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Rete L'ABUSO - Associazione sopravvissuti agli abusi sessuali del clero
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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » abusi sessuali » Abusi, un gruppo di vittime e attivisti incontra Leone XIV: “Da lui ascolto e sostegno”

Abusi, un gruppo di vittime e attivisti incontra Leone XIV: “Da lui ascolto e sostegno”

Il Papa ha ricevuto in Vaticano sei membri del consiglio direttivo di ECA Global, associazione internazionale per i diritti umani che lotta per un maggiore sostegno e per i risarcimenti a chi ha subito abusi e chiede maggiore impegno e collaborazione alla Chiesa cattolica. L’udienza con il Pontefice “un passo storico e pieno di speranza verso una maggiore cooperazione”

Redazione WebNews by Redazione WebNews
21 Ottobre 2025
in Città del Vaticano
Reading Time: 5 mins read
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Tutto è nato da una lettera, divenuta incontro, oggi, nel Palazzo Apostolico. Il primo di Leone XIV dalla sua elezione con un gruppo di vittime di abusi e attivisti che lottano contro quella che gli ultimi Pontefici hanno definito una “piaga” nella Chiesa. Leone XIV ha ricevuto questa mattina sei membri del Consiglio direttivo dell’ECA Global, l’Ending Clergy Abuse, associazione per i diritti umani i cui membri provengono da oltre 30 Paesi di cinque continenti. Tra loro, attivisti e vittime di abusi sessuali da parte di rappresentanti del clero. La rete, attiva soprattutto negli Stati Uniti, dal 2018 anno di fondazione si impegna affinché la Chiesa cattolica segua le raccomandazioni delle Nazioni Unite del 2014 per una politica efficace di “tolleranza zero”. E l’udienza di oggi con Papa Leone – afferma la stessa ECA – segna certamente “un passo storico e pieno di speranza verso una maggiore cooperazione”.

Parole impresse dall’organizzazione in una dichiarazione e, successivamente, riferite alla stampa in una conferenza a Borgo Pio, zona Vaticano, dai sei partecipanti all’incontro col Pontefice. Ovvero Gemma Hickey (Canada), Timothy Law (USA), Evelyn Korkmaz (Canada, First Nation), Matthias Katsch (Germania), Janet Aguti (Uganda), Sergio Salinas (Argentina). Tutti provenienti da diversi contesti e culture, tutti accomunati dall’obiettivo che gli abusi non si ripetano più e di una più efficace collaborazione con la Chiesa.

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Accoglienza e ascolto

Tutti e sei i membri di Eca si sono trovati concordi nell’esprimere soddisfazione per l’udienza con Leone XIV, per il suo atteggiamento, per il suo approccio, per la sua capacità di ascolto, come ha affermato Gemma Hickey, vittima di abusi a Newfoundland and Labrador (Canada) da parte di un sacerdote, prima rimosso e poi spostato in due parrocchie. “Papa Leone è stato molto aperto e ognuno di noi ha condiviso alcune riflessioni personali. È stato molto caloroso. Ci ha ascoltato… Ha anche un buon senso dell’umorismo. Davvero umile”. Al Papa hanno letto una loro dichiarazione, così da iniziare l’udienza “con le menti aperte”, e hanno anche presentato il progetto Iniziativa Tolleranza Zero, sottolineando “l’importanza di standard globali coerenti e di politiche incentrate sulle vittime”. Durante l’udienza si è parlato pure del lavoro svolto dalla Pontificia Commissione per la Tutela dei minori che, la scorsa settimana, ha presentato il suo secondo Rapporto annuale. E il Papa ha suggerito un “dialogo” tra i due organismi.

“È stata una conversazione profondamente significativa. Riflette un impegno condiviso per la giustizia, la guarigione e un vero cambiamento”, ha affermato ancora Hickey. “I sopravvissuti hanno cercato a lungo un posto al tavolo delle trattative e oggi ci siamo sentiti ascoltati”.

Un dialogo diretto e rispetto

L’incontro odierno, come accennato, nasce da una lettera che l’ECA aveva inviato al neoeletto Pontefice. Ispirati dalle parole di Robert Francis Prevost dalla Loggia delle Benedizioni, i membri dell’organismo si sono presentati “come costruttori di ponti, pronti a camminare insieme verso la verità, la giustizia e la guarigione”. E in questi tempi così “polarizzati”, hanno scritto, “l’atto più radicale che possiamo fare in questo momento è sederci e parlare”. Alla missiva il Papa ha risposto “positivamente” e, con “un gesto di apertura”, ha accolto l’opportunità di “un dialogo diretto e rispettoso sulla strada da seguire”. Da qui l’appuntamento privato nel Palazzo Apostolico, durato circa un’ora ma denso di testimonianze e proposte.

