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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » approfondimento » Il parroco che fece sesso con la 15enne dice messa nella chiesa di Santa Lucia

Il parroco che fece sesso con la 15enne dice messa nella chiesa di Santa Lucia

Redazione WebNews by Redazione WebNews
9 Ottobre 2010
in Campania
Reading Time: 3 mins read
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di Alessio Fanuzzi

NAPOLI (9 ottobre) – Tre mesi fa don Michele era un sacerdote qualunque, uno come tanti, parroco nella chiesa della Maria Santissima Addolorata a San Giorgio Cremano. Quarant’anni, uomo mite e paziente, molto apprezzato nella sua comunità, era diventato un punto di riferimento per i giovani. Vestiva come loro, chattava on line con loro, era uno di loro. Anche troppo. Il 5 luglio la sua vita è cambiata, travolta dallo scandalo. Don Michele fu sorpreso dalla polizia stradale in un’auto parcheggiata in una piazzola di sosta della Tangenziale. Con una ragazza, minorenne. L’abito talare nascosto nel bagagliaio. E i pantaloni calati.

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Agli agenti diretti da Fulvio Papa, disse quasi in lacrime, con il viso rosso per la vergogna: «Vi prego, non mi rovinate». Anche la liceale quindicenne – adescata in chat, su Messenger – provò a difenderlo: «Nessuna violenza, ci conosciamo da mesi, ci siamo già incontrati in passato». Non sapeva, però, che Michele fosse sacerdote. A lei, il parroco dei giovani aveva detto di essere un insegnante. E lei gli aveva creduto. «Previa informazione e intesa con il magistrato di turno della Procura della Repubblica di Napoli», gli agenti denunciarono don Michele. E la notizia divenne di dominio pubblico.
Da quel maledetto primo lunedì di luglio, del parroco della Maria Santissima Addolorata a San Giorgio Cremano si erano perse le tracce. Da un paio di giorni è ricomparso, avvistato nella chiesa monumentale di Santa Lucia a mare, a due passi da piazza del Plebiscito. Parlare con lui, però, è impossibile. Inutile scrivergli una mail, inutile telefonargli.

Come sempre accade in questi casi, don Michele è stato inviato dalla Curia in un posto riservato, lontano da occhi indiscreti. Si chiama percorso di approfondimento, è un itinerario canonico e serve per ritrovare la spiritualità. In attesa della sentenza. «Aspettiamo le decisioni della magistratura, a cui abbiamo già garantito la massima disponibilità», spiega don Gennaro Matino, vicario delle comunicazioni della Chiesa di Napoli.

Aspettando comunicazioni ufficiali – le indagini sono affidate al procuratore aggiunto Luciana Izzo – don Michele è ricomparso. Frequenta la parrocchia di Santa Lucia a mare, nel cuore della città. «Certo che l’ho visto, ascolta la messa vespertina seduto al penultimo banco», dice una fedele. Di più, «celebra la messa alle 10 del mattino», assicura un’altra parrocchiana. C’è anche una denuncia, firmata dal presidente dell’associazione antipedofilia «Un patto per la Vita» Vincenza Calvi e dal commissario regionale dei Verdi Francesco Emilio Borrelli. «Attualmente – scrivono i due – don Michele opera in una chiesa di Napoli dove celebra messa e addirittura matrimoni. Se la notizia fosse confermata la vicenda sarebbe di una gravità incredibile, per questo abbiamo chiesto chiarimenti alla Curia anche perché il nome del sacerdote risulta ancora inserito nel sito internet ufficiale della Chiesa di Napoli». Dal canto suo, la Curia smentisce tutto. «Durante il percorso di approfondimento sono categoricamente vietate le celebrazioni», sottolinea don Matino. Il dubbio, però, resta. Nonostante le rassicurazioni del parroco di Santa Lucia a mare, don Giuseppe Carmelo: «Escludo che don Michele possa avere celebrato messa qui». Inutile incalzare. «Sono il parroco, lo saprei». Eppure c’è chi giura di averlo visto sull’altare alle 10 del mattino. «Assolutamente. La messa delle 10 la celebro io e quando non posso c’è don Renato. O don Nicola, il viceparroco. C’è chi dice di aver visto don Michele? Qui a Santa Lucia passeggia tanta gente…», s’affretta a chiarire. Ma al termine della messa vespertina, una signora sulla cinquantina, capelli ben fatti e vestito lilla, rilancia: «Sì, don Michele celebra messa alle 10» prima che il diacono la fulmini con lo sguardo. «Ma perché, che è successo?», chiede un’altra signora, un po’ più giovane, anche lei subito redarguita dal diacono. Compatta, decisa, la Chiesa di Napoli smentisce tutto. «Ribadisco, durante il percorso di approfondimento sono vietati contatti con i fedeli», insiste don Matino. Resta da capire perché a don Michele sia stato concesso di celebrare messa. «Forse hanno visto uno e pensato di vedere qualcun altro», dice il vicario delle comunicazioni. E la difesa vacilla un po’. «Ma cosa possiamo dire se qualcuno ha visto cose che non sappiamo e non sosteniamo?». Ma allora don Michele dov’è? «In un posto riservato», si trincera don Matino. Lontano da Napoli? «In un posto riservato», ripete. Che sia Santa Lucia a mare, questo posto riservato? «Io non l’ho mai detto». Lo hanno già fatto altri.

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

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