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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » abusi sessuali » Savona – I Gironi Infernali Perpetuati Dai Preti E Protetti Dalla Chiesa (E Non Solo) – Prima Parte

Savona – I Gironi Infernali Perpetuati Dai Preti E Protetti Dalla Chiesa (E Non Solo) – Prima Parte

Christian Abbondanza by Christian Abbondanza
23 Agosto 2013
in Liguria
Reading Time: 9 mins read
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A Savona tutto doveva restare nel più assoluto silenzio. Nell’assoluta impunità. Per la Diocesi gli abusi sessuali sui minori dovevano restare impuniti. Chi finiva vittima di quel girone infernale doveva subire in silenzio. Qualcuno però, alla fine, ha avuto il coraggio di denunciare. Di incoraggiare le altre vittime a denunciare. E questo non è stato tollerato dalla Diocesi che, con i suoi Vescovi, sapeva di don Nello Giraudo (come di altri) e lo (li) proteggeva e protegge.

Francesco Zanardi ha denunciato. Ha convinto a denunciare chi era stato, come lui, vittima. Ha convinto a parlare di quei fatti, di quelle vergogne, chi nella Diocesi sapeva. Francesco Zanardi, così come don Carlo Rebagliati (l’ex economo che raccontò tutto, e non solo sui prelati pedofili, anche alla Procura della Repubblica) entrarono così in un altro girone infernale.

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Ora qui, in questa prima parte, pubblichiamo ciò che non è mai stato pubblicato. La storia, con gli Atti, delle inchieste a carico di don Nello GIRAUDO e monsignor LANFRANCONI e, con questi, le omissioni della DIOCESI savonese e di quanti altri sapevano ed hanno omesso di impedire che Nello GIRAUDO frequentasse minori, tra campi scout e parrocchie…

E’ una storia che ha origine nei campi Scout “Savona 10”, dove il prelato Nello GIRAUDO poneva le sue attenzioni e pratiche sui ragazzini. Era il campo scout dove tra i “responsabili” vi erano il fratello di GIRAUDO, Livio, ed uno dei due “capi-gruppo” era Isabella SORGINI, divenuta poi moglie di Livio GIRAUDO e cognata di don Nello GIRAUDO. Livio GIRAUDO poi alla guida dell’ATA, la municipalizzata del Comune di Savona e Isabella SORGINI attuale Assessore ai Servizi Sociali del Comune di Savona. Due nomi indicati dallo stesso GIRAUDO nelle pagine della sua difesa.

Una storia che poteva essere stroncata sul nascere se chi aveva responsabilità, dagli Scout alla Diocesi, avessero presentato denuncia contro Nello GIRAUDO. Una storia che – come hanno raccontato le Iene – è stata invece coperta da una cappa di omertà meschina. Al diffondersi delle “voci” (e delle prime denunce!) sugli abusi compiuti dal GIRAUDO, la Diocesi applicava la più perversa pratica che la rendeva complice: tacere nel più assoluto stile omertoso, spostando di sede e funzione il GIRAUDO nella zona del savonese, permettendogli di continuare nella sua vergognosa pratica sui minori.

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Il fascicolo su Nello GIRAUDO viene aperto dalla Procura di Savona nel 2009. Dalle testimonianze raccolte, così come dalle denunce ed esposti presentati, il quadro sui suoi comportamenti diventano evidenti quanto inconfutabili. Evidenti come il fatto che la Diocesi sapeva tutto, così come – dalle stesse memorie difensive di GIRAUDO, prodotte dal noto avvocato Marco RUSSO, esponente del PD – il fatto che una delle vittime certamente “era affidato “per ragioni di cura, educativa, vigilanza e custodia” a Stefano CORSINOVI e Daniela CARINI, nonché a Isabella SORGINI e Sandro FOLCO”.

