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Portale dell'Associazione Rete L'ABUSO | world » news » Vatileaks, il caso Maciel e le imbarazzanti carte “messicane”

Vatileaks, il caso Maciel e le imbarazzanti carte “messicane”

Redazione WebNews by Redazione WebNews
21 Marzo 2012
in Cronaca e News
Reading Time: 3 mins read
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WCENTER 0XMDAHPCGM Papa Benedetto XVI durante un momento della prima Udienza Generale del 2012 in piazza San Pietro, Citta’ del Vaticano, 7 marzo 2012. ANSA/CLAUDIO PERI

CITTA’ DEL VATICANO – Vatileaks continua in Messico. Lì la pubblicazione di documenti riservati si concentra su uno dei casi più clamorosi di pedofilia, abuso di potere, corruzione, violenze fisiche epsicologiche su seminaristi che siano mai accaduti nella Chiesa, almeno negli ultimi secoli. Si tratta del caso del sacerdote messicano padre Maciel Macial Degollado, fondatore dei Legionari di Cristo. Un capitolo di storia dai risvolti ancora oscuri che indirettamente tira in ballo anche la figura del beato Giovanni Paolo II.

Alla vigilia dell’arrivo a Leon, nel centro del Messico, di Papa Benedetto XVI (atteso per il 23 marzo), un settimanale messicano, «Proceso», anticipa il contenuto di un libro contenente una sfilza di carte top secret. Circa 200 tra fogli confidenziali, appunti, lettere alcune provenienti dall’archivio della Congregazione dei Religiosi. Scritti che dimostrerebbero che Papa Wojtyla non poteva non essere a conoscenza della storia del famigerato padre Maciel, morto nel 2008 a 82 anni, con alle spalle una scia impressionante di crimini e misfatti. Compreso quello di avere avuto tre figli, due dei quali abusati.

Finora si sapeva solo che Giovanni Paolo II, amico personale di padre Maciel sin dagli anni Ottanta, pur mantenendo con lui un rapporto di vicinanza e stima non fosse a conoscenza della vita doppia di questo intraprendente sacerdote e di tutto il male fatto, dal momento della fondazione dei Legionari di Cristo in poi. Tra l’altro le inchieste che sono state fatte in Vaticano dalla Congregazione dei Santi per la causa di beatificazione di Wojtyla finora non avevano dato esito positivo e sembrava che Padre Maciel fosse riuscito ad ingannare persino l’amico Papa. La pubblicazione di queste carte sembrerebbe confutare questa tesi e, di conseguenza, gettare un’ombra persino sul pontefice polacco proiettato alla santificazione. La domanda che in Messico viene posta è se era a conoscenza delle denunce che nel corso degli anni erano arrivate a Roma. Ci fu persino un nunzio che a seguito di un rapporto contro padre Maciel fu spostato di sede da un giorno all’altro.

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Eppure i fogli pubblicati rivelano di come in Vaticano fossero arrivate a più riprese denunce di comportamenti anomali, quali patologici di padre Maciel. Le molestie, l’uso di droga, la corruzione, i fiumi di denaro che spendeva per assicurarsi, chissà, il silenzio. Di fatto le voci che circolavano sul conto di Maciel non influirono sulla carriera del fondatore dei Legionari, al punto che nel 1994 padre Maciel venne persino inserito come consultore permanente della Congregazione per il Clero. Il Vaticano stava proteggendo un criminale, oppure si trattava di un clamoroso errore di valutazione, una svista macroscopica, favorita da circostanze fortuite? Le rivelazioni che in Messico stanno creando non poco scompiglio sono opera di due ex Legionari, Alberto Athiè, Josè Barba (una delle vittime di Maciel) e Fernando M. González, un autorevole sociologo che ha dedicato ampi studi sulla personalità malata del fondatore dei Legionari di Cristo.

La maggior parte delle carte fanno riferimento ad episodi avvenuti attorno agli anni Cinquanta e Sessanta, in particolare quando padre Maciel fu trovato in condizioni disdicevoli per un ecclesiastico. Ci fu addirittura un cardinale che riscontrò la tossicodipenenda da «Dolantina», un potente farmaco a base di morfina di cui Maciel faceva uso smodato, tanto da essere costretto a ciclici periodi di disintossicazione. Ciò indusse il Vaticano ad aprire un fascicolo anche se dopo qualche anno l’indagine si concluse con una clamorosa archiviazione. Qualcuno lo proteggeva? E perchè? Finora nessuno ha mai fornito risposte esaurienti. Fatto sta che nel 1959 padre Maciel fu rimesso al suo posto, più saldo di prima. Più tardi l’arrivo al Soglio di Pietro di Giovanni Paolo II segnò un salto di qualità: da allora padre Maciel divenne uno dei consiglieri più ascoltati dal Papa sulle questioni riguardanti l’America Latina. Lo aiutò a debellare la Teologia della Liberazione e lo affiancò in tutti i viaggi più importanti. In Messico volò con il Papa, facendo parte della delegazione, nel 1979, nel 1990 e nel 1993.

Dato che il diavolo fa le pentole ma non i coperchi, nel 1997, dopo anni di silenzio, un gruppo di vittime, tra cui Josè Barba, decise di uscire dal silenzio e denunciare gli abusi. La denuncia arrivò in Vaticano anche se fino al 2005 restò lettera morta. Giovanni Paolo II all’epoca stava spegnendosi. Il cardinale Joseph Ratzinger riuscì a superare tutte le resistenze interne e convincerlo che era necessario promuovere una inchiesta contro padre Maciel. Nel 2006 Benedetto XVI lo obbligò a ritirarsi a vita privata anche se, per via dell’età e della posizione ricoperta, non venne mai ridotto allo stato laicale. Troppi interrogativi restano aperti. Uno su tutti: Papa Wojtyla sapeva?

http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=186899&sez=FEDEERELIGIONE

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.