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Olanda, quando l’abuso ha un prezzo. La conferenza episcopale fissa in un “tariffario” i costi dei risarcimenti per le vittime dei preti-pedofili

Redazione WebNews by Redazione WebNews
8 Novembre 2011
in Città del Vaticano, World
Reading Time: 5 mins read
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10/11/2011
La conferenza episcopale fissa in un “tariffario” i costi dei risarcimenti per le vittime dei preti-pedofili
G. Gal.
CITTÀ DEL VATICANO

Un «tariffario» per chiudere lo scandalo-pedofilia. Cinquemila euro per molestie verbali o comportamenti di natura sessuale; 25mila euro per violenza carnale; 100mila euro in casi eccezionali di stupro di gruppo o seri abusi che abbiano provocato un danno permanente. In Olanda la Chiesa cattolica ha deciso di risarcire le vittime degli abusi sessuali del clero. E ciò potrebbe rappresentare un esperimento-pilota per tutti gli altri episcopati nazionali.

A fronte di centinaia di casi di violenza avvenuti in parrocchie e istituti ecclesiastici, i vescovi e i capi-uffici della conferenza episcopale olandese hanno votato a favore della costituzione di un fondo per l’indennizzo. La commissione incaricata dai presuli la scorsa estate di predisporre una relazione tecnica ha fissato le cifre per compensare le vittime dei preti pedofili e ora la conferenza episcopale nazionale ha approvato la soluzione, sottoscrivendo le conclusioni del dossier. Il costo totale dei risarcimenti supererà i cinque milioni di euro. L’indennizzo sarà calcolato sulla base della serietà dell’abuso commesso, specifica l’episcopato olandese.

Nei Paesi Bassi da almeno due anni lo scandalo-pedofilia sta dilaniando la Chiesa cattolica e un’inchiesta governativa ha censito oltre duemila casi di abusi compiuti all’interno delle istituzioni religiose, molti dei quali approdati nelle aule dei tribunali. Nel marzo 2010 anche la Conferenza episcopale olandese aveva aperto un’inchiesta indipendente per accertare quanto accaduto in diverse scuole cattoliche dove erano state denunciati casi di abusi nei confronti di bambini. A partire dalle violenze sessuali in un collegio cattolico della cittadina di Heerenberg. Secondo le testimonianze raccolte dal quotidiano «De Telegraaf», anche alcune suore di scuole cattoliche si sarebbero rese colpevoli, negli anni ’50, di abusi nei confronti di minori.

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Il giornale olandese riporta la storia di Herman Harends, oggi sessantatreenne, che ricorda i turbamenti subiti quando, undicenne, frequentava un collegio cattolico a Tegelen, cittadina nel sud dei Paesi Bassi. «Non ne ho parlato prima perché si tratta di accuse difficili da sostenere e provare. Non cerco vendetta o scuse, molte delle suore sono già morte. E non credo si trattasse di un caso isolato». Nell’aprile 2010, a seguito della diffusione della lettera pastorale del Papa sugli abusi sessuali nella Chiesa irlandese, la Conferenza episcopale riconobbe pubblicamente l’esigenza di «recuperare la fiducia». I vescovi Van Luyn, (presidente dell’episcopato olandese) e de Korte (referente per le indagini sugli abusi) firmarono una nota per dichiarare che:«Le parole con cui Benedetto XVI ha espresso per l’Irlanda il suo cordoglio e rammarico sincero rispetto alle vittime e alle loro famiglie si possono estendere integralmente alle vittime nei Paesi Bassi». I presuli d’Olanda hanno condiviso le «proposte che il Pontefice sta facendo perché sia fatta giustizia per le vittime, perché ci sia penitenza, per la guarigione delle vittime e il recupero di fiducia». Infatti, «quando il Papa ricorda grandi errori fatti da parte della dirigenza della Chiesa, errori che possono averne minata la credibilità, i vescovi e i superiori degli ordini devono assumersi le proprie responsabilità e affrontare le critiche». E, affermarono allora i vertici della Chiesa olandese, «la ricerca indipendente che è stata proposta, per la quale l’ex presidente della Camera Win Deetman sta approntando i lavori preparatori, sarà il luogo in cui saranno affrontati questi problemi».

In totale di 137 tra preti, frati e suore sarebbero coinvolti nello scandalo su presunti casi di abusi nei confronti di minori nelle scuole cattoliche olandesi negli anni 50-60-70, secondo l’inchiesta condotta da Radio Netherlands. L’emittente radiofonica ha raccolto almeno 128 testimonianze di ex studenti di varie scuole cattoliche abusati sessualmente dagli insegnanti religiosi. Tra queste, anche quelle di nove emigranti. Secondo un rapporto condotto dalla radio, il picco degli abusi ha avuto luogo nel 1950 (43 denunce) e poi negli anni Sessanta (62). Tutte le testimonianze descrivono l’ambiente di omertà e paura che impediva alle vittime degli abusi di denunciare pubblicamente gli abusi. Secondo la Commissione consultiva episcopale «Aiuto e diritto», che ha condotto un’inchiesta indipendente, le denunce sono almeno 350.