Questa storia racconta che Nello GIRAUDO andava ai campi Scout del “Savona 10” sia responsabilità della propria funzione “pastorale”, sia occasionalmente e senza alcuna specifica “missione”. Come detto la Diocesi savonese (così come il Vaticano) sapeva tutto, tanto che, in un carteggio tra il Vaticano ed il Vescovo di Savona-Noli, Vittorio LUPI, tra il 29 marzo 2010 ed il 16 aprile 2010, si legge “mi riferisco al caso del Rev. Nello GIRAUDO, del Clero della Sua Diocesi, che fu denunciato nel 1980 per abuso di minori e che nel 2002 manifestava al Vicariato Generale la propria tendenza pedofila”.

Dagli Atti interni della Diocesi savonese si apprende che nonostante si sapesse delle pratiche sessuali del GIRAUDO Nello, gli si permetteva di avere continui rapporti con minori e che la principale preoccupazione del Clero fosse che nulla trapelasse sui giornali. Si legge chiaramente, per le stesse affermazioni del Vescovo LUPI, che sul “banco degli imputati” per la Diocesi, non vi era il “povero” Nello GIRAUDO, bensì Francesco Zanardi che denunciava tali fatti e li rendeva noti attraverso gli organi di informazione.

La Diocesi ha una responsabilità oggettiva negli atti perpetuati da Nello GIRAUDO. E’ chiaramente indicata anche dal GIP di Savona in merito all’ex Vescovo Mons. LANFRANCONI.
Si legge nell’Ordinanza del GIP di Savona: “alla luce di tutti gli elementi sopra elencati non vi è dubbio che LANFRANCONI fosse a conoscenza delle gravi condotte addebitate al GIRAUDO e, nonostante spettasse a lui, quale ordinario della Diocesi alla quale detto sacerdote apparteneva, tutelare la comunità dei fedeli (ed in special modo i minori) che venivano a contatto con Don Nello si guardò bene dall’assumere qualsivoglia iniziativa volta ad evitare che questi continuasse nelle sue esecrabili condotte, addirittura consentendogli di gestire una comunità per minori con difficoltà familiari (e, per ciò stesso, particolarmente fragili e privi di protezione)”. Ed ancora: “insomma, nonostante l’indagato (LANFRANCONI, ndr) avesse il potere ed il dovere di scongiurare la perpetrazione da parte del GIRAUDO di gravi condotte delittuose (quali quelle compiutamente descritte dalle sue vittime ZANARDI Francesco, (…omissis…) o, comunque, di limitarle, nulla fece in tal senso, non agendo neppure al fine di fare giustizia all’interno della societas perfecta costituita dalla chiesa (cfr. le dichiarazioni ex art. 362 CPP rese da Don REBAGLIATI) e rendendosi in tal modo corresponsabile di tali condotte”.

Il successore del LANFRANCONI alla guida della Diocesi di Savona-Noli, Mons. Domenico “armeria” CALCAGNO, era ben conscio della questione GIRAUDO. Né scrisse a RATZINGER quando questi era Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede. Era nel settembre 2003. Scrive non per annunciare una denuncia all’Autorità Giudiziaria ma per chiedere consiglio. Consigli che non arriveranno, nemmeno quando RATZINGER (già informato) divenne Papa.

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Sono passati 33 anni da quando GIRAUDO venne denunciato la prima volta, appena ordinato sacerdote e nominato vice-parroco a Valleggia. 33 anni passati da quanto (lo si legge nelle stesse carte della Diocesi) “si è verificato il primo, serio inconveniente (incoveniente, sic! ndr): insegnante di religione nelle statali è stato accusato da una mamma di atteggiamenti morbosi nei riguardi del suo bambino (tenuto sulle ginocchia e palpato in modo difficilmente precisabile)”.

In Diocesi (e poi in Vaticano) sanno ma tacciono. Lo sanno per certo i Vescovi con i quali GIRAUDO si è confessato. Scrive il GIP del Tribunale di Savona: “la circostanza (riferita dal medesimo GIRAUDO) che egli avesse confidato “soltanto in confessionale” i suoi problemi ai Vescovi che si erano succeduti alla guida della Diocesi (e quindi al LANFRANCONI), avrebbe impedito a quest’ultimo di denunciare il sacerdote alle autorità competenti, non non di assumere i provvedimenti opportuni atti a scongiurare il compimento da parte dello stesso di atti di pedofilia”.

