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Portale dell'Associazione Rete L'ABUSO | world » news » liguria » Genova, don Seppia vicino alla scarcerazione. Potrebbe tornare a dire messa

Genova, don Seppia vicino alla scarcerazione. Potrebbe tornare a dire messa

Redazione WebNews by Redazione WebNews
19 Marzo 2015
in Liguria
Reading Time: 2 mins read
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Il prete, condannato in appello per a 9 e anni e mezzo – sentenza rinviata parzialmente dalla Cassazione – tornerà libero in un paio di mesi per scadenza dei termini di custodia. In attesa di conoscere il suo destino giudiziario lo attende un periodo di penitenza, al termine del quale potrebbe ritrovare l’altare.

Don Riccardo Seppia, il prete genovese condannato a 9 anni e mezzo di carcere per reati legati alla pedofilia e alla cessione di stupefacenti, in carcere dal 13 maggio 2011, fra un paio di mesi potrebbe tornare in libertà. E in un futuro non troppo lontano – se gli venisse revocata la sospensione a divinis che lo ha colpito dopo la condanna penale – potrebbe persino tornare a dire messa. Dopo avere scontato, tuttavia, il proprio peccato soggiornando in un centro di comunità di recupero e sostegno riservata ai religiosi.

Don Seppia, parroco della chiesa genovese del Santo Spirito diSestri Ponente, era stato accusato di aver ceduto cocaina a minorenni in cambio di favori sessuali, nonché di aver ceduto cocaina all’ex seminarista Emanuele Alfano, anche lui arrestato nel corso della stessa inchiesta e accusato di induzione alla prostituzione minorile.

Il nuovo quadro accusatorio si desume dalle motivazioni della sentenza della Corte di Cassazione che nel novembre dell’anno scorso aveva riqualificato il reato per il quale don Seppia era stato condannato nei primi due gradi di giudizio: da tentata induzione alla prostituzione minorile a tentati atti sessuali con minorenni. La Suprema Corte aveva quindi annullato parzialmente la sentenza di appello con rinvio parziale ad un nuovo giudizio presso la Corte di appello di Genova. Che dovrà tenere conto delle indicazioni fornite dai giudici di ultima istanza. Spiega a ilfattoquotidiano.it l’avvocatoPaolo Bonanno, difensore del sacerdote: “La Cassazione ha accolto la nostra richiesta di considerare la continuazione fra i reati sessuali e quelli di spaccio di stupefacenti e di conseguenza la Corte d’Appello dovrà applicare una sorta di sconto sulla pena irrogata in precedenza. Inoltre i giudici di merito avevano considerato equivalenti l’aggravante della cessione di droga a minorenni e l’attenuante della modica quantità della sostanza. Ma la nuova normativa ridefinisce come un reato autonomo, punibile con una pena da 6 mesi a 4 anni, quella che era un’attenuante e come da noi richiesto i giudici di appello dovranno tenerne conto nelle determinazione della nuova pena”.

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C’è infine un ulteriore assetto in senso strettamente tecnico. La legge prevede che la detenzione in custodia preventiva non possa mai superare i quattro anni. E così si giungerebbe al 13 maggio 2015, data nella quale è escluso che il nuovo giudizio di Appello, nonché l’eventuale pronuncia della Cassazione, possano essere già stati emessi. Se l’istanza di scarcerazione del difensore sarà accolta Don Seppia potrà quindi uscire dal carcere e in attesa di conoscere la propria sorte giudiziaria sarà ammesso alla penitenza, invero non troppo pesante, della comunità di recupero. Dove lo attende una spartana ma non afflittiva disciplina. Ore 7,15 del mattino la recita delle Lodi, la sera l’Adorazione e il Vespro. Durante la giornata, il sacerdote dovrà svolgere dei lavori perché in quella comunità vige la regola di San Benedetto: Ora et labora.

http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/03/17/genova-don-seppia-vicino-scarcerazione-potrebbe-tornare-dire-messa/1514147/

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.