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Rete L'ABUSO - Associazione sopravvissuti agli abusi sessuali del clero
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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » antonio provolo » Il Papa incontra le vittime di preti pedofili. Francesco Zanardi: «È un’operazione di facciata»

Il Papa incontra le vittime di preti pedofili. Francesco Zanardi: «È un’operazione di facciata»

«L’incontro di Papa Bergoglio con le vittime degli abusi? Ne ero a conoscenza, ma non ci interessa. Allo stato attuale, è una farsa mediatica».

Redazione WebNews by Redazione WebNews
7 Luglio 2014
in Il punto della Rete L'ABUSO
Reading Time: 4 mins read
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Francesco Zanardi è stato una delle centinaia di minori vittime accertate di violenza sessuale perpetrata da sacerdoti, ed è presidente della Rete L’Abuso Onlus, che si occupa di dare sostegno e assistenza, legale e psicologica, a chi denuncia molestie o abusi. Zanardi non crede a una «svolta» da parte del Vaticano, nemmeno di fronte ai duri intendimenti esternati da Papa Francesco. L’assenza di strumenti giuridici per il contrasto del fenomeno, anche da parte dello Stato italiano, il non obbligo di denuncia da parte dei vescovi e, a suo dire, una vera e propria rete di copertura internazionale, farebbero dell’Italia una sorta di «paradiso legale dei pedofili».

Zanardi, lei non è convinto degli intendimenti di Papa Francesco, vero?

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«Ad oggi no. Abbiamo delle vittime che non sono risarcite né seguite, e i sacerdoti non vengono nemmeno più spretati. Localmente le diocesi continuano a insabbiare questi casi, a fare il solito lavoro di stalking nei confronti delle vittime. Per i vescovi portare brutte notizie in Vaticano non è una bella cosa».

Forse bisogna far pervenire le segnalazioni direttamente al Pontefice?

«Giada Vitale, una ragazzina di 19 anni di Termoli, c’era riuscita: ha consegnato una lettera in mano a Francesco durante l’Angelus. Ma non ha risposto neanche a lei. Non ha risposto a nessuno. Le vittime arrivano da noi dopo aver già scritto a tutti».

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Al momento quante presunte vittime seguite?

«Abbiamo fra i 340 e i 350 casi allo stato attuale, con diversi procedimenti aperti in tutta Italia. La differenza fra l’Italia e l’estero è drammatica, perché anche a causa dei Patti Lateranensi ci sono diverse difficoltà ad agire quando il pedofilo è un prete».

In che senso?

«C’è una clausola sul protocollo addizionale, all’accordo del 1986, dove la magistratura si impegna a segnalare al Vescovo l’apertura di un fascicolo su uno dei suoi chierici. Questo vuol dire che il bidello, o l’allenatore di calcio, se è indagato non lo sa finché non riceve apposito avviso di garanzia. Se invece il prete è indagato, la magistratura prima di aprire un fascicolo comunica tutto al vescovo, quindi fornendogli gli strumenti per difendersi, recuperare le prove o insabbiare».

In chiave pedofilia, però, c’è la Convenzione di Lanzarote che mette molti paletti.

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«Certo. Ma cosa ha fatto lo Stato italiano? Ha tolto l’obbligo di produrre il casellario giudiziario alle categorie che appartengono al volontariato: non solo preti, ma anche allenatori di calcio o baby sitter, nonostante siano le figure più rischiose. E poi l’Italia è l’unico Paese che non ha mai fatto una Commissione d’inchiesta sui preti pedofili, quindi non esiste una quantificazione».

Cosa dovrebbe fare Papa Francesco?

«Innanzitutto, una cosa banale: introdurre l’obbligo di denuncia per i vescovi. Se copri un abuso, paghi. Banale, ma fondamentale».

Si è scontrato con Bagnasco proprio per questo motivo, lo sa?

«Non deve scontrarsi, deve agire. Lui è il monarca di una monarchia assoluta. Può fare quello che vuole. Invece tanti preti oggi sono ancora dove sono. Certo, vengono sospesi dalla Messa: ma cosa vuole che importi?».

Intanto ha avviato una Commissione, dove partecipa anche una vittima irlandese.

«Sappiamo già che quella persona non ha buone credenziali. E poi, messa da chi? L’hanno nominata le vittime? A che servono le commissioni, se c’è la magistratura?».

Al Governo italiano, invece, cosa chiedete?

«Intanto di rivedere i Patti Lateranensi. E poi di dimostrare volontà d’azione. Napolitano, nel 2009 è stato l’unico Presidente della Repubblica che ha dato solidarietà non ai cittadini italiani ma al Papa. Questo la dice lunga su quali sono i rapporti fra lo Stato Italiano e il Vaticano. E poi…».

E poi?

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«E poi c’è una rete di protezione internazionale. Cardinali indagati che sono stati fatti venire in Italia da Papa Francesco, oggi protetti con l’immunità. C’è il cardinale polacco Wesolowski ricercato dall’Interpol. Poi a Parma il prete italiano Padre Reverberi, che aveva aperto un orfanotrofio in Brasile dove in realtà vendeva questi bambini per sesso. Oppure la storia dell’Istituto per sordomuti Antonio Provolo, con sede a Verona e La Plata (Argentina, ndr) con una lista di preti e fratelli laici ricercati che si sono scambiati di sede. Questo, perché in Italia non c’è l’estradizione obbligatoria per reati del genere. Una sorta di paradiso legale».

Vincenzo Bisbiglia

http://www.iltempo.it/cronache/2014/07/07/francesco-zanardi-violentato-e-un-operazione-di-facciata-1.1268690

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.