Inoltre una vittima di abusi sessuali subiti da ragazzo da parte di alcuni preti(uno dei quali diventò poi vescovo di Den Bosch, in Olanda) nel 2003 avrebbe ricevuto dalla Chiesa, e più precisamente dai Padri salesiani di Don Bosco, 16000 euro per tacere su quanto accaduto. L’alto prelato coinvolto nella vicenda è Jan ter Schure, vescovo di Den Bosch dal 1985 al 1998, deceduto nel 2003. L’attuale vescovo di Rotterdam e capo della conferenza episcopale olandese, Adrianus Van Luyn, è accusato di essere stato a conoscenza dei fatti dal 2008, ma di aver taciuto sulla vicenda. Gli abusi ai danni dello studente avvennero nel collegio-monastero di Don Rua, a Ugchelen (Olanda), tra il 1948 e il 1953 e all’epoca dei fatti il responsabile era un giovane prete. Dopo che la vicenda è stata portata alla luce dai media olandesi, l’avvocato dei padri salesiani in Olanda, Cornelis Oosterwijk, è intervenuto affermando che la vittima degli abusi ha rotto il patto che lo vincolava al silenzio solo per ottenere più soldi e senza produrre prove.
Dal canto suo la conferenza episcopale olandese ha negato che Van Luy abbia ignorato la richiesta della vittima di rendere pubblico il caso. Nel 2008 il vescovo di Rotterdam avrebbe risposto alle richieste della vittima degli abusi precisando di non avere competenza amministrativa sui padri salesiani. la chiesa olandese ha dato mandato a una commissione d’inchiesta indipendente, guidata dall’ex sindaco di Rotterdam e ministro dell’educazione Wim Deetman, di verificare la fondatezza delle denunce. E ora l’episcopato ha fissato le tariffe per i risarcimenti delle vittime.

La notizia conferma una linea totalmente votata alla trasparenza dopo anni di politiche poco chiare. Recentemente è uscita la notizia shock del prete salesiano olandese di 73 anni – si conoscono soltanto le iniziali, padre van B. – che era salito agli onori della cronaca in quanto dichiaratamente appartenente alla Martijn, un’associazione legalmente riconosciuta in Olanda e che sostiene le relazioni pedofile: “Sono perfettamente legittime” dicono, “seppure discriminate dalla società”.

Non era solo van B. a sostenere la legittimità della pedofilia ma anche padre Herman Spronck, superiore dei salesiani in Olanda, la cui intervista concessa a Rtl News ancora oggi fa impazzire il Web. Padre Spronck, in sostanza, appoggia von B. e sostiene che se il bambino è consenziente il rapporto sessuale con un adulto è legittimo. Dice: “Dipende dal bambino. Non si deve mai entrare nello spazio personale del bambino se non lo vuole. Ma ci sono bambini che indicano loro stessi che è ammissibile. In questo caso anche un contatto sessuale è possibile”. Padre Spronck entra nel merito anche del seminario dove lui, assieme a tanti altri sacerdoti olandesi, ha studiato negli anni Cinquanta e Sessanta. Dice che erano tutti maschi, che non vedevano mai le ragazze, “e per questo era normale che nascessero certe tendenze”.

La notizia dall’Olanda è immediatamente arrivata in Italia e a Roma. E ha provocato la reazione decisa della curia generalizia dei salesiani che ha condannato in una nota le dichiarazioni di Spronck dicendo che “il rispetto pieno e totale dei bambini, dei ragazzi e dei giovani rimane per noi un’opzione fondamentale e irrinunciabile”. E ancora: “Essere membro di tale associazione è assolutamente incompatibile con i principi e i valori della tradizione salesiana”.Nella chiesa olandese in pochi sostengono la legittimità della posizione dei due salesiani. Il dibattito è semmai aperto – e a tratti parecchio aspro – sulla genesi teologica e storica della posizione dei due. La domanda è una: cosa porta uomini di chiesa a sostenere che la pedofilia è un qualcosa di legittimo? Per alcuni tutto è nato dopo il Concilio Vaticano II quando la chiesa olandese spingeva, molto più di altre chiese, per riformare in senso aperto e liberal il suo stesso Dna. Fu il cardinale Bernard Jan Alfrink, arcivescovo di Utrecht, a pubblicare con l’appoggio di diversi teologi (tra questi il domenicano Edward Schillebeeckx) un nuovo catechismo portatore di grandi aperture sui temi dell’omosessualità, dell’aborto, delle pratiche anticoncezionali, del sacerdozio delle donne, del celibato dei preti. Per altri, invece, queste posizioni, seppure non condivisibili in alcun modo, sono il segnale di una chiesa che non elude certi problemi e che di questi problemi vuole parlare. Fino a pochi mesi fa il principale interprete di questa chiesa aperta al mondo e al suo spirito era Adrianus Herman van Luyn, vescovo di Rotterdam, anch’egli salesiano. Il 18 gennaio il Papa ha accettato le sue dimissioni per raggiunti limiti di età.

http://vaticaninsider.lastampa.it/homepage/inchieste-ed-interviste/dettaglio-articolo/articolo/olanda-netherlands-holanda-9763/

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.