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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » abusi sessuali » Olanda, è “caccia” al vescovo

Olanda, è “caccia” al vescovo

Redazione WebNews by Redazione WebNews
8 Novembre 2011
in World
Reading Time: 3 mins read
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16/11/2011
Manifestazione contro i preti pedofili

L’Interpool ha chiesto alla polizia di investigare su un presule emerito per “nuove segnalazioni di abusi sessuali”

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GIACOMO GALEAZZI
CITTÀ DEL VATICANO

«Indagate sul vescovo». L’Interpool ha chiesto alla polizia olandese di investigare su un presule per «nuove segnalazioni di abusi sessuali». Cor.S. (queste le iniziali) è un vescovo emerito di passaporto olandese ma che ha svolto fino al 2009 il suo ministero in Africa. La richiesta di svolgere accertamenti su di lui è scaturita da un’informativa della divisione «Crimini sessuali» della polizia nazionale irlandese. In Olanda sia la polizia sia la magistratura hanno ricevuto «allarmanti» indicazioni sulla condotta del vescovo, che è uno dei sei prelati della Chiesa cattolica accusati dal seminarista del Kenya, Emmanuel Shikuku. Le dichiarazioni dell’aspirante sacerdote africano coinvolgono alcuni ecclesiastici impegnati nella «Mill Hill», una società missionaria che ha base nel Regno Unito. I sei accusati hanno detto a «Radio Netherlands» che tutte le affermazioni sono false. Già un anno fa la Conferenza episcopale olandese ha avviato un’inchiesta per accertare quanto accaduto in diverse scuole cattoliche dove sono state denunciati casi di abusi nei confronti di bambini. L’indagine sulle presunte violenze sessuali, assicura l’episcopato dei Paesi bassi, è «vasta, esterna e indipendente».

I vescovi olandesi sono «profondamente colpiti» dalle storie sui minori emerse a partire dal gennaio 2010. Il caso è scoppiato all’interno della galassia formativa cattolica. Anche alcune suore, non solo sacerdoti, di scuole cattoliche si sarebbero rese colpevoli, negli anni ’50, di abusi. Tra le vicende che più hanno colpito l’opinione pubblica è la storia di Herman Harends, oggi 63enne, che ricorda i turbamenti subiti quando, 11enne, frequentava un collegio cattolico a Tegelen, cittadina nel sud dei Paesi Bassi. «Non ne ho parlato prima perché si tratta di accuse difficili da sostenere e provare – ha dichiarato ai mass media olandesi -.Non cerco vendetta o scuse, molte delle suore sono già morte. E non credo si trattasse di un caso isolato».

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Prima della conferenza episcopale olandese, già l’ordine dei Salesiani aveva annunciato che un’inchiesta sarebbe stata aperta per i presunti abusi sessuali commessi da membri del clero in uno studentato della regione di Arnhem negli anni ’60. Da allora, una commissione consultiva episcopale, creata nel 1995 per aiutare le vittime degli abusi sessuali commessi da membri del clero, ha ricevuto 280 testimonianze. Sugli scandali che hanno colpito la Chiesa in diversi Paesi, dalla Germania all’Irlanda, il Vaticano ha preso una netta posizione. La Chiesa ha «affrontato il manifestarsi del problema con tempestività e decisione», ha dichiarato il portavoce della Santa Sede, padre Federico Lombardi. In una nota per la Radio Vaticana, il portavoce papale ha spiegato anche come «concentrare le accuse solo sulla Chiesa porta a falsare la prospettiva». Infatti «le principali istituzioni ecclesiastiche coinvolte» nella bufera-pedofilia «hanno affrontato il manifestarsi del problema con tempestività e con decisione,hanno dato prova di volontà di trasparenza, in certo senso hanno accelerato il manifestarsi del problema invitando le vittime a parlare anche quando si trattava di casi di molto tempo fa». Così facendo «hanno affrontato le questioni con il piede giusto, perché il punto di partenza corretto è il riconoscimento di ciò che è avvenuto, e la preoccupazione per le vittime e le conseguenze degli atti compiuti contro di loro».

Il dibattito sulle responsabilità dello scandalo è particolarmente aspro all’interno della chiesa dei Paesi Bassi. Secondo alcuni tutto è nato dopo il Concilio Vaticano II quando la Chiesa olandese spingeva, molto più di altre chiese, per riformare in senso aperto e liberal il suo stesso Dna. Fu il cardinale Bernard Jan Alfrink, arcivescovo di Utrecht, a pubblicare con l’appoggio di diversi teologi (tra questi il domenicano Edward Schillebeeckx) un nuovo catechismo portatore di grandi aperture sui temi dell’omosessualità, dell’aborto, delle pratiche anticoncezionali, del sacerdozio delle donne, del celibato dei preti. Per altri, invece, queste posizioni, seppure non condivisibili in alcun modo, sono il segnale di una chiesa che non elude certi problemi e che di questi problemi vuole parlare. Fino a pochi mesi fa il principale interprete di questa chiesa aperta al mondo e al suo spirito era Adrianus Herman van Luyn, vescovo di Rotterdam, anch’egli salesiano. Il 18 gennaio il Papa ha accettato le sue dimissioni per raggiunti limiti di età.

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.