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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » cardinale » La Curia: don Seppia non è più “don” (ma potrebbe tornare a fare il prete)

La Curia: don Seppia non è più “don” (ma potrebbe tornare a fare il prete)

Redazione WebNews by Redazione WebNews
19 Marzo 2015
in Liguria
Reading Time: 2 mins read
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Genova – Don Riccardo Seppia: un prete scomodo, in carcere per pedofilia, ancora in attesa di sentenza definitiva e prossimo a tornare in libertà. Anzi (per ora), un ex prete.

Perché, precisa la Curia di Genova «la sentenza della Cassazione che riduce la pena (per l’esattezza ne ordina il ricalcolo, con un’aggravante in meno, ndr) non modifica la decisione canonica a suo tempo assunta, circa la sua dimissione dallo stato clericale. Il che comporta l’impossibilità di esercitare il ministero pastorale. Nel confermare la vicinanza a chi è stato offeso da condotte riprovevoli, si rinnova l’invito alla preghiera per tutti».

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Questa nota è stata pubblicata sul sito della Curia di Genova.

Interpellato dal Secolo XIX, il responsabile delle comunicazioni della Curia, don Silvio Grilli, aggiunge: «La riduzione allo stato laicale di Riccardo Seppia a suo tempo non è stata resa pubblica per discrezione e rispetto della privacy».

La Curia fa però sapere che, per ragioni di umanità e pastorali, Riccardo Seppia, non più don, non sarà lasciato solo, quando uscirà dal carcere a metà meggio di quest’anno. Da qui la decisione del cardinale Bagnasco (condivisa perché «non poteva essere mandato d’imperio, visto che non fa più parte del numero dei sacerdoti») di cercargli una sistemazione che è stata individuata a Villa Iride a Intra, frazione di Verbania, casa della Congregazione di Gesù sacerdote che si pone questi obiettivi: «Ci poniamo accanto con umiltà e fiducia ai preti che vivono particolari momenti di difficoltà, cercando di offrire un aiuto fraterno di conforto e di ripresa. Per essi allarghiamo i nostri spazi nell’accoglienza e nel dialogo offrendo anche ospitalità nelle nostre case, per quanto possibile. Ciò avviene da molti anni a Trento e a Intra ma ora anche a Roma, Zevio, Marilia e Barretos. Ad essi cerchiamo di offrire anche un aiuto appropriato in campo spirituale e psicologico, con possibilità varie di una sana combinazione di lavoro e riposo. Non ci dimentichiamo di quanti hanno lasciato il ministero e delle loro famiglie, offrendo un accompagnamento che favorisca la comprensione del loro cammino e la partecipazione in termini nuovi alla vita ecclesiale».

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Secondo il canone 290 del Codice di diritto canonico, la condizione sacerdotale non viene mai perduta: dopo essere stato validamente ricevuto, l’ordine sacro non può mai essere reso invalido. Quindi Riccardo Seppia, al termine del suo percorso a Villa Iride (periodo durante il quale sarà seguito costantemente dal cardinale Bagnasco) potrà continuare la sua vita da laico che ha terminato di espiare il suo debito con la giustizia, o da sacerdote se lo chiederà e la Chiesa (attraverso la Congregazione per il clero) accetterà di riammetterlo.

http://www.ilsecoloxix.it/p/genova/2015/03/18/AR2bd0qD-seppia_tornare_potrebbe.shtml

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Informazione sui contenuti

La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.