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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » chiesa » Ancora offese alle vittime dall’ormai ex vescovo di Savona Vittorio Lupi

Ancora offese alle vittime dall’ormai ex vescovo di Savona Vittorio Lupi

Francesco Zanardi by Francesco Zanardi
9 Gennaio 2017
in Il punto della Rete L'ABUSO, Liguria
Reading Time: 3 mins read
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Bugiardo senza vergogna e con un senso civico profondo quanto una pozzanghera, questo è quello possiamo dire per esperienza personale di Vittorio Lupi che con noi vittime si è comportato tutt’altro che da uomo di chiesa.

Ieri sui giornali online, oggi purtroppo anche sulla carta stampata le vittime dei preti pedofili savonesi, don Nello Giraudo Pietro Pinetto e Giorgio Barbacini, sono ancora una volta costrette a subire l’umiliazione pubblica di un uomo che nella sua ultima omelia si è detto addolorato per quanto accaduto e col senno di poi oggi rifarebbe le stesse cose.

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Ma cosa ha fatto di concreto Lupi?

Da quanto testimoniano i carteggi prelevati dal fascicolo sul caso Giraudo va detto che Lupi nel 2009, aveva consigliato don Giraudo di non ritirarsi ma di trasferirsi a Cuneo in una parrocchia dove aveva studiato (vedi deposizione allegata), fu la magistratura scongiurare l’ennesimo disastro e non certo il senso civico di Lupi.

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Promesse mai mantenute anche sulla vicenda di don Pietro Pinetto per la quale la diocesi aveva garantito che qualora le accuse al sacerdote si fossero rivelate fondate, sarebbe intervenuta duramente.

Anche in questo caso solo chiacchere di facciata, malgrado l’ammonizione della Congregazione per la Dottrina della Fede ha spostato Pinetto nella parrocchia di S. Francesco da Paola dove non solo abita una delle sue vittime che da quel giorno va in un’altra chiesa, ma è frequentata da circa 200 minori. A nulla sono servite neppure le lamentele dei genitori, il prete li era e li è rimasto.

Nei confronti di noi vittime, alcune pesantemente ostracizzate proprio da Lupi, altre addirittura querelate dai pedofili, non ha fatto nulla anzi, di fronte alle legittime richieste di indennizzo ha risposto “non riteniamo di avere nei suoi confronti un obbligo in senso civilistico e quindi la richiesta non può essere allo stato accolta” costringendo le vittime a una costosissima azione civile che sarà il successore di Lupi a subire.

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Qui un doppio sfregio, il primo per le vittime, il secondo alla giustizia la quale, contrariamente a quanto dice Lupi, ha invece ravvisato le pesantissime responsabilità della diocesi di Savona che il gip Fiorenza Giorgi descrive con queste parole “da tali documenti perfettamente in linea con l’atteggiamento assolutamente omissivo del Lafranconi risulta – è triste dirlo – come la sola preoccupazione dei vertici della curia fosse quella di salvaguardare l’immagine della diocesi piuttosto che la salute fisica e psichica dei minori che erano affidati ai sacerdoti della medesima, e come principalmente (per non dire unicamente) per tale ragione l’allora vescovo di Savona non avesse esercitato il suo potere – dovere di controllo sui sacerdoti e di protezione dei fedeli; altrettanto triste è osservare come, a fronte della preoccupazione per la “fragilità” e la “solitudine” del Giraudo e il sollievo per il fatto che “nulla è trapelato sui giornali”, nessuna espressione di rammarico risulta dai documenti agli atti a favore degli innocenti fanciulli affidati alle cure del sacerdote e rimasti vittime delle sue attenzioni”.

Onestamente facciamo molta fatica a capire cosa Lupi abbia fatto per affrontare il problema, di certo vediamo che Lupi trasferendo don Giraudo a Cuneo stava ripetendo gli stessi identici errori che il gip Fiorenza Giorgi contesta a Lafranconi e non possiamo non prendere atto che se tutto ciò non si è ripetuto è solo grazie all’intervento della magistratura e non a Lupi.

Riteniamo vergognoso e offensivo nei confronti di noi vittime e in quelli della comunità cattolica savonese continuare a minimizzare in modo così falso e irresponsabile i fatti, è uno stile di difesa francamente inaccettabile.

Francesco Zanardi

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Francesco Zanardi

Francesco Zanardi

Sopravvissuto agli abusi sessuali di un sacerdote, dal 2010 mi batto perchè non accada ad altri. Potevo ma non mi sono sentito di fare il giornalista, ho preferito rimanere un umile blogger, che vuole vivere degnamente la propria vita, illuminato dalla luce di una nobile causa. Fondatore e Presidente dell'unica Rete italiana di sopravvissuti agli abusi del clero, Rete L'ABUSO, riconosciuta dalle Nazioni Unite di Ginevra. Tra i fondatori di ECA Global, oggi presente in 42 paesi in quattro continenti.

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.