggere i ragazzi
di Monia Melis

Pochi giorni prima si raccoglievano le firme di supporto, poi, è arrivato l’allarme bomba in parrocchia. Le scritte con minacce di morte e i proiettili indirizzati a don Pascal, all’arcivescovo di Cagliari, Arrigo Miglio, e al suo predecessore Giuseppe Mani. Non è stata una domenica qualsiasi a Mandas, paese del Medio Campidano, in Sardegna: era il giorno delle cresime, attesa per la festa e per l’arrivo dello stesso Miglio. Ma l’attenzione è stata deviata: di mattina chiesa evacuata e artificieri al lavoro sul sagrato, di pomeriggio il monsignore scortato dai carabinieri.

L’allarme era comunque finto e l’ordigno una scatola di cartone con fili elettrici e un foglio, ma il clima resta teso. Attorno alle tonache dei religiosi si inseguono veleni e accuse pesantissime: venti giorni fa l’ex parroco del paese, don Pascal Manca, 43 anni, è stato arrestato per presunti abusi sessuali su minori, ed è tuttora in carcere, in cella con un catechista condannato per reati simili. Per circuire gli adolescenti invitati a casa don Pascal avrebbe utilizzato un sedativo, sciolto nelle bevande, il Delorazepam, simile al Lexotan. Si dichiarava insonne e nel tentativo di non destare troppi sospetti lo faceva acquistare dalle suore.

Il sacerdote era in carica fino ad aprile nel paese vicino, Villamar: vi era arrivato dopo uno spostamento da Mandasnel 2012 che, agli occhi di molti, ha l’aria di essere una coperturaarrivata dalla Diocesi. L’accusa di popolo per l’arcivescovo è chiara: chi sapeva, o intuiva, non ha fatto abbastanza per proteggere i ragazzi. Soprattutto maschi, di cui si circondava, grazie anche alle fitte attività: dalle gite fuori porta ai campi estivi. L’arresto è arrivato appunto dopo la sospensione, il sostituto procuratore Liliana Ledda ha indagato per un mese, poi l’ordinanza firmata dal Gip che ha portato alle manette, secondo cui l’uomo “non riusciva acontenere il suo impulso”, si è dimostrato “un soggetto privo di scrupoli”, ed era considerato a rischio fuga, per via dell’acquisto di un biglietto aereo per Barcellona. A incastrarlo, oltre alle voci di paese, partite da un esposto e confermate dalle testimonianze di alcune vittime, pure le tracce digitali dei suoi inviti poco pastorali: ivideo hard inviati ai cellulari.

E se di primo acchito le comunità si sono strette attorno al religioso, man mano sono emerse altre crepe. Come il caso di un nonno che aveva minacciato il prete per difendere il nipote e, ilcoinvolgimento, stando alla ricostruzione, dei piani alti del clero. Una denuncia delle attenzioni morbose che sarebbe stata scritta nero su bianco da una vittima e indirizzata a Cagliari, e a Roma. Arrivata, ma caduta nel dimenticatoio, dopo qualche vaga rassicurazione dall’arcivescovo Miglio.

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Per lui ora vigilanza raddoppiata, stessa cosa per Mani, ora non più in Sardegna, che di recente si è schernito per le domande di un cronista de L’Unione sarda: “Andate a morire ammazzati”, ha detto prima di chiudere il telefono. I diretti interessati rimandano indietro le accuse, mentre si organizzano veglie di preghiera. La difesa di don Pascal addirittura cita il suo stato di salute e alcuni “scompensi sessuali” provocati, probabilmente, dai medicinaliassunti per il morbo di Parkinson. Ma niente da fare: è stato deciso che resterà in carcere e non in convento, come chiesto al Tribunale del riesame.

http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/05/26/pedofili-prete-in-cella-in-sardegna-false-bombe-e-minacce-al-vescovo-ha-coperto/1720401/

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.