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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » avvocato » Minacce di morte al prete accusato di pedofilia, presentata una denuncia in procura

Minacce di morte al prete accusato di pedofilia, presentata una denuncia in procura

Redazione WebNews by Redazione WebNews
4 Novembre 2014
in Puglia
Reading Time: 2 mins read
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Il sacerdote di Brindisi cita due testimoni che sarebbero stati avvicinati da due persone che cercavano notizie sul suo conto.

  di SONIA GIOIA

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Minacce di morte contro il prete accusato di pedofilia. Don Giampiero Peschiulli ha presentato nelle scorse ore una denuncia in Procura cui parla di due persone che si sarebbero avvicinate ad alcuni parrocchiani dicendo loro che stavano cercando il sacerdote per ucciderlo. I due uomini avrebbero agito in pieno giorno e a volto scoperto, ma nè il destinatario delle presunte minacce nè i parrocchiani saprebbero dire di chi si tratti. Gli unici nomi contenuti nella denuncia consegnata alla magistratura sono quelli dei testimoni, oltre a quello del denunciante che per sottrarsi ai presunti tentativi di aggressione oltre che alla pioggia di ingiurie a cui continua ad essere  sottoposto anche per strada, ha deciso di lasciare la città rifugiandosi da alcuni parenti.

L’episodio si sarebbe verificato a 48 ore di distanza circa dalla messa in onda del servizio de Le Iene, in cui il prete della diocesi brindisina è stato filmato da una telecamera nascosta con una serie di giovanissimi complici del programma, al quale il sacerdote ha riservato attenzioni particolari. Prima che il servizio andasse in onda il sacerdote è stato raggiunto da un avviso di garanzia a firma del pm Giuseppe De Nozza con l’accusa di violenza sessuale su minori, contestualmente ad un mandato di perquisizione eseguito dai carabinieri al comando del colonnello Alessandro Colella, che hanno trovato e sequestrato in casa del prete materiale pornografico.  Il giorno immediatamente successivo alla trasmissione, il prete si è dimesso dagli uffici sacerdotali nella parrocchia, qualche ora dopo hanno fatto la prima comparsa sui muri delle abitazioni adiacenti scritte del tipo: “Curia infame” e “don Giampiero infame e pedofilo giù le mani dai bimbi”.

Ultimo atto della vicenda la denuncia del prete sulle misteriose minacce. I due presunti aggressori sarebbero arrivati nei pressi della chiesa di Santa Lucia con un’auto di grossa cilindrata, ma quando hanno cercato di varcare l’uscio lo hanno trovato chiuso. Hanno quindi intercettato alcuni parrocchiani dicendo loro che stavano cercando il prete con l’intenzione di picchiarlo e ucciderlo.  La querela contro ignoti è stata formulata dall’avvocato Roberto Cavalera in nome e per conto del prelato, la magistratura ha avviato gli accertamenti del caso, mentre proseguono le indagini volte ad accertare se sia vero oppure no che il prete abbia abusato in passato di un ragazzino fra i 13 e i 14 anni e se vi siano eventuali altre vittime delle stesse attenzioni morbose.

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http://bari.repubblica.it/cronaca/2014/11/03/news/prete-99659337/

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Informazione sui contenuti

La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.