La stessa Comunità per Minori che era stata attivata dallo stesso GIRAUDO nell’ambito della propria attività pastorale, è sta chiusa solo a dopo che non venivano più mandati minori a tale comunità.

In una nota interna della Diocesi savonese si legge che la Comunità veniva vista dal Vescovo CALCAGNO come un pericolo per don GIRAUDO e non invece, come dovrebbe essere, per i minori affidati ad una Comunità gestita da un pedofilo.Testualmente: “Mons. CALCAGNO, giunto a Savona nel marzo 2002, già in angustie perché intuisce il pericolo a cui don Nello (GIRAUDO, ndr) si espone (anche perché continua a gestire la comunità senza un preciso programma educativo), riceve confidenze allarmate di un assistente sociale che gli comunica che vari Comuni hanno deciso di non affidare altri ragazzi alla Comunità”.

Incalza il GIP di Savona: “triste è osservare come, a fronte della preoccupazione per la “fragilità” e la “solitudine” del GIRAUDO e il sollievo per il fatto che “nulla è trapelato sui giornali”, nessuna espressione di rammarico risulta dai documenti agli atti a favore degli innocenti fanciulli affidati alle cure del sacerdote e rimasti vittime delle sue “attenzioni”.”

GIRAUDO ha evitato il processo patteggiando un anno di reclusione, ma resta aperta la domanda del perché, oltre alla Diocesi, nessuno dei responsabili Scout del gruppo SAVONA 10 (tra cui il fratello di don GIRAUDO, Livio e la SORGINI) abbiano impedito che Nello GIRAUDO – noto già dal 1980 per la predilezione a rapporti sessuali con i minori !!! – frequentasse i campi scout (sia in veste formale, sia in quella informale).

Resta anche un’altra amarezza, che affronteremo nella seconda puntata, per il fatto che per la Diocesi (e amici fedeli) la “peste” da annientare non erano i pedofili che indossano l’abito talare, ma coloro che aveva avuto la “colpa” di denunciare all’Autorità Giudiziaria il GIRAUDO ed i suoi protettori.

Monsignor LUPI, attuale Vescovo di Savona, aveva annunciato lo scorso anno che la Chiesa vuole Giustizia, ma l’unica cosa certa è stata la “vendetta” contro chi ha osato rompere l’omertà… ed allora di tutto questo occorre che la comunità venga a conoscenza, diversamente Zanardi e i compagni di sventura, saranno vittime per la seconda volta.

Savona – I gironi infernali perpetuati dai preti e protetti dalla Chiesa (e non solo) – Seconda parte

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PER APPROFONDIRE

  • Nota interna Diocesi di Savona su Nello GIRAUDO
  • Atti interni Chiesa su Nello GIRAUDO
  • Relazione Questura di Savona alla Procura
  • Atti interni Mons. Calcagno
  • Ordinanza GIP su Mons. LANFRANCONI
  • Verbali Zanardi
  • Verbali Rebagliati 1
  • Verbali Rebagliati 2
  • Verbale Livio Giraudo
  • Verbale Carini Daniela
  • Verbale don Andrea Giusto
  • Interrogatorio don Nello GIRAUDO
  • Indagini difensive don Nello GIRAUDO
  • Memoria don Nello GIRAUDO
  • Esposto di Zanardi su Mons. LANFRANCONI
  • Esposto di Zanardi su GIRAUDO
  • Lettera Zanardi a Vescovo LUPI
  • Lettera Zanardi ad Autorità Vaticane e Pubbliche
  • Articolo Il Secolo XIX su pena patteggiata da don Nello GIRAUDO
  • Articolo Il Secolo XIX su inchiesta relativa a Mons. LANFRANCONI
  • Articolo Repubblica sui fatti noti al Vaticano
  • L’Inchiesta de La Repubblica su Pedofilia e Diocesi savonese (con video)
  • Rebagliati denuncia di essere in pericolo (con video)
  • LE IENE – ABUSI SUI MINORI COPERTI DALLA CHIESA 1 puntata (video)
  • LE IENE – ABUSI SUI MINORI COPERTI DALLA CHIESA 2 puntata (video)
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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

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