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“Siamo venuti non solo per esprimere le nostre preoccupazioni, ma anche per valutare come potremmo collaborare per garantire la protezione dei bambini e degli adulti vulnerabili in tutto il mondo”, ha affermato Janet Aguti dell’Uganda, vicepresidente del consiglio di amministrazione di ECA. Nessuna “rabbia”, ha chiarito ancora Gemma, ma solo “speranza” di responsabilità e cambiamento duraturo: “Crediamo nella dignità intrinseca di ogni bambino e adulto vulnerabile, nel coraggio di ogni sopravvissuto e nella responsabilità morale della Chiesa di guidare con trasparenza e compassione. La nostra missione è sostenere coloro che hanno subito danni nel promuovere riforme che proteggano i più deboli. E contribuire a ripristinare la fiducia e l’integrità nell’istituzione che sappiamo avere la capacità di fare grandi cose”.

Volontà di lavorare insieme

L’obiettivo, ha fatto eco Tim Law, co-fondatore e membro del cda di ECA Usa, “non è il confronto, ma piuttosto la responsabilità, la trasparenza e la volontà di lavorare insieme per trovare soluzioni”. Non è poco per persone che spesso – come raccontano – hanno chiesto aiuto e si sono trovate davanti un muro. “Come sopravvissuta a una scuola residenziale, porto il peso del trauma intergenerazionale causato da istituzioni che avrebbero dovuto proteggerci. L’incontro di oggi è un altro passo verso la verità e la riconciliazione”, ha sottolineato la canadese Evelyn Korkmaz.

Mentre Matthias Katsch, dalla Germania, ha spiegato che al Pontefice è stato chiesto di offrire “speranza”, intesa come “giustizia”, “risarcimenti” e “migliori tutele per bambini e adulti vulnerabili”. Oggi, ha aggiunto, “non è più sufficiente che i sopravvissuti parlino” ma “è necessario che la società ascolti”: “Non è solo la Chiesa, è tutta la società che deve essere disposta ad ascoltare e a trarre le conseguenze da ciò che le è stato detto dai sopravvissuti”. Alla conferenza è intervenuto anche Francesco Zanardi, membro di ECA e dell’associazione Rete L’Abuso (non presente all’udienza con il Papa), il quale ha annunciato un rapporto sui casi di abusi e pedofilia del clero in Italia.

L’organizzazione ha ribadito “l’urgente necessità di un dialogo continuo, di compassione e collaborazione per costruire un futuro in cui la sicurezza, la responsabilità e la dignità non siano solo difese, ma in cui le voci dei sopravvissuti siano d’esempio”.

In dono due libri

All’incontro in Vaticano stamattina era presente anche il giornalista peruviano Pedro Salinas che ha consegnato il suo libro “La verdad nos hizo libres”, sulla vicenda del movimento religioso Sodalicio sorto in Perù negli anni ’70, ramificatosi in tutta l’America Latina e soppresso a inizio anno da Papa Francesco. Vittima lui stesso di abusi all’interno del movimento, Salinas insieme alla collega Paola Ugaz ha scoperchiato con un libro-inchiesta l’intera vicenda abusi all’interno di Sodalicio. Una vicenda ben conosciuta da Papa Leone, avvenuta in quel Perù dove è stato per oltre vent’anni prima missionario agostiniano e poi vescovo.

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Un libro lo ha consegnato pure Matthias Katsch, ovvero il volume di cui è autore dal titolo “Damit es aufhört” (Affinché finisca), che descrive lo scandalo degli abusi e gli sviluppi successivi a partire dal 2010 in Germania, intrecciato con la sua storia personale. A margine della conferenza, rispondendo alle domande di Stefanie Stahlhofen della redazione tedesca di Radio Vaticana – Vatican News, Katsch ha spiegato che “non è stato solo il primo incontro con Papa Leone, è stato il primo incontro in assoluto con un Papa, non con singole vittime di abusi, ma con un’organizzazione di vittime. Si tratta di un salto di qualità”.

https://www.vaticannews.va/it/papa/news/2025-10/abusi-papa-leone-xiv-incontro-vittime-attivisti-eca-vaticano.html

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

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