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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » chiesa » Como, filmati hard e autoscatti inchiodano Don Marco

Como, filmati hard e autoscatti inchiodano Don Marco

Redazione WebNews by Redazione WebNews
22 Marzo 2012
in Lombardia
Reading Time: 3 mins read
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COMO, 22 MARZO – L’inchiesta su Don Marco Mangiacasale, il sacerdote comasco finito in manette il 7 Marzo 2010 con l’accusa di aver abusato di una ragazzina minorenne, si allarga a macchia d’olio.

Le indagini compiute sulle 11 sim card dei suoi telefonini, sul portatile e su diversi tablet, hanno portato alla luce diversi filmini hard e autoscatti fatti dal prete comasco. Per questi motivi i fari degli inquirenti sono puntati anche al di fuori della Parrocchia di San Giuliano, nella quale Don Mangiacasale ha prestato servizio fino al 2009, prima di diventare economo della curia comasca.

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Intanto il pm Simona De Salvo ha negato i domiciliari al prete che verrà trasferito nei prossimi giorni nel carcere del Bassone. Il desiderio di Don Marco sarebbe quello di essere portato fuori Como, in una comunità religiosa per iniziare un cammino di riavvicinamento alla fede.

La posizione giudiziaria di Don Marco si è aggravata nelle ultime settimane. Il numero di denunce è passato da uno a cinque. Sono state fissate per i prossimi giorni le udienze in Procura dalle ragazze che hanno denunciato il sacerdote.

Il Vicario episcopale monsignor Angelo Riva ha rilasciato un breve commento al Settimanale della Diocesi : “ci siamo scoperti umiliati perché traditi nella fiducia, colpiti da dove non te lo aspetti. Siamo vicini alle comunità parrocchiali, siamo vicini a Don Marco e ancor di più alle vittime di questa vicenda e alla Chiesa tutta, colpita nei suoi affetti più cari”.

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Elisabetta Tomaselli

http://www.bolognanotizie.com/news/2012/03/22/61017/como-filmati-hard-e-autoscatti-inchiodano-don-marco/

Don Marco, filmati pedopornografici nei telefoni

L’inchiesta di Como si tinge di particolari sempre più sconcertanti
Added by Redazione on marzo 22, 2012.

COMO, 22 MARZO – Filmati hard girati con il telefonino e autoscatti corredati da testi che lascerebbero ben poco all’immaginazione riguardo le intenzioni nei confronti di ragazzine adolescenti: sarebbe questo il materiale emerso dall’analisi delle undici simcard e del computer portatile appartenenti a don Marco Mangiacasale, arrestato il 7 marzo con l’accusa di violenza sessuale aggravata e continuata.

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L’arresto era scattato sulla base di una segnalazione fatta da una minorenne al nuovo parroco di San Giuliano don Roberto Pandolfi, il quale si era tempestivamente rivolto alle forze dell’ordine. Con il passare dei giorni, le denunce sono diventate cinque, e ora le indagini si stanno allargando anche al di fuori dell’ambito della parrocchia di San Giuliano. Gli episodi di violenza sarebbero iniziati tre o quattro anni fa, per protrarsi fino a pochi giorni prima dell’arresto. Sebbene non prestasse più servizio in parrocchia dal 2009, anno in cui gli fu affidato l’incarico di economo della Diocesi di Como, don Marco aveva continuato ad abusare delle ragazzine, facendo leva sull’autorevolezza e sul suo ruolo di riferimento.

Alla luce di quanto sta emergendo nell’inchiesta di Como, fa riflettere come già nel 2008 il parroco fosse stato coinvolto in una vicenda analoga, la quale però fu ritenuta dalla Curia “non rilevante”: in una sera d’estate, durante una gita a Roseto degli Abruzzi, era stato sorpreso da alcuni genitori ad allungare le mani su una ragazzina. In quell’occasione don Marco era per giunta in preda ai fumi dell’alcol.

Il parroco, che ha confessato i capi d’accusa, ritiene d’altra parte che i fatti «non si siano svolti in un contesto di violenza, ma di affettività anomala». Nei giorni scorsi Mangiacasale aveva inoltre richiesto tramite il suo legale Renato Papa di essere trasferito in una comunità religiosa protetta, «per poter intraprendere un percorso personale di riflessione e di recupero in attesa del processo». La richiesta, esaminata dal Gip di Como Maria Luisa Lo Gatto, è stata respinta. Don Marco resta quindi in carcere sotto regime di sorveglianza speciale, tenuto solo ma controllato giorno e notte dagli agenti della polizia penitenziaria.

Francesco Ciabattoni

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.