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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » angelo bagnasco » Don Seppia, l’Hiv curato nell’ospedale della Curia dal 2003

Don Seppia, l’Hiv curato nell’ospedale della Curia dal 2003

Redazione WebNews by Redazione WebNews
15 Giugno 2011
in Liguria
Reading Time: 3 mins read
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Nel corso del colloquio avvenuto di fronte agli inquirenti il 21 maggio don Seppia dichiara anche di avere un compagno: «Ho una relazione stabile da anni con un uomo». Il prete, secondo quanto dichiarato, avrebbe avuto anche rapporti con l’ex seminarista Emanuele Alfano, ma solo dopo la sua uscita dal seminario.
Genova – Don Riccardo Seppia curava da otto anni l’Hiv al Galliera, l’ospedale della Curia. Nonostante questo, il prete ha continuato a ricoprire il suo incarico nella parrocchia di Santo Spirito, a Sestri. È stato lo stesso religioso ad ammetterlo nel corso di un interrogatorio, da cui emerge un nuovo inquietante interrogativo: la terapia svolta proprio in quell’ospedale poteva essere un’avvisaglia della condotta del sacerdote? E i vertici della chiesa genovese – presidente del Galliera è sempre il cardinale del capoluogo ligure – potevano esserne informati, o le rigidissime regole che disciplinano la tutela della privacy hanno impedito qualsiasi informazione?

Il nuovo risvolto investigativo emerge dai verbali d’un confronto fra il prete (in cella per droga e prostituzione minorile da quasi un mese) e il pubblico ministero Stefano Puppo. Sono le 10.30 del 21 maggio scorso. Don Seppia, difeso dall’avvocato Paolo Bonanni, dopo essersi difeso dall’accusa di aver adescato ragazzini in cambio di coca, si ferma qualche secondo. Ma la domanda che gli viene posta alla ripresa del colloquio è diretta: «Quando ha saputo di essere sieropositivo?». Il sacerdote, che aveva già ammesso di avere il virus prima di entrare in cella, risponde: «L’ho saputo nel 2003 e da allora sono seguito al reparto malattie infettive del Galliera. Nel 2006 ho iniziato una terapia particolare».

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È un dettaglio fondamentale, mai emerso fino ad oggi, perché di lì a poco i militari sequestreranno alcune sue cartelle cliniche. Il fine degli investigatori, guidati da l capitano Paolo Belgi, è quello di capire se don Seppia può essere accusato anche di lesioni colpose o di tentato omicidio: un reato che si potrebbe configurare se venisse provato che il parroco ha avuto rapporti sessuali non protetti con persone che non sapevano della malattia, e che dopo un eventuale contagio lo denuncino. Gli inquirenti lo avevano incalzato pure su questo punto. «Ha avuto rapporti non protetti con persone che non sapevano del virus?». «Ho avuto rapporti non protetti, ma solo dopo aver palesato la mia condizione e soltanto con persone malate come me». Nega invece in modo secco, e così fa il suo legale, la possibilità di aver avuto altri tipi di incontri non protetti

Ma aldilà degli aspetti strettamente penali, è indubbio che don Ricardo Seppia non si curava in un ospedale qualunque, per un prete. Per volere della Duchessa di Galliera, che lo donò alla città, l’istituto di Carignano (sul piano tecnico un «ente ospedaliero di diritto pubblico») deve avere sempre come presidente l’arcivescovo pro tempore di Genova, oggi il cardinale Angelo Bagnasco. E questi, in seno al cda, dev’essere affiancato in ogni mandato dal priore della Fondazione magistrato di misericordia, un ente religioso.

L’indagine aveva già mostrato come fossero stati numerosi i campanelli d’allarme sulla condotta del parroco. Prima erano arrivate le rivelazioni di don Riccardo Casassa, che fu suo superiore a Recco: «Non era adatto al sacerdozio, lo segnalai ma nessuno mi ascoltò». Frasi che l’indagato definisce attacchi personali, facendolo mettere a verbale: «Don Casassa dice quelle cose perché non mi sopportava e io ero un prete migliore di lui». Si è aggiunta quindi la denuncia di un medico i cui figli, d’età inferiore ai dieci anni, subirono molestie telefoniche da un numero che proveniva dalla parrocchia di Quinto, la stessa in cui era assegnato al tempo don Seppia che fu trasferito subito dopo: «Quel telefono lo potevano usare in molti», la sua difesa. Fatto sta che la Curia allontanò proprio lui, dal quartiere. Ma nulla più.

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http://www.ilsecoloxix.it/p/genova/2011/06…_ospedale.shtml

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Informazione sui contenuti

La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.

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