Infatti, per un cattolico il sacerdozio non è un diritto né una carica. Dovrebbe essere un servizio.
Ma questo è vero solo in toria, visto che il sacerdozio è il principale strumento per fuggire dai morsi della fame e della miseria nei paesi poveri. Era così anche in Italia fuino alla fine degli anni ’60.
Ora il sacerdozio è spesso la via di fuga da problemi esistenziali, in particolare dal disagio affettivo. Disagio per la propria omosessualità non accettata o mal vissuto o anche per l’incapacità stabilire normali relazioni affettive on l’altro sesso.
A volte poi i sacerdoti sono gli scarti della soietà, i non buoni ad altro.
Poi se uno è stato cacciato da 4 seminari significa che per molti reclutatori non c’era proprio speranza in questi anni di crisi di vocazioni.
Responsabili della sua mort sono quindi quelli che lo hanno incoraggiato fino a 7 giorni dall’ordinazione.
http://www.lanazione.it/umbria/cronaca/201…ere_fango.shtml
“Polvere e fango
ai piedi di questo fratello”
Ai funerali del diacono suicida le aspre parole del vescovo Scanavino
Orvieto, 3 dicembre 2010 – Lo ha accolto all’ingresso dalla casa del Signore per l’ultima volta come un padre affettuoso, sfidando il vento gelido, e dall’altare ha chiesto perdono a Dio per se stesso, ma anche per una “Chiesa che sta crescendo in tanti suoi esponenti di spicco, ma ha ancora bisogno di crescere nell’amore”.
È stato uno dei passaggi salienti che il vescovo monsignor Giovanni Scanavino ha scandito a voce ritmata, ieri pomeriggio, celebrando in Duomo le esequie del diacono Luca Seidita, il ventottenne pugliese che si è tolto la vita gettandosi dalla rupe dopo che la Santa Sede si era opposta alla sua ordinazione sacerdotale, già in programma per il 7 dicembre e “benedetta” dallo stesso vescovo contro il parere del Vaticano che non lo riteneva maturo, nè adatto a fare il prete.
Pur di consentire a don Luca di coronare l’aspirazione della vita, padre Giovanni ha sfidato la Santa Sede e ieri pomeriggio gli occhi delle centinaia di persone presenti in Duomo erano tutte concentrate su di lui per carpirne ogni minima espressione, debolezza o cenno di sfida che fosse.
Soltanto la solennità del dolore è riuscita a sopire per un’ora, e a malapena, il brusio che, da due giorni, arde come un fuoco sotto la cenere di questa immane tragedia, alimentando un rumore di sottofondo nutrito da illazioni sulla vita personale e le frequentazioni di Luca (il vescovo ha dovuto chiarire di non aver alcun elemento sulla sua presunta omsessualità), ma anche sui veleni che sarebbero sparsi da tempo all’interno della Curia orvietana, con alcuni prelati inclini a non disdegnare qualche passo falso del vescovo pur di metterlo in cattiva luce a Roma o, addirittura, disponibili a far trapelare qualche parola di sbieco e tutt’altro che benevole verso il loro pastore.
Maldicenze, piccinerie, bassezze che il vescovo stesso ha voluto scacciare come mercanti dal tempio. “Chiediamo perdono per la polvere e il fango che sono stati gettati ai piedi di questo fratello”, ha invocato monsignor Scanavino. Ma a sentirsi in colpa per non aver saputo proteggere fino in fondo il fragile Luca è soprattutto il vescovo, che ha implorato anche “perdono a Dio per non essere stato in grado io, suo padre affettuoso, di parargli questo colpo”.
La celebrazione in cattedrale è stata voluta fortemente da Scanavino come una sorta di compensazione di quella festa per l’ordinazione a cui il ragazzo nato in un paesino della Puglia e che aveva da poco perso il padre, non avrebbe avuto modo di vivere e gustarsi.
E mentre il vescovo scoppia in lacrime davanti a tutti, viene in mente la semplice frase che amava ripetere madre Teresa, ma che in troppi avevano dimenticato parlando per mesi di don Luca e della sua vita: “Se giudichi gli altri, in verità non hai tempo per amarli”.
CLAUDIO LATTANZI
Cristianesimo e suicidio del diacono Luca Seidita Stampa E-mail
Pontifex.RomaI giornali hanno dato ampio spazio al suicidio del diacono a cui era stata sospesa l’ordinazione sacerdotale. Ho conosciuto personalmente don Luca Seidita pochi mesi fa a Napoli, i miei amici padri Agostiniani del Vomero mi avevano invitato qualche giorno da loro perché il vescovo di Orvieto mons Giovanni Scanavino che è un agostiniano del loro ordine si recava nella loro parrocchia a fare le cresime. In quell’occasione conobbi don Luca che era segretario vescovile, cerimoniere e autista dell’alto prelato. Parlai a lungo con don Luca che mi dette anche il suo numero di cellulare invitandomi ad Orvieto alla sua ordinazione sacerdotale. Ho dei ricordi meravigliosi di quei giorni perché mons. Scanavino è una persona amabilissima e di grande intelligenza e cultura e ci fece molto ridere con le barzellette che ci raccontava in un modo molto arguto e ricordo don Luca come un giovane assai simpatico. Non sapevo che Luca avesse avuto un iter …
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