Nel corso del colloquio avvenuto di fronte agli inquirenti il 21 maggio don Seppia dichiara anche di avere un compagno: «Ho una relazione stabile da anni con un uomo». Il prete, secondo quanto dichiarato, avrebbe avuto anche rapporti con l’ex seminarista Emanuele Alfano, ma solo dopo la sua uscita dal seminario.
Genova – Don Riccardo Seppia curava da otto anni l’Hiv al Galliera, l’ospedale della Curia. Nonostante questo, il prete ha continuato a ricoprire il suo incarico nella parrocchia di Santo Spirito, a Sestri. È stato lo stesso religioso ad ammetterlo nel corso di un interrogatorio, da cui emerge un nuovo inquietante interrogativo: la terapia svolta proprio in quell’ospedale poteva essere un’avvisaglia della condotta del sacerdote? E i vertici della chiesa genovese – presidente del Galliera è sempre il cardinale del capoluogo ligure – potevano esserne informati, o le rigidissime regole che disciplinano la tutela della privacy hanno impedito qualsiasi informazione?
Il nuovo risvolto investigativo emerge dai verbali d’un confronto fra il prete (in cella per droga e prostituzione minorile da quasi un mese) e il pubblico ministero Stefano Puppo. Sono le 10.30 del 21 maggio scorso. Don Seppia, difeso dall’avvocato Paolo Bonanni, dopo essersi difeso dall’accusa di aver adescato ragazzini in cambio di coca, si ferma qualche secondo. Ma la domanda che gli viene posta alla ripresa del colloquio è diretta: «Quando ha saputo di essere sieropositivo?». Il sacerdote, che aveva già ammesso di avere il virus prima di entrare in cella, risponde: «L’ho saputo nel 2003 e da allora sono seguito al reparto malattie infettive del Galliera. Nel 2006 ho iniziato una terapia particolare».
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